Ore 16,00
Nelle gabbie, i fantini affondarono le dita nelle criniere dei cavalli. Erano tutti nervosi, e quelli al corrente del complotto erano pronti a stringere Noble Star. Poi le gabbie si aprirono, e in un attimo folle gli otto cavalli si lanciarono al galoppo, ingruppati insieme per un breve tratto della dirittura, poi oltre il traguardo, verso la prima curva. I fantini erano tutti rannicchiati in sella, fianco a fianco, e quasi si toccavano, e i cavalli acceleravano la loro andatura, correndo per la prima parte della curva che li avrebbe portati, a un quarto di corsa, nella dirittura opposta. Pilot Fish era già in vantaggio di mezza lunghezza allo steccato, Butterscoth Lass era in ottima posizione, non ancora distesa, con Winning Billy al fianco, un po’ più indietro rispetto a Noble Star all’esterno, stringendo gli altri per spuntare una posizione migliore nel gruppo, e i fantini sapevano che tutti i binocoli erano puntati su di loro, e quindi ogni interferenza sarebbe dovuta essere molto abile e cauta. Erano stati tutti avvertiti che c’erano in gioco milioni, e che un’irregolarità sarebbe costata il futuro a tutti.
Affrontarono la curva, spruzzando di fango quelli che erano più indietro. Il fondo era pessimo. Quando uscirono nella dirittura ancora insieme, lottando per conquistare le posizioni migliori, allungarono l’andatura: l’odore di sudore e la velocità eccitavano nella stessa misura cavalli e fantini. Winning Billy afferrò il morso tra i denti e si affiancò a Butterscoth Lass, che adesso era mezza lunghezza più indietro di Pilot Fish, e gli altri erano in gruppo, tutti in attesa di scattare. Butterscotch Lass sentì gli speroni, allungò e superò Pilot Fish, poi rimase leggermente indietro e lo superò di nuovo. Pilot Fish si teneva ancora allo steccato.
Travkin teneva bene la puledra, indietro nel gruppo e ancora all’esterno; poi spronò, e Noble Star allungò e si avvicinò a quelli che erano in testa, stringendo gli altri e quasi urtando Lochinvar. La pioggia diventò più forte. Gli pungeva gli occhi, e le ginocchia e le cosce contratte cominciavano a dolergli. C’era meno di una lunghezza tra loro quando uscirono galoppando dalla dirittura per affrontare la curva. Erano tutti raggruppati insieme per sfruttare quella curva quando all’improvviso una frusta spuntò come dal nulla e si abbatté sui polsi di Travkin. Il dolore inatteso gli fece allentare per un istante la stretta, e quasi gli fece perdere l’equilibrio. Dopo un secondo esatto aveva ripreso il controllo. Non sapeva da dove fosse arrivato il colpo, e non se ne curava, perché ormai s’erano addentrati nella curva e il fondo era tremendo. Poi l’outsider grigio, Kingplay, allo steccato subito dietro Pilot Fish, scivolò e incespicò; il suo fantino sentì il terreno inclinarsi, e caddero insieme urtando contro lo steccato e trascinando con loro altri due cavalli. Nell’ippodromo, tutti erano in piedi.
“Cristo, chi è caduto…?”
“È… è Noble Star…”
“No, no, non è lei… Winning Billy…”
“No, è terzo…”
“Forza, Cristo, forza…”
Nel frastuono della sala dei commissari di gara, Dunross, con il binocolo puntato con fermezza, esclamò: “È caduto Kingplay… Kingplay, Street Vendor e Golden Lady… Golden Lady s’è rialzata, ma Cristo, il fantino è ferito… Kingplay non si rialza…”
“Qual è l’ordine, qual è l’ordine?”
“Butterscotch Lass di mezzo muso, poi Pilot Fish allo steccato, Winning Billy, Noble Star, tutti insieme. Adesso stanno entrando nell’ultima curva, Lass è in vantaggio d’una incollatura e gli altri l’attaccano…” Dunross osservava i cavalli, e il cuore quasi gli si arrestava per l’eccitazione. “Forza, Alexi…” Il suo grido si unì a quelli degli altri. Casey era altrettanto emozionata, ma Bartlett osservava senza partecipare, con la mente altrove.
Nel palco della Blacs, Gornt teneva il binocolo puntato con la stessa fermezza del tai-pan, e la sua eccitazione era altrettanto controllata. “Forza” borbottò, vedendo Bluey White che frustava Pilot Fish in curva; Noble Star era ben piazzata all’esterno, Winning Billy aveva affiancato Butterscotch Lass, in vantaggio di un’incollatura. L’angolo della curva impediva di vedere bene.
Travkin sentì ancora una volta un colpo di frusta sulle mani, ma non vi badò, strinse un po’ di più, in curva. Gli altri cinque cavalli erano separati da pochi centimetri, e Butterscotch Lass teneva lo steccato.
Bluey White, su Pilot Fish, sapeva che presto sarebbe venuto il momento di allungare. Dieci metri, cinque, quattro tre due, via! Stavano uscendo dalla curva, e mise Pilot Fish alla frusta. Lo stallone sfrecciò avanti, a pochi centimetri dallo steccato, mentre il fantino di Butterscotch Lass usava frusta e speroni un istante più tardi, perché tutti i fantini sapevano che doveva essere adesso o mai più.
Travkin, teso sul collo di Noble Star, si sporse in avanti e lanciò un urlo cosacco all’orecchio della puledra, che raccolse quel richiamo primordiale e allungò l’andatura, con le nari dilatate e la schiuma alla bocca. I cinque cavalli si stavano lanciando nella dirittura. Noble Star era all’esterno, Winning Billy guadagnava lentamente su Lass, e tutti erano coperti di sudore, e ora era in testa Lass e ora Pilot Fish, e poi il castrone pomellato, Lochinvar, fece il suo tentativo, e passò in testa superando Pilot Fish. Tutti i fantini usavano fruste e speroni, e davanti c’era soltanto il traguardo.
Ancora cento metri.
Sulle tribune e le balconate e nei palchi era tutto un vociare. Persino il governatore batteva il pugno sulla ringhiera – “Forza, forza, Butterscotch Lass!” – e giù, vicino al traguardo, Chu Nove Carati era quasi schiacciato contro lo steccato dalla folla che allungava il collo.
Novanta metri, ottanta… il fango volava, tutti i cavalli allungavano, tutti presi dall’eccitazione e dal ruggito in crescendo della folla.
“Lass si stacca…”
“No, guarda Pilot F…”
“Cristo, è Lochinvarrrr…”
“Winning Billy…”
“Forza, forza, forza…”
Travkin vide il traguardo proprio davanti. Ci fu un altro lampo. Con la coda dell’occhio vide Lochinvar in vantaggio d’una incollatura, poi Lass, e Winning Billy e Pilot Fish che avanzavano per prendere la testa, Winning Billy stretto da Lochinvar.
Poi Bluey White vide l’apertura che gli era stata promessa, e frustò più energicamente lo stallone. Come una freccia, Pilot Fish saettò verso il varco, si affiancò a Butterscotch Lass, la superò. Era in vantaggio di un’incollatura. Vide il fantino di Lass, che non sapeva nulla dell’accordo, mettere alla frusta la cavalla e incitarla a gran voce. Travkin lanciò un grido d’esultanza e Noble Star si impegnò nello sforzo finale. I cinque cavalli affrontarono gli ultimi metri collo a collo, ora in testa Pilot Fish e ora Winning Billy, Noble Star stringeva, indietro di un’incollatura, poi solo di muso, poi soltanto di una narice, e la folla era come un unico demente in delirio, tutti i cavalli in gruppo, Noble Star all’esterno, Winning Billy che si staccava, Lass che avanzava, Pilot Fish che avanzava, passava in vantaggio d’una corta testa.
Quaranta… trenta… venti… quindici…
Noble Star era in testa di una narice, poi Pilot Fish, poi Lass, poi di nuovo Noble Star… Winning Billy… e ormai avevano superato il traguardo e nessuno sapeva con certezza chi avesse vinto… solo Travkin era sicuro di aver perduto. All’improvviso tirò rabbiosamente il morso di cinque centimetri, lo tenne con mano ferrea: il movimento fu impercettibile, ma bastò per rompere l’andatura di Noble Star, che scartò. Con un nitrito disperato, piombò nel fango, scagliando il fantino verso lo steccato; Butterscotch Lass rischiò di cadere ma resse, gli altri tre non furono coinvolti. Travkin si sentì volare, e poi ci fu un’impossibile tenebra che gli dilaniava il petto e gli schiantava la testa.
La folla gridò, dimenticando per un attimo la corsa. Un altro lampo abbagliante, il rombo del tuono, l’acquazzone divenne più forte, mescolando il suo scroscio al tuono.
