67.

Ore 17,50

Le tribune erano vuote, salvo per gli addetti alle pulizie, e quasi tutti i palchi erano bui. La pioggia cadeva a rovesci dal cielo, in una solida coltre d’acqua. Era quasi il crepuscolo. Tutto intorno all’ippodromo, il traffico era imbottigliato. Migliaia di persone tornavano verso casa a piedi, bagnate fradicie, ma a cuor leggero. Il sabato successivo sarebbe stato un altro giorno di corse, e ci sarebbe stata un’altra quinta corsa e oh, oh, oh, un’altra sfida, e questa volta il tai-pan monterà sicuramente Noble Star e magari Barbanera monterà Pilot Fish e quei due quai loh si ammazzeranno per il nostro divertimento.

Una Rolls, uscendo dall’ingresso dei soci, spruzzò alcuni pedoni che urlarono una raffica di oscenità, ma in realtà i cinesi non se la prendevano veramente. Un giorno ne avrò una anch’io, pensavano tutti. Mi basta solo un po’ di fottuta fortuna. Solo un po’ di fortuna sabato prossimo, e ne avrò abbastanza per comprare un po’ di terra o un appartamento da affittare, da barattare con un attico di un palazzo, da ipotecare per acquistare un quarto di ettaro a Central. Iiiih, come mi divertirò ad andare in giro in Rolls, con una targa con un numero fortunato, come quella! Hai visto chi era? Tok il Tassista, che sette anni fa guidava un bo-pi, un tassì abusivo, e poi un giorno ha trovato 10.000 dollari di Hong Kong sul sedile posteriore e li ha tenuti nascosti per cinque anni fino a quando è scaduto il termine, e li ha investiti tutti in Borsa, nel boom di tre anni fa, ha guadagnato una somma enorme, e poi ha preso quel che aveva guadagnato e ha comprato appartamenti. Iiiih, il boom! Ricordi quello che ha scritto Tung il Vecchio Cieco nella sua rubrica, a proposito del boom imminente? Sì, ma e il crollo della Borsa e l’assalto agli sportelli delle banche?

Ayeeyah, è tutto finito! Non hai sentito la notizia? La grande banca rileva la Ho-Pak e garantisce tutti i debiti di Kwang il Banchiere. Hai sentito che la Nobil Casa compra la General Stores? Due belle notizie annunciate in un giorno di corse. Non era mai accaduto! È strano! Molto strano! Non credi… Fottuti tutti gli dei! È tutto uno sporco trucco di quei diavoli stranieri per manovrare la Borsa e derubarci dei profitti che ci spettano? Oh, oh, oh, sono d’accordo! Sì, dev’essere un gioco sporco! È troppo, per una fottuta coincidenza! Oh, quei furbi, spaventosi barbari! Grazie a tutti gli dei l’ho capita, e così posso prepararmi! Ora, che cosa devo fare…

Mentre si avviavano verso casa erano tutti divorati da un’eccitazione crescente. Quasi tutti erano più poveri di quando erano venuti all’ippodromo, ma alcuni erano molto più ricchi. Wu dagli Occhiali, l’agente della stazione di polizia di East Aberdeen, era uno di costoro. Crosse gli aveva permesso di andare alle corse, anche se doveva rientrare per le sei e un quarto, quando il prigioniero sarebbe stato interrogato di nuovo, e lui doveva fare da interprete per il dialetto di Ning-tok. Il giovane rabbrividì, e il suo Sacco Segreto si agghiacciò al pensiero della rapidità con cui il grande Brian Kwok aveva spifferato tutti i suoi segreti.

Ayeeyah, pensò, pervaso da una paura superstiziosa. Questi barbari color rosa sono veri diavoli, e riescono a rigirare noi persone civili, e a farci impazzire. Ma se entrerò nell’SI, questo mi proteggerà e mi metterà nelle mani alcuni dei loro segreti, e con quei segreti e altri segreti dei diavoli stranieri, diventerò un antenato!

