56.

Ore 23,59

Dunross guardava il macabro relitto bruciato del Floating Dragon, rovesciato sul fianco in sei metri d’acqua, nel porto di Aberdeen. Gli altri ristoranti a più piani che galleggiavano lì vicino sfolgoravano ancora di luci, sgargianti e rumorosi, pieni di clienti: le nuove cucine provvisorie erano state montate in tutta fretta sulle chiatte, con i paioli che fumavano, i fuochi accesi, e uno sciame di cuochi e di aiutanti. I camerieri correvano su e giù per le passerelle traballanti portando piatti e vassoi. C’erano sampan che passavano accanto, molti turisti che curiosavano, molti yan di Hong Kong che guardavano a bocca aperta. Il relitto era’una grande attrazione.

Parte della sovrastruttura emergeva dall’acqua. Le squadre erano già al lavoro sotto i riflettori per recuperare il Floating Dragon riportando a galla quel che restava. Nel suo tratto di molo e nel parcheggio erano state montate tettoie e cucine provvisorie. I venditori ambulanti facevano affari d’oro offrendo fotografie dell’incendio, souvenir, cento piatti diversi, e un enorme cartellone illuminato in cinese e in inglese annunciava orgogliosamente che il nuovo e UNICO RISTORANTE GALLEGGIANTE TOTALMENTE MODERNO E ANTINCENDIO, IL FLOATING DRAGON, sarebbe stato inaugurato presto, più grande che mai, migliore che mai… e intanto assaggiate le specialità dei nostri famosi cuochi! Tutto procedeva come al solito… a parte il fatto che, temporaneamente, il ristorante era sulla terraferma e non sul mare.

Dunross si avviò lungo il mare, verso una delle scale che scendevano fino all’acqua. C’erano grappoli di sampan grandi e piccoli. Molti erano a noleggio: ognuno aveva un rematore, uomo, donna o bambino, ognuno aveva un tendone che ricopriva metà dell’imbarcazione, per ripararla dal sole o dalla pioggia o dagli occhi indiscreti. Alcuni di quei sampan erano più complessi. Erano le Barche del Piacere. A bordo c’erano cuscini e tavoli bassi, e i migliori erano lussuosi, con spazio abbondante perché due persone potessero mangiare e bere e poi fare l’amore mentre l’unico rematore stava discretamente fuori dalla cabina. Si poteva noleggiarne una per un’ora o per una notte, e la barca si muoveva pigramente lungo i canali. Altri sampan arrivavano per portare cibi e bevande, piatti caldi appena preparati e serviti con garbo, e la coppia poteva trascorrere sognando la notte nella più assoluta intimità.

Volendo, si poteva andare anche soli. Poi, presso una delle enormi isole di barche, altri sampan portavano le Signore della Notte, e si poteva scegliere e mercanteggiare e poi andarsene beatamente alla deriva. Nel porto si poteva soddisfare ogni capriccio, ogni sete, ogni desiderio… a prezzo equo, qualunque cosa si volesse, bastava poter pagare ed essere un uomo. Oppio, cocaina, eroina, a scelta.

Qualche volta la cucina non andava bene, e non andava bene neppure la ragazza, ma questo era soltanto uno spiacevole errore, niente di voluto. Qualche volta si poteva perdere il portafogli; ma del resto soltanto uno sciocco sarebbe venuto a ostentare le sue ricchezze in mezzo a quella povertà orgogliosa.

Dunross sorrise nel vedere un turista corpulento che si accomodava nervosamente su un sampan, aiutato da una ragazza in chong-sam. Sei in buone mani, pensò, rallegrandosi del trambusto attivissimo che lo circondava, le compravendite, i mercanteggiamenti. Sì, si disse, i cinesi sono i veri capitalisti del mondo.