“Pilot Fish di una corta testa…”
“Balle, ha vinto Noble Star di un soffio…”
“Ti sbagli, vecchio mio, era Pilot Fish…”
“Dew neh loh moh…”
“Cristo, che corsa…”
“Oh, Cristo, guardate! La bandiera dei reclami dei commissari di gara…”
“Dove? Oh, mio Dio! Chi ha truccato…”
“Io non ho visto niente, e tu…”
“No. Era difficile con questa pioggia, anche con il binocolo…”
“Cristo, e adesso? Quei maledetti commissari di gara, se tolgono la vittoria al mio vincente, Cristo…”
Dunross s’era precipitato all’ascensore nell’istante in cui aveva visto Noble Star cadere e disarcionare Travkin. Non aveva visto la causa. Travkin era stato troppo abile.
Altri si affollavano eccitati nei corridoi, in attesa dell’ascensore, e tutti parlavano, nessuno ascoltava. “Abbiamo vinto d’una corta testa…”
“Qual è il motivo del reclamo, per Dio? Noble St…”
“Qual è il motivo, tai-pan?”
“Spetta ai commissari di gara annunciarlo.” Nel chiasso, Dunross premette di nuovo il pulsante.
Gornt arrivò correndo quando gli sportelli si aprirono, e tutti si accalcarono all’interno. Dunross avrebbe voluto gridare di rabbia per quella lentezza. “Ha vinto Pilot Fish d’una corta testa, Ian” gridò Gornt nel frastuono, rosso in viso.
“Che cosa!” esclamò qualcuno. “Chi sa qual è il motivo del reclamo?”
“Tu lo sai, Ian?” chiese Gornt.
“Sì” rispose Dunross.
“È contro il mio Pilot Fish?”
“Conosci la procedura. Prima i commissari di gara indagano, poi fanno un annuncio.” Vide i freddi occhi scuri di Gornt, e comprese che il suo nemico era accecato per la rabbia di non essere un commissario di gara. E non lo diventerai, bastardo, pensò Dunross, irritato. Voterò contro di te fino al giorno della mia morte.
“È contro Pilot Fish, tai-pan?” gridò qualcuno.
“Buon Dio” gridò lui, di rimando. “Conosce la procedura.”
L’ascensore si fermò a tutti i piani. Altri proprietari e altri amici si stiparono a bordo. Altre grida: è stata una grande corsa, ma perché diavolo il reclamo? Finalmente arrivarono al pianterreno. Dunross si precipitò sulla pista, dove un gruppo di ma-foo e di commissari circondava Travkin, che giaceva accasciato, inerte. Noble Star s’era rimessa in piedi, illesa, e adesso era sulla dirittura di fronte, e galoppava tutta sola lungo il percorso, mentre i mozzi di stalla s’erano sparpagliati qua e là e cercavano d’intercettarla. All’ultima curva, il veterinario era inginocchiato accanto al castrone roano, Kingplay, che aveva la zampa posteriore fratturata, l’osso sporgente. Il suono dello sparo non penetrò fra le grida degli spettatori impazienti, che attendevano il responso dei commissari di gara, con gli occhi fissi sul totalizzatore.
Dunross s’inginocchiò accanto a Travkin; un ma-foo teneva un ombrello aperto sopra il fantino privo di sensi. “Come va, dottore?”
“Non ha urtato contro lo steccato, l’ha evitato per miracolo. Non è morto, almeno non ancora, tai-pan” disse nervosamente il dottor Meng, medico legale della polizia: era abituato ai cadaveri, non ai pazienti vivi. “Non posso dirlo, finché non rinviene. Non ci sono emorragie esterne. Il collo… e la schiena sembrano a posto… Ancora non posso dirlo…”
Due uomini dell’ambulanza del St. John arrivarono correndo con la barella. “Dove dobbiamo portarlo, signore?”
Dunross si guardò intorno. “Sammy” disse a uno dei suoi mozzi di stalla, “vai a cercare il dottor Tooley. Dovrebbe essere nel nostro palco.” Ai portantini disse: “Tenete il signor Travkin nell’ambulanza finché arriverà il dottor Tooley. E gli altri tre fantini?”
“Due sono soltanto ammaccati. Uno, il capitano Pettikin, ha una gamba fratturata, ma lo stanno già portando via.”
Con delicatezza, gli uomini sistemarono Travkin sulla barella. McBride li raggiunse, poi arrivarono Gornt e gli altri. “Come sta, Ian?”
“Non sappiamo. Per ora. Sembra che non abbia niente.” Delicatamente, Dunross sollevò una mano di Travkin, esaminandola. Gli era sembrato di aver visto un colpo, alla curva opposta, di aver visto Travkin vacillare. Un marcato segno rosso sfigurava il dorso della destra. E anche l’altra mano. “Questo cosa può averlo causato, dottor Meng?”
“Oh!” Con maggiore sicurezza, l’ometto rispose: “Forse le redini. Forse una frustata… forse quando è caduto.”
Gornt non diceva nulla, osservava, ribollendo di rabbia al pensiero che Bluey White fosse stato così inetto, quando tutto era stato concordato magnificamente in anticipo, una parola qui, una promessa là. Metà ippodromo doveva averlo visto, pensò.
Dunross esaminò il viso cinereo di Travkin. Non c’erano altri segni che gli inevitabili lividi. Un filo di sangue scendeva dal naso.
“Si sta già coagulando. È un buon segno” disse il dottor Meng.
Il governatore si avvicinò in fretta. “Come sta?”
Dunross ripeté quel che aveva detto il medico.
“È stata una vera sfortuna che Noble Star abbia scartato così.”
“Sì.”
“Qual è il motivo del reclamo dei commissari, Ian?”
“Stiamo appunto per discuterne, signore. Le dispiace venire con noi?”
“Oh, no, no, grazie. Attenderò con pazienza. Volevo solo sapere come sta Travkin.” Il governatore sentiva la pioggia scorrergli lungo la schiena. Guardò il cielo. “Maledetto tempaccio… sembra che abbia intenzione di continuare. Dobbiamo proseguire la riunione?”
“Proporrò che annullino le altre corse o le rimandino.”
“Buona idea.”
“Sì” disse McBride. “Sono d’accordo. Non possiamo permettere che succeda un altro incidente.”
“Quando ha un momento, Ian” disse Sir Geoffrey. “Mi troverà nel mio palco.”
L’attenzione di Dunross si destò di colpo. “Ha parlato con il ministro, signore?” chiese, sforzandosi di assumere un tono disinvolto.
“Sì.” Anche Sir Geoffrey aveva un’aria quasi distratta. “Sì, ha chiamato sulla linea privata.”
All’improvviso, il tai-pan ricordò Gornt e gli altri. “L’accompagno, signore.” Poi disse a McBride: “Ti raggiungo subito.” Insieme, i due si avviarono verso l’ascensore.
Appena furono soli, Sir Geoffrey mormorò: “Non è il posto più adatto per una conversazione riservata, no?”
“Potremmo esaminare il percorso, signore.” Dunross lo precedette verso lo steccato, pregando. “Il fondo è spaventoso, vero?” disse, indicandolo.
“Davvero.” Anche Sir Geoffrey voltava le spalle agli occhi degli altri. “Il ministro era molto turbato. Ha lasciato a me la decisione per quanto riguarda Brian, a condizione che il signor Sinders e il signor Crosse accettino di rilasciarlo, pur…”
“Senza dubbio, saranno d’accordo con lei, signore?” Irrequieto, Dunross rammentò la conversazione della notte precedente.
“Io posso soltanto dare dei suggerimenti. Ricorderò loro che è necessario, purché lei mi assicuri che lo è davvero. Lei personalmente.”
“Certo.” disse Dunross. “Ma senza dubbio Havergill, Southerby e gli altri banchieri avranno maggior peso.”
“Nelle questioni bancarie, Ian, sì. Ma credo di aver bisogno anche della sua assicurazione personale e della sua collaborazione.”
“Prego?”
“Questa faccenda dovrà essere trattata con estrema delicatezza: da lei, non da loro. Poi c’è il problema dei rapporti di Grant.”
“E cioè, signore?”
“Spetta a lei rispondere. Il signor Sinders mi ha riferito la conversazione che ha avuto con lei, ieri sera.” Sir Geoffrey accese la pipa, proteggendo la fiamma con le mani. Dopo che il tai-pan gli aveva telefonato quella mattina, aveva mandato immediatamente a chiamare Crosse e Sinders per discutere il problema dello scambio, prima d’interpellare il ministro. Sinders aveva ripetuto il suo timore che i rapporti fossero contraffatti. Aveva detto che avrebbe accettato di rilasciare Kwok se fosse stato sicuro dell’autenticità di quei documenti. Crosse aveva proposto di scambiare Kwok con Fong-fong e gli altri.
E adesso, Sir Geoffrey stava scrutando Dunross con aria indagatrice. “Dunque, Ian?”