Wu dagli Occhiali cominciò a sorridere. La sua sorte era cambiata, da quando aveva trovato quella vecchia amah. Quel giorno gli dei lo avevano favorito grandemente. Aveva azzeccato un’accoppiata, la duplice e tre piazzati, reinvestendo ogni volta le vincite, e adesso aveva 5753 dollari di Hong Kong in più. Aveva già fatto i suoi piani per quel denaro. Avrebbe finanziato il quinto Zio perché acquistasse una stampatrice per plastica, usata, per avviare una fabbrichetta di fiori di plastica, in cambio del 51 per cento; altri 1000 dollari sarebbero serviti a pagare la costruzione di due abitazioni nella zona di reinsediamento, da affittare, e gli ultimi 1000 li avrebbe tenuti in serbo per il prossimo sabato!

Una Mercedes suonò il clacson, assordandolo e facendolo sobbalzare. Wu dagli Occhiali riconobbe uno degli uomini seduti dietro; era Rosemont, il barbaro della CIA che aveva a disposizione fondi illimitati da spendere. Gli americani sono così ingenui, pensò. L’anno prima, quando i suoi parenti avevano passato il confine, durante l’esodo, lui li aveva mandati tutti al consolato, secondo un ordine ben preciso, ogni mese un nome diverso e una storia diversa, per unirsi al gruppo sempre crescente dei cristiani del riso o, per essere più esatti, degli anticomunisti del riso. Era così facile ottenere pasti gratis e un po’ di denaro dal consolato degli Stati Uniti. Bastava fingere di aver paura e dire, nervosamente, che avevi appena passato il confine, che eri contrario al presidente Mao e che nel tuo villaggio i comunisti avevano commesso queste e quelle atrocità. Gli americani erano ben felici di sentire notizie sui movimenti delle truppe della Repubblica Popolare, veri o immaginari. Oh, come si affrettavano a scrivere tutto quanto e a chiedere altri dati. Qualunque informazione, qualunque stupida informazione che potevi procurarti se sapevi leggere un giornale, per loro era molto preziosa, se veniva sussurrata roteando gli occhi.

Tre mesi prima, Wu dagli Occhiali aveva avuto una grande idea. Insieme a quattro membri del suo clan, uno dei quali era stato giornalista di un quotidiano comunista di Canton, Wu dagli Occhiali si era offerto – ma per mezzo di intermediari fidati, in modo che fosse impossibile risalire a lui e ai suoi parenti – di fornire a Rosemont un rapporto segreto mensile, un testo d’informazioni, nome in codice Freedom Fighter, Combattente per la libertà, sulle condizioni oltre la cortina di Bambù, a Canton e nei dintorni. Per provare la qualità delle sue informazioni, Wu dagli Occhiali aveva offerto gratis i primi due numeri… per prendere una possente tigre è conveniente sacrificare un agnello rubato. Se la CIA li avesse considerati accettabili, i tre successivi sarebbero stati pagati 1000 dollari di Hong Kong ciascuno; e se questi fossero risultati egualmente preziosi, allora si sarebbe concluso un nuovo contratto per un anno.

I primi due erano stati elogiati tanto che era stato concluso un accordo immediato per cinque rapporti, a 2000 dollari di Hong Kong ciascuno. La settimana prossima avrebbe incassato il primo pagamento. Oh, come si erano congratulati tra loro. Il contenuto dei rapporti era stato spigolato da trenta giornali cantonesi, arrivati ogni giorno con il treno che portava anche maiali, pollame e generi alimentari; e potevano venire acquistati senza difficoltà nelle edicole di Wanchai. Tutto quel che dovevano fare era leggerli meticolosamente e ricopiare gli articoli, dopo aver eliminato la retorica comunista: articoli sui raccolti, le costruzioni, l’economia, le nomine del partito, nascite, morti, sentenze, estorsioni e colore locale… tutto quello che ritenevano interessante. Wu dagli Occhiali traduceva i pezzi scelti dagli altri.

