Ore 20,05
“Ian? Scusi se la disturbo” disse Bartlett.
“Oh, salve!” Dunross, che stava conversando con altri invitati, si voltò. Bartlett era solo. “Voi due non ve ne andrete, spero… il cocktail durerà almeno fino alle nove e mezzo.”
“Casey si fermerà un po’. Io ho un appuntamento.”
Dunross sorrise. “Spero che sia carina.”
“Lo è, ma questo verrà dopo. Prima ho una riunione di affari. Ha un minuto?”
“Ma certo. Scusatemi un momento” disse Dunross agli altri, e precedette Bartlett attraverso l’anticamera affollata, su una delle terrazze. La pioggia era meno forte, ma continuava implacabile. “L’acquisto della General Stores è praticamente certo, con la nostra proposta, e la Superfoods non farà offerte più alte. Guadagneremo sicuramente il proverbiale pozzo di quattrini… se io riuscirò a fermare Gornt.”
“Sì. Lunedì si vedrà.”
Dunross lo guardò attentamente. “Ho molta fiducia.”
Bartlett sorrise, nascondendo stanchezza e preoccupazione. “L’ho notato. Ma volevo chiedere: andiamo comunque a Taipei, domani?”
“Stavo per proporle di rimandare alla settimana prossima, al prossimo weekend. Domani e lunedì sono piuttosto importanti per entrambi. A lei sta bene?”
Bartlett annuì, dissimulando il sollievo. “A me sta benissimo.” E risolve il mio problema con Orlanda, pensò. “Bene, allora me ne vado.”
“Prenda la macchina. Basta che mi rimandi Lim quando non le servirà più. Verrà alla corsa in salita, se ci sarà? Durerà dalle dieci del mattino fin verso mezzogiorno.”
“Dove?”
“Nei Nuovi Territori. Le manderò la macchina, tempo permettendo. Porti anche Casey, se vuol venire.”
“Grazie.”
“Non stia in pensiero per Casey, questa sera… la farò riaccompagnare. È libera per la serata?”
“Credo di sì.”
“Bene, allora l’inviterò a venire con noi… andremo a cenare alla cinese, con un piccolo gruppo di amici.” Dunross lo scrutò. “Nessuna difficoltà?”
“No. Niente che non si possa risolvere.” Bartlett sorrise e si allontanò, preparandosi al prossimo incontro… Armstrong. Aveva preso in disparte Rosemont qualche minuto prima e gli aveva riferito il suo colloquio con Banastasio.
“È meglio che lasci fare a noi, Linc” aveva detto Rosemont. “Per quanto la riguarda, ci ha informati ufficialmente. Noi del consolato. Passerò la notizia a chi di dovere. Lasci stare tutto… lo dica a Casey, d’accordo? Se Banastasio chiama uno di voi due, prendete tempo, avvertiteci, e faremo qualcosa. Ecco il mio numero di telefono… può chiamarmi ventiquattro ore su ventiquattro.”
Bartlett era uscito dalla porta principale e aveva raggiunto gli altri che attendevano impazienti le loro macchine.
“Oh, salve, Linc” disse Murtagh, che scendeva in fretta da un tassì. Per poco non lo fece cadere. “Scusami! La festa è ancora in corso?”
“Sicuro, Dave. Come mai tanta fretta?”
“Devo vedere il tai-pan!” Murtagh abbassò la voce, eccitatissimo. “C’è una buona probabilità che la sede centrale ci stia, se Ian fa qualche concessione. Casey è ancora qui?”
“Sì” disse Bartlett, con tutti i sensi all’erta, dimenticando ogni altra cosa. “Quale concessione?” chiese, guardingo.
“Raddoppiare il periodo degli scambi con l’estero, e trattare direttamente con la First Central, assicurandosi la prima opzione su tutti i futuri prestiti per cinque anni.”
“Non è molto” disse Bartlett, dissimulando la perplessità. “E com’è l’accordo completo?”
“Non posso fermarmi, Linc, ho bisogno del consenso del tai-pan. Loro stanno aspettando, ma è esattamente come l’abbiamo ideato io e Casey. Diavolo, se concludiamo, il tai-pan ci dovrà favori fino a quando gelerà l’inferno!” Murtagh corse via.
Bartlett lo seguì con gli occhi, senza capire. Fece per rientrare in casa, ma si fermò e tornò a rimettersi in fila. C’è tutto il tempo, si disse. Non è necessario chiederlo a lei, per ora. Pensaci.
Casey gli aveva detto dei legami tra la Royal Belgium e la Firt Central, e Murtagh lo aveva spiegato più dettagliatamente quel pomeriggio, e aveva aggiunto che era difficilissimo mettere piede lì a Hong Kong, a causa dell’ostilità ufficiale: ma era stato tutto. Bartlett aveva notato il nervosismo del texano e il nervosismo di Casey. Al momento, l’aveva attribuito alle corse.