“Tiptop deve venire questo pomeriggio, o meglio doveva venire. Posso rispondere sì alla sua proposta?”
“Sì, purché ottenga prima il consenso del signor Sinders. E del signor Crosse.”
“Non può darmelo lei, signore?”
“No. Il ministro è stato molto preciso. Se vuol chiederlo subito a loro, sono nelle tribune dei soci.”
“Conoscono il risultato della sua telefonata?”
“Sì. Mi dispiace, ma il ministro ha parlato molto chiaro.” Sir Geoffrey aveva un tono gentile. “Sembra che la fama di equità e di onestà dell’attuale tai-pan della Nobil Casa sia conosciuta anche in quelle altissime sfere. Tanto il ministro quanto io ci contiamo.” Un’acclamazione li distrasse. Noble Star aveva sfondato il cordone dei ma-foo che cercavano di riprenderla, e stava galoppando oltre, mentre i commissari e i mozzi di stalla si disperdevano. “Forse prima farà bene a occuparsi del reclamo. Mi troverà nel mio palco. Venga per il tè o il cocktail, se vuole.”
Dunross lo ringraziò, poi raggiunse in fretta la sala dei commissari di gara, con la mente in tumulto.
“Ah, Ian” lo chiamò ansioso Shitee T’Chung, presidente nominale, quando lui entrò. Tutti i commissari di gara erano presenti. “Dobbiamo decidere molto in fretta.”
“Sarà difficile, senza la testimonianza di Travkin” disse Dunross. “Quanti di voi hanno visto Bluey White colpirlo?”
Soltanto McBride alzò la mano.
“Siamo solo due su dodici.” Dunross vide che Crosse lo osservava. “Io ne sono sicuro, e c’era un segno rosso su entrambe le mani. Il dottor Meng ha detto che potrebbe essere stato causato da una frustata, o dalle redini durante la caduta. Pug, qual è la tua opinione?”
Pug ruppe il silenzio, impacciato. “Personalmente, non ho visto niente di scorretto. Li seguivo con attenzione perché avevo puntato 1000 dollari su Noble Star. Che ci sia stato o no un colpo, non sembra fare grande differenza. Non l’ho visto vacillare, né lui né altri del gruppo, a parte Kingplay. Noble Star era in corsa fino al traguardo, e tutti i fantini usavano la frusta.” Pugmire buttò una copia del fotofinish.
Dunross la prese. La foto riproduceva la situazione come l’aveva vista lui: Pilot Fish di mezzo muso su Noble Star, di pochissimo su Butterscotch Lass, di mezzo muso su Winning Billy.
“Stanno usando tutti la frusta” continuò Pugmire. “E la usavano anche alla curva, giustamente. Potrebbe essere stato accidentale… se il colpo c’è stato.”
“Shitee?”
“Devo confessare, vecchio mio, che seguivo il mio Street Vendor e imprecavo contro Kingplay. Pensavo che la sua puledra avrebbe battuto Pilot Fish. Noi, ehm, noi abbiamo interpellato gli altri allenatori, e non ci sono, ehm, non ci sono reclami ufficiali. Sono d’accordo con Pug.”
“Roger?”
“Io non ho visto niente d’irregolare.”
“Jason?”
Con sua sorpresa, Plumm scosse la testa e si dichiarò in disaccordo, e ancora una volta Dunross pensò a Grant e alle sue sorprendenti accuse contro Plumm e il Sevrin. “Sappiamo tutti che Bluey White è un furbacchione” stava dicendo Plumm. “Abbiamo già dovuto ammonirlo altre volte. Se il tai-pan e Donald dicono di averlo visto, propongo di appiedare lui e di squalificare Pilot Fish.”
Dunross consultò gli altri commissari di gara; erano incerti.
“Chiamiamo i fantini, White per ultimo.”
Li chiamarono. Tutti borbottarono variazioni sullo stesso tema: erano troppo occupati a badare ai loro cavalli per aver notato qualcosa.
I commissari di gara guardarono Dunross, in attesa. Lui ricambiò le occhiate; sapeva benissimo che se avesse detto: propongo di appiedare all’unanimità Bluey White per scorrettezza e di squalificare Pilot Fish, tutti quelli a favore dicano sì, avrebbero ceduto, avrebbero votato come voleva lui.
L’ho visto io, si disse, e l’ha visto Donald, e anche altri; e ha sconvolto Alexi per quel secondo che era necessario. Ma anche così, in tutta sincerità non credo che sia costato la vittoria a Noble Star. Sono stato io a rovinare tutto. Alexi non era adatto per questa corsa. Avrebbe dovuto spingere Pilot Fish allo steccato alla seconda curva, quando ne aveva la possibilità, o dare una frustata in faccia a Bluey White, non sulle mani… come avrei fatto io, oh, sì, e senza esitare. E poi ci sono altre considerazioni.
“Io non ho dubbi: c’è stata una scorrettezza” disse. “Ma se sia stata per caso o di proposito, credo che neppure Alexi lo sappia. Riconosco che non è costata la corsa a Noble Star, quindi propongo che ci limitiamo ad ammonire Bluey e riteniamo valido il risultato.”
“Eccellente proposta!” Shitee T’Chung esalò un sospiro di sollievo e sorrise, e tutti si rilassarono. Nessuno, e meno di tutti Pugmire, voleva uno scontro con il tai-pan. “Qualcuno è contrario? Bene! Consegnamo il fotofinish ai giornali e diamo l’annuncio agli altoparlanti. Vuol farlo lei, tai-pan?”
“Certamente. Ma il resto del programma? Guardate come piove.” Stava diluviando. “Sentite, ho un’idea.” La espose.
Vi furono esclamazioni e tutti risero. “Bene, oh, molto bene!”
“Grandioso!” sbottò Duncan Barre.
“Così quelli avranno qualcosa cui pensare!” disse Pugmire.
“Magnifica idea, tai-pan!” commentò McBride, raggiante. “Oh, magnifica.”
“Vado al centro, allora… voi richiamate Bluey e spaventatelo a dovere, eh?”
Pugmire disse: “Una parola, Ian?”
“Non possiamo rimandare?”
“Certo.”
“Roger, posso parlare con lei?”
“Naturalmente. Sono nella tribuna dei soci, con Sinders.”
“Oh, non nel suo palco?”
“No, l’ho prestato al commissario per un ricevimento privato.”
“Ian?”
“Sì, Jason?”
“Credi che la faranno, la corsa in salita di domani?”
“Se continua così, no. L’intera zona sarà un acquitrino. Perché?”
“Niente. Avevo in programma un cocktail domani sera, sul presto, per festeggiare il tuo colpo alla Superfoods.”
Shitee T’Chung ridacchiò. “Magnifica idea! Congratulazioni, Ian! Ha visto la faccia di Biltzmann?”
“Ian, tu saresti libero? Non inviterò Biltzmann” aggiunse Plumm, tra le risate. “Nell’appartamento della nostra compagnia, alle Sinclair Towers.”
“Mi dispiace, vado a Taipei nel primo pomeriggio. Almeno, questi sono i miei progetti al momento, e…”
Pugmire l’interruppe, improvvisamente preoccupato. “Non sarai qui lunedì? E i nostri documenti e tutto il resto?”
“Nessun problema, Pug. Concluderemo alle nove e mezzo.” A Plumm, Dunross disse: “Jason, se rimando o disdico il viaggio a Taipei, accetto.”
“Bene. Dalle sette e mezzo alle nove e mezzo.”
Dunross uscì, aggrottando la fronte, stupito nel vedere che Plumm era tanto cordiale. Di solito era all’opposizione, in tutti i consigli di amministrazione dei quali facevano parte, e si schierava con Gornt e Havergill contro di lui, soprattutto nel consiglio della Victoria.
Davanti alla sala dei commissari di gara c’erano gruppetti ansiosi di giornalisti, proprietari, allenatori e curiosi. Dunross respinse il fuoco di fila di domande che lo bersagliò fino alla sala controllo, all’ultimo piano.
“Salve, signore” disse l’annunciatore. Erano tutti tesi, nella cabina di vetro che offriva la migliore veduta della pista. “Una corsa magnifica, peccato per… Ha portato la decisione? È stato Bluey, no? Abbiamo visto tutti la frustata…”
“Posso usare il microfono?”