Si sentiva pervadere dalla soddisfazione. Freedom Fighter aveva un potenziale enorme. A loro non costava quasi niente. “Ma qualche volta dobbiamo aver cura di commettere qualche errore” aveva detto Wu dagli Occhiali agli altri. “E qualche volta dobbiamo saltare un mese… ‘ci dispiace, il nostro agente a Canton è stato assassinato per aver tradito Segreti di Stato…’” Oh, sì. E presto, quando sarò entrato nell’SI e sarò un esperto agente dello spionaggio, saprò come presentare meglio alla CIA le informazioni della stampa. Forse ci espanderemo e faremo una prova con un rapporto da Pechino e un altro da Sciangai. Possiamo procurarci giornali un po’ più vecchi di Pechino e di Sciangai, senza difficoltà e con pochissima spesa. Gli dei siano ringraziati per la curiosità degli americani!

Un tassì strombettò e passò oltre, lanciando spruzzi. Wu dagli Occhiali si fermò un attimo per lasciarlo andare, poi proseguì, incurante delle imprecazioni, dello strombazzare e del chiasso, lungo l’alta staccionata che cingeva l’ippodromo. Diede un’occhiata all’orologio. Aveva tempo. La sede centrale non era lontana.

La pioggia cadeva più forte, ma lui non la sentiva; il calore delle vincite che aveva in tasca rendeva più leggero il suo passo. Raddrizzò le spalle. Sii forte, sii saggio, s’impose. Questa sera devo stare attento. Forse chiederanno la mia opinione. Io so che il sovrintendente comunista Brian Kwok mente qua e là, ed esagera. In quanto alle atomiche, perché sono poi tanto importanti? Certo che il Regno Medio ha le sue atomiche. Anche gli stupidi sanno quello che sta succedendo da anni nel Sinkiang, presso le rive del lago Bos-teng-hu. E naturalmente, presto avremo i nostri missili e i nostri satelliti. Ma certo! Perché, non siamo civili? Non abbiamo inventato noi la polvere da sparo e i razzi, e li abbiamo abbandonati millenni fa perché erano barbari?

Nell’ippodromo, oltre la recinzione, le donne addette alle pulizie rastrellavano i rifiuti lasciati da migliaia di persone, setacciando pazientemente alla ricerca di una moneta o di un anello perduto, di una penna stilografica o di bottiglie che valevano una monetina di rame ciascuna. Rannicchiato accanto a un mucchio di bidoni dell’immondizia, al riparo dalla pioggia, c’era un uomo.

“Avanti, vecchio, non può dormire qui” disse una donna, non troppo sgarbatamente, scuotendolo. “È ora di tornare a casa!” Il vecchio aprì gli occhi per un istante, fece per alzarsi ma si fermò, emise un gran sospiro e si abbandonò come un pupazzo di stracci.

Ayeeyah” mormorò Yang Un Dente. Aveva visto molte volte la morte, nei suoi settant’anni, ed era in grado di riconoscerla. “Ehi, sorella minore” disse educatamente alla sua amica. “Vieni qui! Questo vecchio è morto.”

La sua amica aveva sessantaquattro anni, era curva e segnata, ma altrettanto forte. Anche lei era sciangaiese. Uscì sotto la pioggia e sbirciò. “Sembra un mendicante.”

“Sì. Sarà bene dirlo al caposquadra.” Yang Un Dente s’inginocchiò e gli frugò meticolosamente nelle tasche. C’erano tre dollari di Hong Kong in spiccioli, nient’altro. “Non è molto” disse. “Non importa.” Divise in parti eguali le monete. In tutti quegli anni, avevano sempre diviso quel che trovavano.

“Che cos’ha nella mano sinistra?” chiese l’altra. Un Dente aprì le dita scarne. “Solo qualche giocata.” Le sbirciò, poi se le accostò agli occhi e le sfogliò. “È la duplice accoppiata…” cominciò, poi sghignazzò all’improvviso. “Iiiiih, quel povero sciocco aveva azzeccato la prima e perduto la seconda… aveva puntato su Butterscotch Lass!” Le due donne risero insieme, istericamente, della malizia degli dei.