E Tiptop e la richiesta di Johnjohn? E Lando Mata e Pugnostretto e la Par-Con? E Gornt? E Grant e Riko Anjin e Sinders e…

Non pensare a loro, adesso. Fai appello a tutta la tua presenza di spirito! Wu Quattro Dita non ti ha mandato a chiamare per discutere delle condizioni meteorologiche.

Superò la prima scala che portava all’acqua e proseguì lungo il molo. La luce dei lampioni gettava ombre nette. All’improvviso, tutti i sampan in quel tratto cominciarono a giostrare per mettersi nella posizione migliore, e i proprietari a chiamare, a far cenni. Quando Dunross arrivò alla scala, il movimento cessò.

“Tai-pan!”

Un’elegante Barca del Piacere, con la bandiera del Loto d’Argento a poppa, passò in mezzo agli altri sampan. Il barcaiolo era basso e tozzo, e aveva parecchi denti d’oro. Portava un paio di laceri calzoni cachi e una maglietta.

Dunross zufolò tra sé, riconoscendo il figlio maggiore di Wu Quattro Dita, il loh-pan, capo della flotta di Barche del Piacere di Wu. Non era strano che le altre imbarcazioni gli facessero largo, pensò, impressionato all’idea che Wu Dente d’Oro fosse venuto personalmente a prenderlo. Balzò a bordo agilmente, salutandolo. Dente d’Oro si allontanò remando in fretta.

“Si metta comodo, tai-pan” disse Dente d’Oro in inglese perfetto. Si era diplomato all’Università di Londra, e avrebbe desiderato restare in Inghilterra. Ma Quattro Dita gli aveva ordinato di tornare a casa. Era un uomo gentile e tranquillo, che Dunross trovava simpatico.

“Grazie.”

Sul tavolo laccato c’erano tè preparato di fresco, whisky e bicchieri, brandy e acqua minerale. Dunross si guardò intorno, attentamente. La cabina era linda, rischiarata da minuscole lampade, pulita, comoda e lussuosa. Una radiolina trasmetteva buona musica. Dev’essere l’ammiraglia di Dente d’Oro, pensò, divertito e vigile.

Non aveva bisogno di chiedere a Dente d’Oro dove lo stava portando. Si versò un po’ di brandy, e aggiunse la soda. Non c’era ghiaccio. In Asia, lui non usava mai il ghiaccio.

“Cristo” mormorò all’improvviso, ricordando quel che aveva detto Peter Marlowe sulla possibilità di un’epatite virale. Cinquanta o sessanta persone, ormai, hanno questa minaccia sulla testa, lo sappiano o no. Gornt è uno dei tanti. Sì, ma quel tanghero ha la costituzione di una mannaia. Non gli è venuta neppure la diarrea. Cosa fare di lui? Quale può essere la soluzione permanente?

Nella cabina c’era una piacevole frescura; entrava un po’ di brezza e il cielo era buio. Una giunca enorme passò oltre, rombando cavernosamente, e Dunross si abbandonò sui cuscini, assaporando le tensioni, l’attesa. Il cuore gli batteva regolarmente. Sorseggiò il brandy, rilassandosi, paziente.

La fiancata del sampan strusciò contro un’altra imbarcazione. Dunross tese gli orecchi. Un suono di piedi nudi a bordo. I piedi di due persone, una agile, l’altra no. “Salve, tai-pan!” disse Quattro Dita, con un sorriso sdentato. Si chinò, passando sotto il tendone, e sedette. “Come lei okay?” chiese, in un inglese spaventoso.

“Benissimo, e lei?” Dunross lo fissò, cercando di dissimulare lo stupore. Wu Quattro Dita portava un abito elegante, con un’immacolata camicia bianca e una cravatta chiassosa, e calze e scarpe. L’ultima volta che Dunross l’aveva visto così agghindato era stato la notte dell’incendio e, prima ancora, una volta soltanto, anni prima, alla sensazionale festa per il matrimonio di Shitee T’Chung.

Altri passi si avvicinarono. Paul Choy sedette, impacciato. “Buonasera, signore, io sono Paul Choy.”