“Oh, ma certo.” L’uomo si affrettò a scostarsi, e Dunross sedette al suo posto. Fece scattare l’interruttore. “Qui è Ian Dunross. I commissari di gara mi hanno chiesto di fare due annunci…”
In un greve silenzio, le sue parole echeggiarono e riecheggiarono sull’ippodromo. I cinquantamila spettatori trattenevano il respiro, incuranti della pioggia, sulle tribune e nei palchi. “Primo, il risultato della quinta corsa.” Un silenzio di tomba, rotto solo dallo scroscio della pioggia. Dunross trasse un profondo respiro. “Pilot Fish di corta testa su Noble Star, che precede Butterscotch Lass…” Ma le ultime parole furono sommerse da applausi e acclamazioni e grida, felicità e rabbia, e tutti, nell’ippodromo, gridavano, discutevano, applaudivano, imprecavano. Giù al paddock, Gornt era sbalordito, ormai convinto che il suo fantino fosse stato visto, come l’aveva visto lui, e fosse stato scoperto e squalificato. Nel pandemonio, i numeri vincenti si accesero sul tabellone del totalizzatore: uno, sette, otto.
Dunross attese un istante e ripeté con disinvoltura il risultato in cantonese. Adesso la folla era più docile, e le sue ansie represse s’erano placate, perché la decisione dei commissari di gara era inappellabile. “Secondo, i commissari di gara hanno deciso, a causa delle pessime condizioni del tempo, di annullare il resto della riunione…” Un gemito immane si levò dalla folla. “O più esattamente, di rinviarlo a sabato prossimo, per un’altra riunione speciale.” Un ruggito improvviso, e l’eccitazione aumentò. “Ci sarà una riunione con otto corse, e la quinta sarà come quella di oggi, con gli stessi cavalli, Pilot Fish, Butterscotch Lass, Winning Billy, Street Vendor, Golden Lady, Lochinvar e Noble Star. Sarà una sfida speciale, con la posta raddoppiata, altri 30.000 dollari…”
Acclamazioni e ancora acclamazioni, applausi e grida e qualcuno, nella cabina, disse: “Cristo, è un’idea grandiosa, tai-pan! Noble Star darà il fatto suo a quel bastardo di morello!”
“Oh, no! Butterscotch…”
“Magnifica idea, tai-pan.”
Al microfono, Dunross disse: “I commissari di gara vi sono grati per il vostro appoggio.” Lo ripeté in cantonese e soggiunse: “Ci sarà un altro annuncio speciale fra qualche minuto. Grazie!” Lo disse nelle due lingue.
Un’altra ovazione e quelli che erano sotto la pioggia corsero al riparo o agli sportelli della cassa, e tutti chiacchieravano, gemevano, imprecavano contro gli dei o li benedicevano, intasavano le uscite in lunghe code di uomini, donne e bambini che si accingevano ad affrontare il lungo tragitto di ritorno a casa, pervasi da una nuova, meravigliosa felicità. Solo quelli che avevano azzeccato i risultati della duplice accoppiata, otto e cinque nella seconda corsa, uno e sette nella quinta, rimasero paralizzati a fissare il totalizzatore, in attesa che venissero proclamate le quote vincenti.
“Un’altra comunicazione, tai-pan?” chiese ansioso l’annunciarore.
“Sì” disse Dunross. “Verso le cinque.” Havergill gli aveva detto che l’accordo con Richard Kwang era stato concluso, e lo aveva pregato di recarsi il più presto possibile nel palco della Victoria. Uscì, e scese i gradini a tre per volta, soddisfatto. Lasciare la corsa a Pilot Fish sbilancerà Gornt, pensò. Gornt lo sapeva, e io sapevo che c’era un inghippo e che Alexi sarebbe stato fregato, qualunque cosa avesse fatto… è stata questa la ragione principale per cui non ho corso. Avrebbero tentato anche con me, e io avrei ammazzato qualcuno. Ma sabato prossimo… ah, sabato prossimo correrò io, e Bluey White non oserà, e neppure gli altri allenatori, sabato prossimo la corsa sarà regolare e staranno tutti in guardia, per Dio. La sua eccitazione crebbe ancora. Poi, più avanti, nel corridoio affollato, vide Murtagh che lo stava aspettando.
“Oh, tai-pan, posso par…”
“Certo.” Dunross lo condusse attraverso la cucina, nell’ufficio privato.
“È stata una corsa magnifica. Ho vinto parecchio” disse emozionatissimo il giovane. “E l’idea di ripeterla sabato è splendida.”
“Bene.” Poi Dunross notò il sudore sulla fronte dell’altro. Oh, Cristo pensò. “Allora, siamo in affari, signor Murtagh?”
“Mi chiami Dave, la prego. I pezzi grossi hanno detto, ehm, hanno detto forse. Hanno indetto una riunione del consiglio di amministrazione per domani mattina alle nove. Per noi è…”
“Alle dieci di questa sera. Sì. Eccellente, signor Murtagh, allora mi chiami a questo numero.” Dunross lo scrisse. “La prego di non perderlo e di non darlo a nessun altro.”
“Oh, certo, tai-pan. Le telefonerò nel momento stesso… Fino a che ora posso chiamarla?”
“Appena avrà finito di parlare con loro. Continui a chiamarmi finché risponderò.” Dunross si alzò. “Mi scusi, ma ho parecchio da fare.”
“Oh, sicuro, sicuro!” Murtagh aggiunse, impacciato: “Senta, tai-pan, ho appena saputo dell’acconto di 2 milioni per la General Stores. 2 milioni da parte nostra entro le nove e trenta di lunedì… sarà un po’ difficile.”
“Immagino che lo sia… per il suo gruppo. Per fortuna, signor Murtagh, non contavo che quella modesta somma in contanti venisse da voi. So che la First Central è un po’ come i mulini di Dio… macina lentamente, tranne quando vuole sparire dalla scena” aggiunse, ricordando i molti amici che avevano subìto danni per la precipitosa ritirata di tanti anni prima. “Non si preoccupi, la mia nuova fonte esterna di credito è più che…”
“Cosa?” Murtagh impallidì.
“La mia nuova fonte esterna di finanziamento reagisce con prontezza alle occasioni d’affari inaspettate. In questo caso, sono bastati esattamente otto minuti. Sembra che abbiano più fiducia dei suoi superiori.”
“Diavolo, tai-pan, mi chiami Dave; la prego, non si tratta di mancanza di fiducia ma, ecco, loro non hanno la più vaga idea di quello che è l’Asia. Devo convincerli che l’acquisto della General Stores raddoppierà entro tre anni i suoi introiti lordi.”
“In uno” l’interruppe con fermezza Dunross, divertendosi. “Mi dispiace che il suo gruppo non potrà partecipare agli enormi profitti di quella piccola sezione dei nostri piani d’espansione. Vada nel palco a prendere il tè. Mi scusi, ma devo fare una telefonata.” Prese Murtagh per il gomito e lo guidò oltre la porta, richiudendogliela alle spalle.
In cucina, Murtagh si fermò a guardare la porta chiusa, nel baccano dell’acciottolio allegro dei piatti e delle oscenità cantonesi dei venti cuochi e aiutanti. “Gesù” mormorò, sull’orlo del panico. “Otto minuti? Merda, quei maledetti svizzeri ci stanno portando via il cliente?” Si allontanò, stordito.
Dunross era al suo telefono privato, e ascoltava lo squillo lontano. “Weyyyyy?”
“Il signor Tip, per favore” disse lui, in cantonese. “Qui è Dunross.”
Sentì posare rumorosamente il ricevitore, e il grido dell’amah. “Telefono! Per lei, padre!”
“Chi è?”
“Un diavolo straniero.”
Dunross sorrise.
“Pronto?”
“Qui Ian Dunross, Signor Toh. Temevo che la sua indisposizione fosse peggiorata.”
“Ah, ah, sì, mi dispiace di non essere potuto venire. Sì. Ho… ho avuto alcuni affari urgenti, capisce? Sì. Molto pressanti. Oh, a proposito, che sfortuna per Noble Star. Ho appena sentito alla radio che Pilot Fish ha vinto per una corta testa dopo un reclamo. Qual era il reclamo?”
Paziente, Dunross spiegò, e rispose alle domande sulla sua offerta per le General Stores, soddisfatto che quella notizia fosse già arrivata. Se era arrivata a Tiptop, era arrivata anche a tutti i giornali. Bene, pensò, attendendo che Tiptop si decidesse a parlare, ma il cinese fu più furbo. “Allora, la ringrazio di avermi chiamato, tai-pan.”
Prontamente, Dunross disse: “È stato un piacere. Oh, a proposito, in via riservata, ho saputo che probabilmente la polizia ha scoperto che un subordinato ha commesso un errore.”
“Ah. Presumo che all’errore verrà rimediato immediatamente.”
“Penso molto presto, se la persona interessata è disposta a dimettersi e ad approfittare del permesso di recarsi all’estero.”
“Quando potrebbe essere ‘molto presto’, tai-pan?”
Dunross scelse con cura le parole, tenendosi volutamente sul vago. “Vi sono certe formalità, ma è possibile che si risolvano in fretta. Purtroppo è necessario consultare certi VIP che risiedono altrove. Sono sicuro che lei comprende.”