“Deve essere stato questo a far venire un colpo al povero vecchio… l’avrebbe fatto venire anche a me! Ayeeyah, esserci arrivato così vicino, eppure così lontano, sorella maggiore.”

“Il fato” Yang Un Dente sghignazzò di nuovo e buttò le giocate in un bidone della spazzatura. “Gli dei sono dei e gli uomini sono uomini, ma iiiiih, capisco perché il vecchio è morto. Sarei morta anch’io!” Le due donne risero ancora, addolorate dalla malasorte, e la più vecchia si massaggiò il petto per alleviare il dolore. “Ayeeyah, ho bisogno di una medicina. Tu vai ad avvertire il caposquadra, sorella minore, iiiiih, ma come sono stanca questa sera. Che sfortuna: poco è mancato che lui diventasse milionario, ma adesso? Il fato! Vai a dirlo tu al caposquadra. Sono stanca, stasera” disse ancora, con voce tremula, appoggiandosi al rastrello.

L’altra se ne andò, meravigliandosi degli dei e della rapidità con cui davano e toglievano… se esistono, pensò fuggevolmente.

Stancamente, Yang Un Dente continuò il suo lavoro, con la testa dolorante; ma appena fu sicura di essere sola e inosservata sfrecciò verso il bidone della spazzatura e recuperò freneticamente le giocate, con il cuore che le batteva come non era mai avvenuto in vita sua. Convulsamente si assicurò che gli occhi non l’avessero ingannata e che i numeri fossero esatti. Ma non c’erano errori. Ognuna di quelle giocate era vincente. Con la stessa frenesia se le cacciò in tasca, poi si assicurò di non averne dimenticato nessuna tra i rifiuti. Si affrettò ad ammucchiare altre immondizie, sollevò il bidone e lo rovesciò in un altro, e intanto la sua mente urlava: domani potrò incassare le giocate, ho tre giorni di tempo per incassarle! Oh, benedetti tutti gli dei, sono ricca, ricca, ricca! Devono essere cento o duecento giocate, ognuna da 5 dollari. Ogni giocata paga 265 dollari… se sono cento, allora fanno 26.500 dollari di Hong Kong, se sono duecento, 53.000…

Si sentì mancare e si rannicchiò vicino al morto, appoggiandosi al muro, senza neppure badargli. Sapeva che non poteva contare subito le giocate, non ne aveva il tempo. Ogni secondo era vitale. Doveva prepararsi. “Sii prudente, vecchia sciocca” mormorò, e poi, ancora una volta, per poco non si abbandonò al panico. Smettila di parlare a voce alta! Sii prudente, vecchia sciocca, o la sorella minore s’insospettirà… Oh, oh, oh, chissà se in questo momento sta esponendo al caposquadra i suoi sospetti? Oh, che cosa devo fare? La sorte ha prediletto me, sono stata io a trovare il vecchio… ayeeyah, che cosa farò? Forse mi perquisiranno. Se mi vedono in questo stato, sospetteranno…

La testa le doleva terribilmente, e un’ondata di nausea la scuoteva. Vicino c’erano le toelette. Si alzò, a tentoni, e vi andò zoppicando. Dietro di lei, altre donne setacciavano e ripulivano. L’indomani sarebbero ritornate, perché ci sarebbe stato ancora parecchio da fare. Il suo turno doveva ricominciare alle nove del mattino. Nella toeletta vuota, Yang Un Dente tirò fuori le giocate con dita tremanti, le avvolse in uno straccio, trovò un mattone smosso nel muro, e le nascose dietro il mattone.