“Si sente bene?” chiese istintivamente Dunross, intuendo nel giovane un grande disagio e una sensazione di paura.

“Sicuro, sì, grazie, signore.”

Dunross aggrottò la fronte. “Bene, è un piacere conoscerla” disse, senza insistere. “Ora lavora per suo zio?” chiese, sebbene sapesse tutto di Paul Choy, stando al gioco che lui e Quattro Dita avevano deciso. Il giovane era un tipo interessante. Aveva saputo dal suo vecchio amico Soorjani del grosso colpo che aveva realizzato in Borsa.

“No, signore. Lavoro alla Rothwell-Gornt. Ho cominciato solo un paio di giorni fa. Sono qui per fare da interprete… se c’è bisogno di me.” Paul Choy si rivolse a suo padre e spiegò quel che era stato detto.

Quattro Dita annuì. “Blandii?”

“È ottimo, grazie.” Dunross alzò il bicchiere. “Lieto di vederla, heya” continuò in inglese, attendendo che il vecchio cominciasse a parlare in haklo. Era questione di faccia e, con la presenza di Paul Choy, l’innata cautela di Dunross veniva moltiplicata mille volte.

Il vecchio marinaio chiacchierò per un po’ del più e del meno, bevendo whisky. A Paul Choy non era stato offerto nulla, e non s’era versato da bere. Stava seduto nell’ombra, e ascoltava impaurito, senza sapere cosa poteva attendersi. Suo padre gli aveva fatto promettere il segreto eterno, con giuramenti agghiaccianti.

Finalmente Wu smise di traccheggiare e cominciò a parlare in haklo. “I membri delle nostre famiglie sono vecchi amici da molti anni” disse, lentamente e meticolosamente, perché sapeva che Dunross non conosceva l’haklo alla perfezione. “Moltissimi anni.”

“Sì. I Wu del Mare e la Struan sono come fratelli” rispose guardingo il tai-pan.

Quattro Dita borbottò: “Il presente è come il passato, e il passato è come il presente. Heya?

“Tung, il Vecchio Cieco, dice che passato e presente sono la stessa cosa. Heya?

“Che significa il nome di Wu Kwok per il tai-pan della Nobil Casa?”

Dunross provò una stretta allo stomaco. “È il suo grande bisnonno, heya? Il suo illustre antenato. Figlio e ammiraglio di un signore della guerra, un marinaio ancora più illustre, Wu Fang Choi, la cui bandiera, il Loto d’Argento, sventolava sui quattro mari.”

“Infatti!” Quattro Dita si accostò, e la diffidenza di Dunross crebbe ancora. “Qual era il legame tra il Diavolo dagli Occhi Verdi… tra il primo tai-pan della Nobil Casa e l’illustre Wu Kwok?”

“S’incontrarono in mare. S’incontrarono nell’estuario del Fiume delle Perle, al largo di Wh…”

“Fu qui vicino, al largo di Pok Liu Chau, tra Pok Liu Chau e Aplichau.” Il vecchio aveva socchiuso gli occhi.

“S’incontrarono al largo di Hong Kong. Il tai-pan salì a bordo dell’ammiraglia di Wu Kwok. Andò solo e…” Dunross cercò la parola adatta. “E negoziò un… un accordo con lui.”

“L’accordo fu scritto su carta e suggellato?”

“No.”

“L’accordo fu onorato?”

“È una fottuta maleducazione fare una simile domanda a un vecchio amico, quando il vecchio amico seduto di fronte conosce benissimo la risposta!”

Paul Choy sussultò involontariamente a quell’improvviso tono velenoso. Nessuno degli altri due gli badò.

“Vero, vero, tai-pan” disse il vecchio, deciso quanto Dunross. “L’accordo fu onorato, anche se con un raggiro. Lei conosce l’accordo?”

“No, affatto” rispose sinceramente Dunross. “Perché?”