Ma adesso? si domandò, insospettito. Casey e Murtagh e il tai-pan! “La First Central ci sta se” e “il tai-pan ci dovrà favori finché gelerà l’inferno…” e “esattamente come l’abbiamo ideato io e Casey”. L’intermediaria è lei? Casey condurrebbe a guinzaglio quel tipo, non farebbe da messaggera. Diavolo, Casey lo menerebbe per il naso: non è abbastanza furbo per lei. Quindi, probabilmente è stata lei a suggerirgli… che cosa? Di cosa ha bisogno soprattutto il tai-pan?
Credito, in fretta, a milioni ed entro lunedì.
Gesù, la First Central lo appoggerà! Deve trattarsi di questo. Se. Se lui fa certe concessioni, e le farà per non andare a picco…
“Vuole la macchina, signore?”
“Oh, sì, Lim, sicuro. Al comando della polizia, a Wanchai. Grazie.” Bartlett salì, continuando a riflettere.
Dunque Casey ha avviato un suo gioco personale. Deve averlo in piedi da un giorno o due, ma non me l’ha detto. Perché? Se non mi sbaglio e l’accordo va in porto, Ian ha le armi per respingere Gornt, addirittura per stenderlo. Casey si è data parecchio da fare per aiutarlo contro Gornt. Senza la mia approvazione. Perché? E in cambio di cosa?
Il denaro per poter dire “crepa” al mondo! Il 50 per cento è il suo pagamento… i 2 milioni sono miei, ma lei si prende la metà?
Sicuro. Questa è una possibilità… l’unica che mi venga in mente, al momento. E le altre? Gesù! Casey indipendente, magari passata al nemico? Sono ancora nemici tutti e due, Ian e Gornt.
L’eccitazione di Bartlett crebbe.
Cosa devo fare?
Il denaro che ho rischiato con Gornt è coperto in ogni caso. Anche i 2 milioni alla Struan sono coperti, e restano. Non ho mai avuto intenzione di rimangiarmi l’impegno… l’ho detto solo per vedere come reagiva Casey. L’accordo con la Struan è buono in ogni caso. Quello con Gornt è altrettanto buono, in ogni caso. Quindi il mio piano è ancora valido… posso ancora buttarmi da una parte o dall’altra, anche se il momento è critico.
Ma adesso c’è Orlanda.
Se c’è Orlanda, allora devo scegliere gli Stati Uniti o qualche altro posto, ma non Hong Kong. È evidente che non sarebbe mai la benvenuta nel tondino di Happy Valley. O nelle cricche e nei club. Non verrebbe mai invitata volentieri nelle grandi case, eccettuato forse Ian. E Gornt, ma lui lo farebbe per provocare, per tirare le redini, per ricordarle il suo passato… come la notte scorsa, quando è comparsa sul ponte l’altra ragazza. Ho visto la faccia di Orlanda. Oh, ha dissimulato, meglio di quanto avrebbe potuto fare chiunque altra, eccettuata forse Casey. Odiava l’idea che l’altra ragazza fosse stata sottocoperta, nella camera da letto padronale che un tempo era sua.
Forse Gornt non l’ha fatto di proposito? Forse la ragazza è salita di sua iniziativa. È ridiscesa quasi subito. Forse non doveva neppure salire. Forse.
Merda! Ci sono troppe cose che non riesco a capire, come la General Stores e il salvataggio della Ho-Pak: troppe cose concordate da un paio di uomini, di sabato… un paio di whisky qui e una telefonata là. È tutta dinamite, se fai parte del club ma, Gesù, stai in guardia se non ne fai parte. Qui devi essere britannico o cinese, per essere a casa tua.
Io sono un estraneo, come Orlanda.
Eppure potrei essere felice, qui, per un po’. E potrei addirittura cavarmela, con Orlanda, per breve tempo, durante le varie visite. Potrei tenere in pugno questa zona del Pacifico e la Par-Con diventerebbe la Nobil Casa; ma perché venisse accettata come la Nobil Casa dai britannici e dai cinesi, dovrebbe essere comunque Struan-Par-Con con il nostro nome scritto in lettere più piccole, oppure Rothwell-Gornt-Par-Con, alle stesse condizioni.
Casey?
Con Casey, la Par-Con potrebbe essere facilmente una Nobil Casa. Ma posso ancora fidarmi di Casey? Perché non me l’ha detto? Si è lasciata incantare da Hong Kong e sta cominciando a giocare in proprio per diventare il Numero Uno?
Farai meglio a scegliere, vecchio mio, finché sei ancora tu il tai-pan.
“Sì, Phillip?”
Erano nello studio, sotto il ritratto di Dirk Struan, e Dunross aveva scelto di propostio quel luogo. Phillip Chen sedeva di fronte a lui: molto formale, molto corretto e molto stanco. “Come sta Alexi?”
“Non ha ancora ripreso i sensi. Il dottor Tooley dice che si rimetterà, se rinviene in un paio d’ore.”
“Tiptop?”
“Devo telefonargli alle nove.”
“Non è ancora arrivata l’approvazione delle… delle autorità?”
Dunross socchiuse gli occhi. “Conosci l’accordo che ha proposto?”
“Oh, sì, tai-pan. Me… me lo ha chiesto lui. Mi è ancora difficile crederlo… Brian Kwok? Dio ci aiuti, ma sì… ha chiesto la mia opinione prima di fare la proposta a te.”