“Certamente. Ma il possente dragone non può essere un avversario adeguato per il serpente locale, heya? So che c’è già uno dei vostri grossi VIP a Hong Kong. Un certo signor Sinders.”
Dunross batté le palpebre, sbalordito dalla vasta rete di informazioni di cui disponeva Tiptop. “Ho già avuto certe approvazioni” disse, irrequieto.
“Avrei pensato che fossero necessarie pochissime approvazioni. Il vero oro non teme il fuoco.”
“Sì. Dove potrei chiamarla in serata… per riferirle come procedono le cose?”
“Mi troverà a questo numero. La prego di chiamarmi alle nove.” La voce di Tiptop divenne ancora più secca. “Mi risulta che forse la sua ultima richiesta a proposito delle banche potrebbe venire esaudita. Naturalmente, qualunque banca avrebbe bisogno di documentazioni adeguate per fornire a pronta cassa mezzo miliardo di dollari di Hong Kong in contanti, ma mi risulta che il sigillo della Victoria, quello del governatore e il suo basterebbero per garantire il prestito per trenta giorni. Questo… modesto quantitativo di liquidi sarà disponibile, per un tempo limitato, non appena saranno state sbrigate le dovute procedure. Fino a quel momento, la cosa deve restare confidenziale, strettamente confidenziale.”
“Certo.”
“La ringrazio di avermi chiamato.”
Dunross posò il ricevitore e si asciugò le palme delle mani. “Per un tempo limitato” gli era rimasto impresso nella mente. Sapeva, e Tiptop aveva capito che lui sapeva, che le due “procedure” erano assolutamente intrecciate, ma non necessariamente. Gesù Cristo, come amo l’Asia, pensò felice, mentre usciva in fretta.
I corridoi erano pieni; molte persone affollavano già gli ascensori per tornare a casa. Dunross si affacciò nel suo palco e attirò l’attenzione di Gavallan. “Andrew, vai alla tribuna dei soci e trovami Roger Crosse… è lì insieme a un certo Sinders. Chiedi loro se possono raggiungermi nel mio palco! Presto!”
Gavallan obbedì. Dunross percorse in fretta il corridoio, passando davanti agli sportelli delle giocate.
“Tai-pan!” lo chiamò Casey. “Mi dispiace per Noble Star! Ha…”
“Torno fra un minuto, Casey. Mi scusi, non posso fermarmi” le gridò Dunross proseguendo. Notò Gornt che incassava la vincita, ma questo non bastò a sminuire la sua felicità. Prima le cose più importanti, pensò. “Come vuoi i 10.000? La nostra scommessa?”
“Andranno benissimo in contanti, grazie” disse Gornt.
“Te li manderò più tardi.”
“Mi basta anche lunedì.”
“Questa sera. Lunedì avrò da fare.” Dunross passò oltre, con un cenno educato.
Nell’affollatissimo palco della Victoria il chiasso era intenso come dovunque. Tutti bevevano, ridevano, chiacchieravano, qualcuno imprecava contro Pilot Fish, ma si stavano già facendo scommesse sulla corsa del sabato successivo. Quando Dunross entrò vi furono altre acclamazioni, condoglianze e un’altra raffica di domande. Le eluse tutte, disinvoltamente; anche una di Martin Haply, che era incuneato accanto alla porta insieme a Adryon.
“Oh, papà, che sfortuna con Noble Star. Ho perduto anche la camicia e il mio stipendio del mese!”
Dunross sorrise. “Le ragazze non dovrebbero scommettere. Salve, Haply!”
“Posso chiedere…”
“Più tardi. Adryon, tesoro, non dimenticare il cocktail. Sarai tu, la padrona di casa.”
“Oh, sì, ci saremo. Papà, puoi anticiparmi lo stipendio del mese pross…”
“Certamente” disse Dunross, sorprendendola; l’abbracciò e poi passò oltre, raggiungendo Havergill e Richard Kwang.
“Salve, Ian” disse Havergill. “È stata una jella, ma Pilot Fish ha vinto nettamente.”
“Sì, sì, infatti. Salve, Richard.” Dunross gli porse la copia del fotofinish. “Abbiamo avuto sfortuna tutti e due.” Altri si affollarono per vedere.
“Buon Dio, di un baffo…”
“Io credevo che Noble Star…”
Approfittando della diversione, Dunross si chinò su Havergill. “È tutto firmato?”
“Sì. 20 centesimi al dollaro. Lui ha accettato e ha firmato i documenti provvisori. Quelli ufficiali entro la fine della settimana. Naturalmente ha cercato di far il furbo, ma è tutto firmato.”
“Meraviglioso. Hai fatto un grosso affare.”
Havergill annuì. “Sì. Sì, lo so.”
Richard Kwang si voltò. “Ah, tai-pan” Abbassò la voce e mormorò: “Paul le ha detto della fusione?”
“Certo. Posso farle le mie congratulazioni?”
“Congratulazioni?” gli fece eco Southerby, avvicinandosi. “Una sfortuna maledetta, secondo me! Avevo puntato tutto su Butterscotch Lass!”
L’agitazione nella sala crebbe quando entrò il governatore. Havergill gli andò incontro, seguito da Dunross. “Ah, Paul, Ian. Una vera scarogna, ma la decisione è stata eccellente. Tutte e due.” Il volto di Sir Geoffrey s’indurì. “Il prossimo sabato sarà una corsa molto combattuta.”
“Sì, signore.”
“Paul, voleva fare un annuncio ufficiale?”
“Sì, signore.” Havergill alzò la voce. “Attenzione, prego…” Nessuno gli badò fino a quando Dunross prese un cucchiaio e lo batté contro una teiera. Poco a poco si fece silenzio. “Eccellenza, signore e signori, ho l’onore di annunciare, a nome del consiglio di amministrazione della Victoria Bank of Hong Kong and China, che è stata decisa una fusione immediata con la grande Ho-Pak Bank di Hong Kong…” Martin Haply lasciò cadere il bicchiere. “… E che la Victoria garantisce totalmente al cento per cento tutti i depositanti della Ho-Pak e…”
Il resto fu sommerso da un grande applauso. Gli invitati dei palchi vicini si sporsero dalle balconate per vedere cosa stava succedendo. La notizia venne gridata, mentre altri arrivavano dal corridoio, e presto ci furono altre acclamazioni.
Havergill, tempestato di domande, alzò la mano, felice dell’effetto del suo annuncio. Nel silenzio, Sir Geoffrey disse prontamente: “Devo dire, a nome del governo di Sua Maestà, che questa è una notizia meravigliosa, Paul: buona per Hong Kong, buona per la banca, buona per lei, Richard, e la Ho-Pak!”
“Oh, sì, Sir Geoffrey”, disse Richard Kwang, giovialmente, ormai sicuro di aver fatto un passo da gigante verso il cavalierato. “Ho deciso – con il nostro consiglio d’amministrazione, naturalmente – ho deciso che sarebbe stato bene se la Victoria avesse una solida base nella comunità cinese e…”
Havergill si affrettò a interromperlo. “Richard, forse sarà meglio che io finisca l’annuncio ufficiale. Lasceremo i dettagli per la conferenza stampa.” Lanciò un’occhiata a Martin Haply. “Abbiamo fissato una conferenza stampa per lunedì a mezzogiorno, ma tutti i dettagli della… ehm, della fusione sono già stati concordati. Non è così, Richard?”
Richard Kwang fece per lanciarsi in un’altra variazione, ma cambiò idea in fretta, vedendo le occhiate di Dunross e di Havergill. “Ehm, sì, sì” disse. Ma non seppe resistere alla tentazione di aggiungere: “Sono felice di essere diventato socio della Victoria.”
Haply chiese prontamente: “Mi scusi, signor Havergill, posso fare una domanda?”
“Certo” rispose affabile Havergill: sapeva benissimo quale sarebbe stata. Questo bastardo di Haply deve togliersi di mezzo, pensò, in un modo o nell’altro.
“Posso chiedere, signor Havergill, come vi proponete di pagare tutti i clienti della Ho-Pak e i vostri, della Blacs e di tutte le altre banche, quando c’è un assalto agli sportelli di tutte, e non ci sono abbastanza liquidi in cassa?”
“Dicerie, dicerie, signor Haply” rispose disinvolto Havergill, e aggiunse, ridendo: “Ricordi: uno sciame di zanzare può creare un rumore di tuono! L’economia di Hong Kong non è mai stata più forte. In quanto al cosiddetto assalto agli sportelli della Ho-Pak, è finito. La Victoria garantisce i depositanti della Ho-Pak, garantisce l’acquisto della General Stores da parte della Struan e garantisce di restare in affari per i prossimi centoventi anni.”