“L’accordo stabiliva che su ognuno dei vostri venti clipper noi avremmo mandato un nostro uomo perché imparasse a diventare comandante… uno di loro era mio nonno. Inoltre, il Diavolo dagli Occhi Verdi s’impegnò a prendere tre dei ragazzi di Wu Kwok e a mandarli nella sua terra perché studiassero come i diavoli stranieri nelle migliori scuole, esattamente come se fossero figli suoi. Inoltre il tai…”

Dunross spalancò gli occhi. “Cosa? Chi? Chi erano quei ragazzi? Che cosa diventarono?”

Wu Quattro Dita si limitò a sorridere a denti stretti. “Inoltre, il Diavolo dagli Occhi Verdi promise di procurare all’illustre Wu Fang Choi un clipper dei diavoli stranieri, armato e bellissimo. Wu Fang Choi pagò la nave e il tai-pan la ordinò e la chiamò Lotus Cloud. Ma quando Culum il Debole la consegnò, quasi due anni dopo, il vostro fottuto ammiraglio Stride Orlov, il Gobbo, arrivò dall’est come un sicario nella notte e assassinò la nostra nave, e Wu Kwok con essa.”

Dunross sorseggiava il brandy, attendendo, esteriormente tranquillo: ma la sua mente era scossa. Chi potevano essere quei ragazzi? Davvero faceva parte dell’accordo? Non c’è niente nel diario o nel testamento di Dirk a proposito dei figli di Wu Kwok. Niente. Chi…

Heya?

“So della Lotus Cloud. Sì. E degli uomini, i comandanti. Credo che i clipper fossero diciannove e non venti. Ma non so nulla di tre ragazzi. E per quanto riguarda la Lotus Cloud, il mio antenato aveva promesso di non combattere contro quella nave dopo averla consegnata?”

“No. Oh, no, tai-pan, no, non l’aveva promesso. Il Diavolo dagli Occhi Verdi era furbo, molto furbo. La morte di Wu Kwok? Fato. Tutti dobbiamo morire. Joss. No, il Diavolo dagli Occhi Verdi tenne fede all’accordo. Anche Culum il Debole lo fece. Lei terrà fede al suo accordo?” Wu Quattro Dita aprì il pugno.

Era la mezza moneta.

Dunross la prese, con una stretta al cuore. I due lo spiavano come serpenti, e sentiva la forza dei loro sguardi. Gli tremavano le dita, impercettibilmente. Era come le altre mezze monete che stavano tuttora nella Bibbia di Dirk, dentro la cassaforte della Grande Casa: ne rimanevano ancora due, e due erano sparite, ormai riscattate e una di queste era la mezza moneta di Wu Kwok. Sforzandosi di dominare il tremito delle dita, rese la moneta. Wu la prese. Anche la sua mano tremava, ma non se ne curava affatto.

“Forse è autentica” disse Dunross, e la sua voce aveva un tono strano. “Devo controllare. Dove l’ha presa?”

“È autentica, certo, è fottutamente autentica. La riconosce come autentica?”

“No. Dove l’ha presa?”

Quattro Dita accese una sigaretta e tossì. Si schiarì la gola e sputò. “Quante monete c’erano, all’inizio? Quante ne diede al Diavolo dagli Occhi Verdi l’illustre mandarino Jin-qua?”

“Non so esattamente.”

“Quattro. Erano quattro.”

“Ah, una al suo illustre antenato, Wu Kwok, pagata e onorata. Perché il grande Jin-qua avrebbe dovuto dargliene due? Non è possibile… quindi questa è stata rubata. A chi?”

Il vecchio arrossì, e Dunross si chiese se non avesse esagerato.

“Rubata o no” sibilò il vecchio, “lei deve accordare il favore. Heya?” Dunross si limitò a fissarlo. “Heya? Oppure la faccia del Diavolo dagli Occhi Verdi non è più la faccia della Nobil Casa?”