Quando uscì, ricominciò a respirare. Il caposquadra ritornò con l’altra vecchia, diede un’occhiata all’uomo, gli frugò le tasche con cura, e trovò un rotolino di carta argentata che era sfuggito alle due donne. Conteneva un pizzico di Polvere Bianca. “Renderà 2 dollari” disse, sapendo che ne valeva più di 6. “Divideremo, 70 per cento a me e 30 a voi due.” Per salvare la faccia, Un Dente discusse e alla fine si accordarono: lui avrebbe cercato di ottenere 3,10 dollari, e avrebbero diviso, il sessanta a lui e il quaranta a loro. Soddisfatto, l’uomo se ne andò.

Quando rimasero di nuovo sole, la donna più giovane cominciò a setacciare l’immondizia.

“Cosa fai?” chiese Un Dente.

“Voglio solo controllare quelle giocate, sorella maggiore. Tu non hai la vista molto buona.”

“Accomodati” disse Un Dente, alzando le spalle. “Questo tratto l’ho pulito. Vado là!” indicò con il dito nodoso un nuovo mucchio di immondizia vergine sotto una fila di sedili. L’altra donna esitò, poi la seguì, e Un Dente quasi ridacchiò di gioia, sapendosi al sicuro. Domani tornerò lamentandomi del mal di stomaco. Potrò recuperare il mio tesoro e andare a casa. Cosa farò della mia ricchezza?

Innanzi tutto, l’acconto per due abiti da ballo quai loh per la terza nipote, in cambio di metà dei suoi guadagni del primo anno. Diventerà una magnifica puttana nella Good Luck Dance Hall. Poi, il secondo figlio smetterà di fare il coolie nel cantiere di Kotewall Road. Lui e il quinto nipote e il secondo nipote diventeranno costruttori, ed entro la settimana verseremo l’anticipo per un pezzo di terra e cominceremo a costruire…

“Mi sembri molto contenta, sorella maggiore.”

“Oh, sì, sono contenta, sorella minore. Mi dolgono le ossa, ho la febbre come sempre e lo stomaco in disordine, ma sono viva, e quel vecchio è morto. È una lezione degli dei. Tutti gli dei mi siano testimoni, appena l’ho visto, la prima volta, ho creduto che fosse mio marito, che è morto quando siamo fuggiti da Sciangai, quindici anni fa. Ho creduto di vedere uno spettro! Per poco lo spirito non mi ha abbandonata, perché quel vecchio sembrava il suo gemello!”

Ayeeyah, è orribile! È terribile! Spettri! Che tutti gli dei ci proteggano dagli spettri!”

Oh, sì, pensò la vecchia, gli spettri sono terribili. Dunque, dove ero arrivata? Oh, sì… 1000 dollari andranno per l’accoppiata di sabato prossimo. E con quelle vincite mi comprerò… mi comprerò una dentiera! Iiiiih, sarà meraviglioso, avrebbe voluto gridare, semisvenuta per la gioia repressa, per tutta la vita, per tutta la vita da quando aveva quattordici anni e il calcio di un fucile mancese le aveva fracassato i denti in una delle continue sommosse contro la dinastia straniera dei Ch’ing, aveva portato il soprannome di Un Dente. E l’aveva sempre odiato. Ma adesso… oh, dei, siatemi testimoni! Mi comprerò una dentiera con le vincite di sabato prossimo… e comprerò e accenderò due candele nel tempio più vicino, per ringraziare di questa fortuna.

“Mi sento debole, sorella minore” disse, e per la verità era disfatta dalla felicità. “Potresti portarmi un po’ d’acqua?”

L’altra se ne andò borbottando. Un Dente sedette per un momento e si permise un enorme sorriso, tastandosi le gengive con la lingua. Iiiih, quando vincerò, se vincerò abbastanza, voglio un dente d’oro, uno solo al centro, per ricordare. Yang Dente d’Oro, questo sì che suona bene, pensò, troppo astuta per mormorarlo a voce alta, sebbene fosse completamente sola. Sì, l’onorevole Yang Dente d’Oro, dell’impero edilizio Yang…