“Ma, signor Havergill, vuole rispon…”
“Non si preoccupi, signor Haply. Lasciamo in sospeso i dettagli della nostra… del nostro benevolo intervento in favore della Ho-Pak fino alla conferenza stampa di lunedì.” Subito si rivolse al governatore. “Se vuole scusarmi, signore, renderò pubblico l’annuncio.” Vi furono altre acclamazioni mentre si avviava verso la porta, tra la folla.
Qualcuno cominciò a cantare “Perché è un bravo ragazzo…” Tutti si unirono al coro, e il frastuono divenne assordante. Dunross disse a Richard Kwang in cantonese, citando un vecchio detto: “‘Quando basta, smettete.’ Heya?”
“Ah? Ah, sì. Sì, tai-pan. Sì, davvero.” Il banchiere sorrise, un sorriso stentato, comprendendo la minaccia, ricordando la fortuna che aveva avuto, pensando che Venus Poon si sarebbe certamente prosternata davanti a lui, adesso che era diventato un importante membro del consiglio di amministrazione della Victoria. Il sorriso si allargò. “Ha ragione, tai-pan. ‘Dietro le porte rosse c’è grande spreco di carne e di vino!’ La mia esperienza sarà di grande beneficio per la nostra banca, heya?” E se ne andò pavoneggiandosi.
“Mio Dio, che giornata!” borbottò Johnjohn.
“Sì. Sì, meravigliosa! Johnjohn, vecchio mio” disse McBride, “devi essere molto fiero di Paul.”
“Sì, certo.” Johnjohn seguiva con gli occhi Havergill che si allontanava.
“Sei sicuro di sentirti bene?”
“Oh, sì, ho solo lavorato fino a tardi.” Johnjohn era rimasto alzato quasi tutta la notte a calcolare come avrebbe potuto effettuare l’acquisizione senza pericoli per la banca e i depositanti della Ho-Pak. Era stato lui l’architetto del colpo, e quella mattina aveva trascorso altre ore sfibranti cercando di convincere Havergill che era venuto il momento di mostrare il loro spirito d’innovazione. “Possiamo farcela, Paul. E faremo rinascere la fidu…”
“E creeremo un precedente pericolosissimo! Non credo che la tua idea sia felice come immagini tu!”
Solo quando Havergill aveva visto l’enorme, immediato aumento di fiducia seguito al sensazionale annuncio di Dunross, ci aveva ripensato. Non importa, pensò stancamente Johnjohn, ci guadagnamo tutti. La banca, Hong Kong, la Ho-Pak. Certamente lavoreremo bene per i loro investitori e i loro azionisti, molto meglio di quanto abbia fatto Richard! Quando sarò io il tai-pan, userò la Ho-Pak come modello per eventuali salvataggi futuri. Con la nostra nuova gestione, la Ho-Pak sarà preziosa. Come ogni altra tra una dozzina di attività. Come la Struan!
La stanchezza di Johnjohn svanì. Il suo sorriso si allargò. Oh, arriva presto, lunedì… quando si riaprirà la Borsa!
Nel palco della Struan, Peter Marlowe, di malumore, stava appoggiato alla ringhiera, e guardava la folla sottostante. La pioggia ruscellava dalle tettoie che proteggevano i palchi. Le tre tribune dei soci votanti e dei soci non votanti non erano altrettanto protette. I cavalli stanchi venivano condotti a mano giù per le rampe, e i mozzi di stalla si mescolavano alle migliaia di persone che se ne andavano.
“Cosa c’è, Peter?” domandò Casey.
“Oh, niente.”
“Non sarà per Fleur! Mi auguro che non ci siano problemi.”
“No.”
“È per Grey? Vi ho visti discutere.”
“No, no, non è stato per Grey, anche se è insopportabile, maleducato e contrario a tutti i valori accettabili.” Marlowe sorrise stancamente. “Abbiamo parlato soltanto del tempo.”
“Già. E da allora lei è depresso. Ha perso la quinta?”
“Sì, ma non si tratta di questo. Nel complesso ho vinto; ho vinto abbastanza.” Lo scrittore esitò, poi indicò con un cenno i palchi e tutto il resto. “Stavo pensando che ci sono cinquantamila e più cinesi, qui, e altri tre o quattro milioni là fuori, e ognuno ha una eredità immensa, segreti meravigliosi, e storie fantastiche da raccontare, per non parlare dei ventimila e più europei, di tutte le classi sociali, i tai-pan, i pirati, i predoni, i contabili, i negozianti, i dipendenti statali… perché anche loro hanno scelto Hong Kong? E so che, per quanto mi sforzi, per quanto legga o ascolti o chieda, non riuscirò mai a sapere molto sui cinesi di qui e su Hong Kong. Mai, Riuscirò soltanto a graffiare la superficie.”
Lei rise. “È così dovunque.”
“Oh, no, non è vero. Questo è il potpourri dell’Asia. Prenda quel tale – nel terzo palco, laggiù – quel cinese rotondo. È multimilionario. Sua moglie è cleptomane e perciò, ogni volta che lei esce, lui la fa seguire segretamente dai suoi incaricati; e quando lei ruba qualcosa, gli incaricati pagano. Tutti i negozi li conoscono, ed è tutto molto civile… dove altro al mondo si farebbe una cosa simile? Il padre di lui era un coolie, e il padre del padre era un bandito, e il bisnonno era un mandarino e il trisavolo un contadino. Uno degli uomini che gli stanno vicino è un altro multimilionario: oppio e merci illegali contrabbandati in Cina, e sua moglie… ah, be’, quella è un’altra storia.”
“Quale storia?”
Marlowe rise. “Certe mogli hanno storie affascinanti quanto quelle dei mariti, qualche volta ancora di più. Una delle mogli che lei ha conosciuto oggi è una ninfomane e…”
“Oh, andiamo, Peter! Come dice Fleur, si sta inventando tutto.”
“Può darsi. Oh, sì, ma certe signore cinesi sono… predatrici come e più di tante altre, con molta discrezione.”
“Maschilista! È sicuro?”
“Si dice che…” Risero, insieme. “Per la verità, sono molto più svegli di noi, i cinesi. Mi hanno detto che qui le poche signore cinesi sposate, che hanno l’occhio lungo di solito preferiscono prendersi per amante un europeo, per sicurezza… i cinesi adorano i pettegolezzi, amano gli scandali, e sarebbe difficile trovare un donnaiolo cinese capace di tenere un simile segreto per proteggere il buon nome d’una signora. Giustamente, la signora avrebbe paura. Essere colta sul fatto sarebbe un guaio, un grosso guaio. La legge cinese è molto rigorosa.” Marlowe prese una sigaretta. “Forse questo rende il tutto ancora più eccitante.”
“Avere un amante?”
Marlowe la scrutò, domandandosi come avrebbe reagito se le avesse detto qual era il suo soprannome… glielo avevano allegramente bisbigliato quattro amici cinesi. “Oh, sì, qui le signore si danno da fare. Certune. Guardi là, in quel palco… il tipo che si sporge, quello con il blazer. Porta il cappello verde… è un’espressione cinese per dire che è becco, che sua moglie ha un amante: anzi, in questo caso, era un amico cinese del marito.”
“Il cappello verde?”
“Sì. I cinesi sono meravigliosi. Hanno un incredibile senso dell’umorismo. Qualche mese fa, quel tale ha pubblicato su uno dei giornali cinesi un’inserzione a pagamento che diceva: ‘So di portare un cappello verde, ma la moglie dell’uomo che l’ha messo a me, ha avuto due dei suoi figli da altri uomini.’”
Casey lo fissò. “Vuol dire che l’ha firmato?”
“Oh, sì. Era un gioco di parole su uno dei suoi nomi, ma tutti quelli che contano hanno capito chi era.”
“Era vero?”
Peter Marlowe alzò le spalle. “Non ha importanza. L’altro è andato su tutte le furie e la moglie ne ha passate di tutti i colori.”
“Non è giusto. Non è affatto giusto.”
“Nel caso della signora, lo era.”
“E lei che cosa ha fatto?”
“Ha avuto due figli da un altro…”
“Oh, andiamo, signor contafrottole!”
“Ehi, guardi, c’è il dottor Tooley!”
Casey scrutò il prato e lo vide. “Non mi sembra molto soddisfatto.”
“Spero che Travkin stia bene. Ho saputo che Tooley è andato a vederlo.”
“Che volo!”
“Sì. Terribile.”
Entrambi erano stati assoggettati alle domande indagatrici del dottor Tooley sulla loro salute: sapevano che lo spettro del tifo, forse del colera, e certamente quello dell’epatite aleggiava ancora su di loro.
“Il fato!” aveva detto con fermezza Peter Marlowe.
“Il fato!” gli aveva fatto eco Casey, sforzandosi di non preoccuparsi per Linc. Per un uomo è peggio, pensò, ricordandosi quello che aveva detto il dottor Tooley: l’epatite può rovinare il fegato… e la vita, per sempre, se si è un uomo.