“Dove l’ha presa?”

Wu ricambiò lo sguardo. Spense la sigaretta sul tappeto. “Perché il Diavolo dagli Occhi Verdi accettò che le monete fossero quattro? Perché? E perché avrebbe giurato al cospetto dei suoi dei che lui e tutti i suoi eredi avrebbero onorato la sua parola, heya?”

“Per un altro favore.”

“Ah, tai-pan, sì. Per un favore. Lei sa per quale favore?”

Dunross continuò a fissarlo. “L’onorevole Jin-qua prestò al tai-pan, il mio trisnonno, 40 lac d’argento.”

“40 lac… 4 milioni di dollari. Centoventi anni fa.” Il vecchio sospirò e socchiuse ancor più le palpebre. Paul Choy tratteneva il fiato e stava immobile. “Fu chiesta una carta? Una dichiarazione di debito suggellata dal suo illustre antenato… con il sigillo della Nobil Casa?”

“No.”

“40 lac d’argento. Niente carta, niente sigillo, soltanto sulla fiducia. L’accordo fu un accordo tra vecchi amici, niente sigillo, solo sulla fiducia, heya?”

“Sì.”

La mano priva di pollice del vecchio si protese, con il palmo in alto, e tenne la mezza moneta accostata al viso di Dunross. “Una moneta, e lei deve concedere il favore. Chiunque lo chieda. Io lo chiedo.”

Dunross sospirò. E infine ruppe il silenzio. “Prima devo far combaciare le due mezze monete. Poi mi assicurerò che il metallo sia lo stesso. E allora lei mi dirà qual è il favore.” Fece per prendere la mezza moneta, ma il pugno si chiuse, si ritrasse, e Quattro Dita indicò Paul Choy con il pollice della mano indenne. “Spiega” disse.

“Mi scusi, tai-pan” disse Paul Choy in inglese, irrequieto e impacciato. Odiava la cabina soffocante e l’atmosfera diabolica che percepiva, tutto a causa di una promessa fatta dodici decenni prima da un pirata a un altro, due manigoldi e assassini, se anche soltanto metà delle leggende erano vere, pensò. “Mio zio vuole che le spieghi come intende procedere.” Si sforzò di mantenere un tono normale. “Naturalmente, si rende conto che lei avrà le sue riserve, e vorrà essere sicuro al mille per cento. Nel contempo, non intende rinunciare al possesso della moneta, al momento. Fino a quando non sarà certo, in un modo o nell’altro, pref…”

“Sta dicendo che suo zio non si fida di me?”

Paul Choy rabbrividì a quel tono tagliente. “Oh, no, signore” rispose prontamente, e tradusse ciò che aveva detto Dunross.

“Certo che mi fido di lei” disse Wu, con un sorriso contratto. “Ma lei si fida di me?”

“Oh, sì, vecchio amico. Mi fido. Mi dia la moneta. Se è autentica, io, il tai-pan della Nobil Casa, le concederò quel che mi chiede… se sarà possibile.”

“Qualunque cosa io chieda, qualunque cosa, deve essere accordata!” proruppe il vecchio.

Se sarà possibile. Sì. Se la moneta è autentica, accorderò il favore; se non lo è, la restituirò. Chiuso.”

“Non è chiuso.” Wu agitò la mano all’indirizzo di Paul Choy. “Finisci, presto!”

“Mio… mio zio propone questo compromesso. Lei prenda questo.” Il giovane estrasse un pezzo di cera piatto. C’erano tre impronte della mezza moneta. “Potrà far corrispondere l’altra metà, signore. I bordi sono abbastanza netti perché lei possa essere sicuro, o quasi sicuro. Questa è la prima fase. Se sarà sufficientemente convinto, la fase due sarà questa: andremo insieme da uno stimatore o dal curatore di un museo, e gli chiederemo di esaminare la moneta davanti a noi. Così entrambi lo sapremo nello stesso momento.” Paul Choy grondava di sudore. “Così ha detto mio zio.”

“Una delle due parti in causa potrebbe corrompere lo stimatore.”

“Certo. Ma prima di andare da lui mescoleremo le due metà. Noi riconosceremmo la nostra, lei la sua, ma lo stimatore no, eh?”

“Sarebbe comunque possibile corromperlo.”

“Certo. Ma se… se lo facessimo domani, e se Wu Sang le desse la sua parola di non tentare imbrogli, e lei gli facesse la stessa promessa, andrebbe tutto bene.” Il giovane si terse il sudore dal viso. “Gesù, che afa, qui dentro!”

Dunross rifletté un momento. Poi lanciò una gelida occhiata a Quattro Dita. “Ieri ho chiesto un favore, e lei ha risposto no.”

“Quel favore era diverso, tai-pan” ribatté pronto il vecchio e la sua lingua dardeggiò come quella di un serpente. “Non era la richiesta del pagamento di un antico debito.”

“Lei ha parlato ai suoi amici della mia richiesta, heya?”

Wu accese un’altra sigaretta e rispose con voce più secca. “Sì. I miei amici sono preoccupati per la Nobil Casa.”

“Se non ci sarà più Nobil Casa, sarà impossibile accordare il favore, heya?”

Il silenzio si protrasse. Dunross vide gli occhi furbi del vecchio puntare su Paul Choy e poi tornare a fissarsi su di lui. Sapeva di essere intrappolato dalla moneta. Avrebbe dovuto pagare. Se era autentica, avrebbe dovuto pagare, indipendentemente dal fatto che fosse rubata o no. Rubata a chi? gridava la sua mente. Chi poteva averla avuta? Dirk Struan non aveva mai saputo a chi fossero state consegnate le altre. Nel suo testamento aveva scritto di sospettare che una fosse finita alla sua amante May-may, ma non c’era ragione perché Jin-qua avesse fatto un simile dono. Se era andata a May-may, pensò Dunross, allora sarebbe finita nelle mani di Shitee T’Chung, che era l’attuale capo della famiglia T’Chung, la famiglia di May-may. Forse era stata rubata a lui.

Chi altri, a Hong Kong?

Se il tai-pan e Hag Struan non erano stati in grado di rispondere a quell’interrogativo, non posso certo riuscirvi io. Non ci sono rapporti di parentela che risalgono a Jin-qua!

Nel silenzio pesante, Dunross attendeva. Un’altra goccia di sudore cadde dal mento di Paul Choy, mentre fissava suo padre e poi di nuovo il tavolo. Dunross percepì l’odio, e questo accese il suo interesse. Poi vide che Wu squadrava stranamente Paul Choy. Immediatamente, si lanciò. “Io sono l’arbitro di Hong Kong” disse in inglese. “Mi appoggi ed entro una settimana potremo ricavare profitti enormi.”

Heya?

Dunross stava scrutando Paul Choy. Lo aveva visto alzare la testa di scatto. “Traduca, per favore, signor Choy” disse.

Paul Choy obbedì. Dunross sospirò, soddisfatto. Il giovane non aveva tradotto “Io sono l’arbitro di Hong Kong”. Un nuovo silenzio. Si rilassò, un poco tranquillizzato; sentiva che entrambi avevano abboccato all’amo.

“Tai-pan, è d’accordo sulla mia proposta per la moneta?” chiese il vecchio.

“E lei è d’accordo per la mia richiesta, la richiesta di un appoggio finanziario?”

Wu disse, irosamente: “Le due proposte non sono intrecciate come la pioggia in un fottuto temporale. Sì o no, per la moneta?”

“Sono d’accordo per la moneta. Ma non domani. La prossima settimana. Il quinto giorno.”

“Domani.”