Dopo un momento, lei disse: “Qui la gente sembra più interessante, Peter. È l’Asia?”
“Probabilmente. Le consuetudini sono così diverse. E qui a Hong Kong raccogliamo la crema. Io credo che l’Asia sia il centro del mondo, e Hong Kong il nucleo.” Peter Marlowe salutò qualcuno in un altro palco, e quello salutò Casey. “Ecco un altro suo ammiratore.”
“Lando? È un uomo affascinante.”
Casey aveva trascorso qualche minuto con lui, tra una corsa e l’altra.
“Deve venire a Macao, signorina Tcholok. Magari potremmo cenare insieme domani. Le andrebbe bene alle sette e mezzo?” aveva detto Mata, con il suo meraviglioso fascino del vecchio mondo, e Casey aveva compreso al volo.
A pranzo, Dunross l’aveva messa in guardia. “È un brav’uomo, Casey” aveva detto con delicatezza il tai-pan. “Ma qui, per una quai loh, soprattutto bella come lei, al primo viaggio in Asia… ecco, qualche volta è bene ricordare che non sempre basta avere compiuto i diciotto anni.”
“Ho capito, tai-pan” aveva risposto lei, ridendo. Ma quel pomeriggio si era lasciata ipnotizzare da Mata, nella sicurezza del palco del tai-pan. Da sola, le sue difese sarebbero scattate, come sapeva che sarebbero scattate l’indomani sera. “Dipende, Lando” aveva detto. “La cena andrebbe benissimo. Dipende dall’ora in cui tornerò dalla gita in barca… non so se il tempo lo permetterà o no.”
“Con chi va? Con il tai-pan?”
“Con amici.”
“Ah. Bene, se non domenica, mia cara, allora potremmo fare lunedì. Ci sono molte occasioni di affari per lei, qui o a Macao, per lei e per il signor Bartlett, se vuole, e per la Par-Con. Posso telefonarle domani sera alle sette per sapere se è libera?”
Posso tenergli testa, in un modo o nell’altro, si tranquillizzò; quel pensiero la riscaldò. Ma starò attenta al vino, e magari anche all’acqua, nell’eventualità del vecchio trucco della droga.
“Peter, gli uomini, qui, quelli che si danno da fare… hanno l’abitudine di drogare le bevande di nascosto?”
Marlowe socchiuse gli occhi. “Si riferisce a Mata?”
“No, dicevo in generale.”
“Non credo che un cinese o un eurasiatico lo farebbe con una quai loh, se è questo che vuol sapere.” Lo scrittore aggrottò la fronte. “Ma direi che farebbe bene a essere circospetta, con loro e con gli europei. Naturalmente, per essere molto franco, lei è a uno dei primi posti nel loro elenco. Ha tutto quello che occorre per spedirli quasi tutti in un’estasi orgiastica.”
“Grazie mille!” Casey si appoggiò alla ringhiera, godendosi quel complimento. Vorrei che fosse qui Linc. Sii paziente. “Quello chi è?” chiese. “Quel vecchio che sbava dietro a quella ragazza? Giù, nella prima balconata. Guardi, le tiene la mano sul didietro!”
“Ah, quello è uno dei nostri pirati locali… Wu Quattro Dita. La ragazza è Venus Poon, una diva della TV. Il giovanotto che sta parlando con loro è il nipote di Quattro Dita. Anzi, secondo le voci, è suo figlio. Ha una laurea in scienze commerciali presa a Harvard e il passaporto americano, ed è furbo come una volpe. Il vecchio Quattro Dita è un altro multimilionario: si dice che sia un contrabbandiere, oro e qualunque altra cosa, con una moglie ufficiale, tre concubine di età varie e adesso sta dietro a Venus Poon. Lei era l’amante di Richard Kwang. Era. Ma forse adesso, con la fusione con la Victoria, lei pianterà Quattro Dita e tornerà con lui. Quattro Dita vive su una miserabile giunca, ad Aberdeen, e si cova le sue enormi ricchezze. Ah, guardi là! Quell’uomo e quella donna tutti grinzosi che parlano con il tai-pan.”
Casey seguì lo sguardo di Marlowe.
“È il palco di Shitee T’Chung” disse lui. “Shitee è un discendente diretto di May-may e di Dirk, tramite il loro figlio, Duncan. Il tai-pan le ha mostrato il ritratto di Dirk?”
“Sì.” Un lieve brivido la scosse, quando ricordò il coltello di Hag Struan piantato nel ritratto del padre, Tyler Brock. Pensò di dirlo a Marlowe, ma decise di non farlo. “La rassomiglianza è grandissima” disse.
“Certamente! Vorrei tanto poter visitare la Galleria Lunga. Comunque, quei due vecchi coniugi con i quali sta parlando il tai-pan vivono in un caseggiato popolare, in un appartamento di due stanze al sesto piano, a Glessing’s Point. Sono proprietari di un pacchetto enorme di azioni della Struan. Ogni anno, prima della riunione del consiglio d’amministrazione, il tai-pan, chiunque sia, deve andare con il cappello in mano a chiedere il diritto di votare per le loro azioni. Il permesso viene sempre accordato: fa parte del vecchio accordo. Ma deve andare di persona a chiederlo.”
“Perché?”
“Questione di faccia. E a causa di Hag Struan.” Un vago sorriso. “Era una gran donna, Casey. Oh, come mi sarebbe piaciuto conoscerla! Durante la rivolta dei Boxer, nel 1899-1900, quando la Cina era esplosa per l’ennesima volta, la Nobil Casa ebbe distrutti tutti i suoi averi a Pechino, Tiensin, Foochow e Canton dai terroristi Boxer, che erano più o meno finanziati e sicuramente incoraggiati da Tz’u Hsi, la vecchia imperatrice vedova. Si davano il nome di Pugni Virtuosi e il loro grido di battaglia era: ‘Proteggiamo i Ch’ing e uccidiamo tutti i diavoli stranieri!’ Siamo franchi, le potenze europee e il Giappone s’erano praticamente spartiti la Cina. Comunque, i Boxer assaltarono tutte le sedi delle ditte straniere, gli insediamenti, le zone non protette, e annientarono tutto. La Nobil Casa venne a trovarsi in una situazione terribile. A quel tempo, il tai-pan nominale era di nuovo il vecchio Sir Lochlin Struan… era l’ultimogenito di Robb Struan, nato con un braccio rattrappito. Fu tai-pan dopo Culum. Hag Struan lo aveva nominato quando lui aveva diciotto anni, subito dopo la morte di Culum… e poi di nuovo dopo Dirk Dunross… e lo tenne legato ai cordoni del suo grembiule fino a quando lui morì nel 1915, a settantadue anni.”
“Dove ha trovato tutte queste informazioni, Peter?”
“Le invento” rispose grandiosamente lui. “Comunque, Hag aveva bisogno di una quantità enorme di denaro, e subito. Il nonno di Gornt aveva per le mani certi grossi effetti della Struan, e aveva messo la sordina al boom. Non c’erano fonti di finanziamento normali, e lei non sapeva a chi rivolgersi per avere un prestito, perché tutta l’Asia, tutti gli hong erano egualmente in tumulto. Ma il padre di quell’uomo, l’uomo al quale sta parlando il tai-pan, era il Re dei Mendicanti di Hong Kong. Qui la mendicità era un enorme giro d’affari. Comunque, quell’uomo andò a trovare Hag Struan, così dice la storia. ‘Sono venuto per comprare una quinta parte della Nobil Casa’, disse con grande dignità. ‘È in vendita? Offro 200.000 tael d’argento.’ Era esattamente la somma di cui aveva bisogno lei per riscattare le cambiali. Mercanteggiarono, per salvare la faccia, e lui si accontentò di un decimo, il 10 per cento: un accordo incredibilmente onesto, perché entrambi sapevano che lui avrebbe potuto ottenere anche il 30 o il 40 per cento, per la stessa cifra, dato che in quel momento Hag era alla disperazione. Lui non chiese altro contratto che il sigillo di lei e la promessa che una volta l’anno lei, o il tai-pan, sarebbe andata da lui o dai suoi discendenti, dovunque vivessero, a chiedere il permesso di votare per il pacchetto di azioni. ‘Finché il tai-pan lo chiederà… avrà il diritto di votare.’
“‘Ma perché, onorevole Re dei Mendicanti? Perché mi salva dai miei nemici?’ chiese Hag Struan.
“‘Perché il suo avo, il vecchio Diavolo dagli Occhi Verdi, una volta salvò la faccia di mio nonno e lo aiutò a diventare il primo Re dei Mendicanti di Hong Kong.’”
Casey sospirò. “Lei ci crede, Peter?”
“Oh, sì.” Marlowe guardò Happy Valley. “Un tempo, questa era tutta una palude malarica. Fu Dirk a bonificarla.” Tirò una boccata alla sigaretta. “Un giorno scriverò di Hong Kong.”