Paul Choy s’intromise, cautamente. “Onorevole zio, forse domani potresti chiedere di nuovo ai tuoi amici. Domani mattina. Forse potrebbero aiutare il tai-pan.” Volse su Dunross gli occhi acuti. “Domani è venerdì” disse in inglese. “Le andrebbe bene lunedì alle… alle quattro del pomeriggio per la moneta?” Ripeté la domanda in haklo.

“Perché a quell’ora?” chiese irritato Wu.

“Il mercato del denaro dei diavoli stranieri chiude alla terza ora del pomeriggio, onorevole zio. Entro quell’ora sapremo se la Nobil Casa sarà ancora la Nobil Casa.”

“Noi saremo sempre la Nobil Casa, signor Choy” disse cortesemente Dunross in inglese, colpito dall’abilità del giovane e dalla prontezza con cui aveva afferrato un’allusione obliqua. “Sono d’accordo.”

Heya?

Quando Paul Choy ebbe finito la spiegazione, il vecchio grugnì. “Prima accerterò le correnti Cielo-Terra per vedere se sarà un giorno fausto. Se lo sarà, accetterò.” Puntò il pollice verso Paul Choy. “Sali a bordo dell’altra barca.”

Paul Choy si alzò. “Grazie, tai-pan. Buonanotte.”

“A presto, signor Choy” rispose Dunross, immaginando che l’avrebbe rivisto l’indomani.

Quando rimasero soli, il vecchio disse sottovoce: “Grazie, vecchio amico. Presto faremo molti affari insieme.”

“Ricordi, vecchio amico, quel che dissero i miei antenati” osservò Dunross in tono minaccioso. “Il Diavolo dagli Occhi Verdi e la Donna dal Malocchio e dai Denti di Drago gettarono una grande maledizione sulle Polveri Bianche e coloro che ne traggono profitto.”

Il vecchio marinaio alzò nervosamente le spalle. “Che m’importa? Io non so niente delle Polveri Bianche. Fottute tutte le Polveri Bianche. Io non ne so niente.”

Poi sparì.

Scosso, Dunross si versò da bere. Sentì il sampan rimettersi in movimento. Estrasse la cera con le impronte. Scommetto mille contro uno che la moneta è autentica. Cristo onnipotente, cosa chiederà quel diavolo? Droga. Scommetto che ha a che fare con la droga! La maledizione era inventata… non faceva parte dell’accordo di Dirk. Ma anche così, non accetterò mai d’immischiarmi con la droga.

Ma era inquieto. Gli sembrava di vedere lo scritto di Dirk Struan nella Bibbia, lo scritto che lui aveva firmato e accettato, impegnandosi davanti a Dio “ad accordare a chiunque presenti l’altra metà di una di queste monete qualunque cosa chieda, se il tai-pan ha il potere di farlo…”

Percepì la presenza estranea prima che gli arrivasse il suono. Un’altra barca scivolò dolcemente contro il sampan. Un leggero trapestio di passi. Si preparò, non conoscendo il pericolo.

La ragazza era giovane, bella e sorridente. “Il mio nome è Giada di Neve, tai-pan. Ho diciotto anni e sono il dono personale dell’onorevole Wu Sang per questa notte!” Un cantonese dolce, il chong-sam attillato, il colletto alto, le lunghe gambe inguainate nelle calze, i tacchi alti. Sorrideva, mostrando i bei denti candidi. “Pensava che tu avessi bisogno di cibo.”

“Davvero?” mormorò Dunross, cercando di ricomporsi.

La ragazza rise e sedette. “Oh, sì, è quello che ha detto e anch’io gradirei il tuo cibo… sto morendo di fame, tu no? L’Onorevole Dente d’Oro ha ordinato qualche bocconcino per aguzzare il tuo appetito: gamberetti fritti con piselli, spezzatino di bue in salsa di fagioli neri, gnocchetti fritti alla sciangaiese, verdure fritte con cavolo di Szechuan e polli di Ch’iang Pao.” Sorrise di nuovo, raggiante. “Io sono il dessert!”