“Se continua a fumare, non scriverà niente.”
“Ben detto. D’accordo, smetterò. Subito. Per oggi. Perché lei è carina.” Marlowe spense la sigaretta. Un altro sorriso, diverso. “Iiiih, ma potrei raccontarle certe cose su molti di coloro che ha conosciuto oggi. Non lo farò; non è giusto. Non posso mai raccontare le storie vere, anche se so tante cose!” Casey rise con lui, distogliendo gli occhi dai vecchi coniugi e guardando le altre tribune. Involontariamente si lasciò sfuggire un’esclamazione. Seduta al riparo della tribuna dei soci c’era Orlanda. Linc era con lei. Vicinissimo. Avevano l’aria di essere molto felici insieme: era facile capirlo, anche a quella distanza.
“Cosa…” cominciò Peter Marlowe, poi li vide a sua volta. “Oh! Non si preoccupi.”
Dopo un attimo, Casey distolse gli occhi. “Peter, quel favore. Posso chiederle quel favore, adesso?”
“Cosa vuole, come favore?”
“Voglio sapere di Orlanda.”
“Per distruggerla?”
“Per protezione. Per proteggere Linc da lei.”
“Forse lui non vuole essere protetto, Casey.”
“Giuro che non me ne servirò mai, a meno che lo ritenga assolutamente indispensabile.”
Lo scrittore sospirò. “Mi dispiace” disse, con sincera compassione. “Ma quello che potrei dirle di lei non servirebbe a proteggerla o a proteggere Linc. Niente che possa servire a distruggerla o a farle perdere la faccia. Anche se potessi non lo farei, Casey. Non sarebbe giusto. Non le pare?”
“No, ma glielo chiedo egualmente.” Lei si voltò a fissarlo, per forzargli la mano. “Lei ha accordato un favore. Sono venuta, quando ha avuto bisogno di me. Ora ho bisogno di lei. La prego.”
Marlowe la scrutò a lungo. “Cosa sa di lei?”
Casey gli riferì quel che aveva saputo… Gornt che manteneva Orlanda, Macao, la bambina.
“Allora sa tutto quel che so io; ma forse dovrebbe commiserarla.”
“Perché?”
“Perché è eurasiatica, e sola; Gornt è il suo unico sostegno, ed è molto precario. Lei vive sul filo del rasoio. È giovane, bella, e merita un futuro. Ma qui non c’è un futuro per lei.”
“Tranne Linc?”
“Tranne Linc o qualcuno come lui.” Gli occhi di Peter Marlowe erano color ardesia. “Forse non andrebbe tanto male, dal punto di vista di Linc.”
“Perché è eurasiatica, e io no?”
Di nuovo quello strano sorriso. “Perché Orlanda è una donna e lo è anche lei, ma lei ha tutte le carte in mano, e l’unica cosa che deve decidere è se vuole davvero entrare in guerra.”
“Sia sincero con me, Peter, la prego. Glielo sto chiedendo. Cosa mi consiglia? Ho paura… ecco, l’ho ammesso. La prego.”
“D’accordo, ma questo non è il favore che le devo” disse lui. “Si dice che lei e Linc non siate amanti, anche se è evidente che lei lo ama. Si dice che siete insieme da sei o sette anni, sempre vicini, ma senza… senza contatti. Lui è un uomo affascinante, lei è una donna affascinante, e fareste una splendida coppia. La parola chiave è coppia, Casey. Forse desidera il denaro e il potere e la Par-Con più di quanto desideri Linc. Questo è il suo problema. Non credo che potrà avere gli uni e l’altro.”
“Perché?”
“A me sembra che dovrebbe scegliere: la Par-Con e il potere e le ricchezze, ma niente Bartlett, se non come amico… oppure diventa la signora Bartlett e lo ama, e si comporta come quel tipo di donna che sarebbe sicuramente Orlanda. In un caso o nell’altro, dovrà impegnarsi al cento per cento… lei e Linc siete entrambi troppo forti, e probabilmente vi siete messi reciprocamente alla prova troppe volte per potervi ingannare. Lui ha già divorziato una volta, e quindi sta in guardia. Lei ha superato l’età dei colpi di fulmine tipo Giulietta, e perciò sta altrettanto in guardia.”
“È anche psichiatra, Peter?”
Lui rise. “No, né sono un padre confessore, anche se mi piace sapere tante cose sul conto della gente, e ascoltare, ma non fare prediche, e soprattutto non mi va di dare consigli… è il compito più ingrato del mondo.”
“Quindi, niente possibilità di compromesso?”
“Io non credo: ma non sono al suo posto. Lei ha il suo karma. Indipendentemente da Orlanda… se non sarà Orlanda, sarà un’altra donna, migliore o peggiore, più carina o forse meno, perché, comunque vadano le cose, vittoria, sconfitta o pareggio, Orlanda ha le qualità necessarie per fare un uomo felice e contento, e vivo, come uomo. Mi dispiace, non volevo essere maschilista; ma dato che me l’ha chiesto, le consiglio di decidersi in fretta.”
Gavallan entrò in fretta nel palco di Shitee T’Chung e raggiunse il tai-pan. “Buonasera” disse educatamente ai due vecchi coniugi. “Mi dispiace, tai-pan, ma il tizio che cercavi se ne è già andato.”
“Accidenti!” Dunross rifletté un secondo, poi si scusò e uscì insieme a Gavallan. “Vieni al cocktail?”
“Sì, se ci tieni… ma temo di non essere di molta compagnia.”
“Entriamo un secondo. ” Dunross lo precedette nel suo ufficio privato. C’era il tè pronto, e una bottiglia di Dom Pérignon nel secchiello di ghiaccio.
“Festeggiamo?” chiese Gavallan.
“Sì. Tre cose: l’acquisto della General Stores, il salvataggio della Ho-Pak e l’alba della nuova era.”
“Oh?”
“Sì.” Dunross si accinse ad aprire la bottiglia. “Per esempio tu: voglio che parti per Londra lunedì sera con i tuoi figli.” Gavallan sgranò gli occhi, ma non disse nulla. “Voglio che controlli come sta Kathy, e parli con il suo specialista, e poi porti lei e i ragazzi a Castle Avisyard. Voglio che ti insedi ad Avisyard per sei mesi, o magari un anno o due. Sei mesi di sicuro… prendetevi tutta l’ala orientale.” Gavallan represse un’esclamazione. “Diventerai il capo di una nuova divisione segreta, dovrà essere un segreto per tutti – Alastair, mio padre, ogni componente della famiglia, incluso David. Un segreto per tutti, eccettuato me.”
“Quale divisione?” Gavallan non nascondeva l’eccitazione e la gioia.
“C’è un tale che voglio farti conoscere questa sera, Andrew. Jamie Kirk. Sua moglie è una noia, ma invitali ad Avisyard. Voglio che ti infiltri in Scozia, soprattutto ad Aberdeen. Voglio che acquisti proprietà immobiliari, ma senza chiasso: terreni industriali, zone portuali, potenziali aeroporti, eliporti vicino ai docks. Ci sono docks, là?”
“Cristo, tai-pan, non lo so. Non ci sono mai stato.”
“Neppure io.”
“Eh?”
Dunross rise dell’espressione di Gavallan. “Non preoccuparti. Il tuo bilancio preventivo iniziale è di un milione di sterline.”
“Cristo, ma da dove diavolo arriva il mil…”
“Non ci pensare!” Dunross torse il tappo e lo trattenne, smorzando abilmente lo scoppio. Versò il vino pallido e secco. “Hai un milione di sterline da spendere nei prossimi sei mesi. Altri 5 milioni nei prossimi due anni.”
Gavallan lo guardava a bocca aperta.
“In questo periodo io voglio che la Nobil Casa, con estrema discrezione, diventi la grande potenza di Aberdeen, con le terre migliori e la migliore influenza nei consigli comunali. Voglio che tu diventi il laird di Aberdeen… e della zona a est fino a Inverness e a sud fino a Dundee. In due anni. D’accordo?”
“Sì, ma…” Gavallan s’interruppe, stordito. Per tutta la vita aveva sempre desiderato lasciare l’Asia, e lo stesso valeva per Kathy e i ragazzi, ma non era mai stato possibile e non ci avevano neppure pensato. Adesso Dunross gli offriva l’Utopia, e lui non riusciva a capire. “Ma perché?”
“Parla con Kirk, incanta sua moglie e ricorda, laddie, bocca chiusa.” Dunross gli porse un bicchiere e ne prese uno per sé. “Alla Scozia, alla nuova era e al nostro nuovo feudo.” Poi aggiunse, nel segreto del suo cuore: E al Mare del Nord! Tutti gli dei siano testimoni: la Nobil Casa mette in atto il Piano di Contingenza Uno.