“Perché diavolo non me l’hai detto?” scattò Dunross.
“Giustamente, tu non mi consideri più compradore della Nobil Casa e non mi onori più della tua fiducia.”
“Ti consideri degno di fiducia?”
“Sì. L’ho dimostrato molte volte in passato, e anche mio padre… e il padre di mio padre. Ma anche così, se io fossi in te e fossi al tuo posto, questo incontro non avrebbe avuto luogo. Non ti vorrei in casa mia e avrei già deciso i modi per annientarti.”
“Forse l’ho già fatto.”
“Tu no.” Phillip Chen indicò il ritratto. “Lui l’avrebbe fatto, ma non tu, Ian Struan Dunross.”
“Non ci contare.”
“Ci conto.”
Dunross non disse nulla. Attese.
“Prima la moneta. Aspetta che il favore ti venga chiesto. Cercherò di sapere in anticipo di cosa si tratta. Se è troppo…”
“Sarà troppo.”
“Cosa chiederà?”
“Qualcosa che ha a che fare con la droga. Corre voce che Quattro Dita, Yuen il Contrabbandiere e Lee Polvere Bianca siano soci nel contrabbando dell’eroina.”
“Ci stanno pensando. Non si sono ancora associati” disse Phillip Chen.
“Perché non mi hai detto neppure questo? È tuo dovere, quale compradore, tenermi informato, non mettere per iscritto i dettagli riservati dei nostri segreti e poi lasciare che finiscano nelle mani dei nostri nemici.”
“Ti chiedo di nuovo perdono. Ma ora è il momento di parlare.”
“Perché sei finito?”
“Perché potrei essere finito… se non dimostro ancora una volta la mia utilità. ” Il vecchio guardò Dunross, e vide le facce di molti tai-pan nel volto dell’uomo che gli sedeva di fronte; e non gli piaceva quel volto, e quello dell’uomo sopra il camino, che lo fissava con occhi penetranti… il pirata diavolo straniero che aveva rinnegato il suo bisnonno perché aveva il sangue misto, anche se metà di quel sangue era il suo.
Ayeeyah, pensò, frenando la collera. Questi barbari e la loro intolleranza! Abbiamo servito cinque generazioni di tai-pan, e adesso questo minaccia di cambiare il legato di Dirk per un unico errore?
“Per quel che riguarda la richiesta, anche se riguarda l’eroina o altre droghe, avrà a che fare con un’azione futura. Accetta, tai-pan, e ti prometto che sistemerò Quattro Dita molto prima che tu debba mantenere l’impegno.”
“Come?”
“Questa è la Cina. Risolverò ogni cosa alla cinese. Lo giuro per il sangue dei miei antenati.” Phillip Chen indicò il ritratto. “Continuerò a proteggere la Nobil Casa come ho giurato di fare.”
“Che altro avevi nella tua cassaforte? Ho esaminato tutti i documenti e i bilanci che hai consegnato ad Andrew. Se quelle informazioni sono finite in mani sbagliate, siamo indifesi.”
“Sì, ma solo nei confronti di Bartlett e della Par-Con, purché lui le tenga per sé e non le passi a Gornt o a qualche altro nemico di qui. Tai-pan, Bartlett non mi sembra un individuo malintenzionato. Forse possiamo trattare con lui per riottenere quello che ha, e chiedergli di mantenere segrete le informazioni.”
“Per riuscirci, devi fare un baratto servendoti di un segreto che lui non vuole far risapere. Ce l’hai?”
“Non ancora. Come nostro socio, dovrebbe proteggerci.”
“Sì. Ma lui sta già trattando con Gornt e ha anticipato 2 milioni di dollari USA per coprire Gornt che svendeva le nostre azioni.”
Phillip Chen impallidì. “Iiiih, questo non lo sapevo.” Rifletté per un momento. “Quindi lunedì Bartlett ci abbandonerà e passerà al nemico?”
“Non so. Credo che al momento stia alla finestra. Al suo posto, farei anch’io così.”
Phillip Chen si agitò sulla sedia. “Lui è molto affezionato a Orlanda, tai-pan.”
“Sì, Orlanda potrebbe essere una chiave. Deve avere combinato tutto Gornt, o almeno l’ha spinta verso Bartlett.”
“Hai intenzione di dirglielo?”
“No, a meno che ci sia una ragione. Lui è maggiorenne.” Il tono di Dunross divenne ancora più duro. “Tu cosa proponi?”
“Sei d’accordo per le nuove concessioni chieste dalla First Central?”
“Dunque sai anche questo?”
“Devi aver voluto far sapere a tutti che cercavi il loro appoggio, tai-pan. Altrimenti, perché avresti invitato Murtagh nel tuo palco alle corse, e perché l’avresti invitato qui? È stato facile sommare due più due, anche senza avere le copie dei tuoi telex…”
“Tu le hai?”
“Qualcuna.” Phillip Chen tirò fuori un fazzoletto e si asciugò le mani. “Accetterai?”
“No. Gli ho detto che ci avrei pensato… Murtagh sta aspettando dabbasso la mia risposta, ma sarà un no. Non posso garantirgli di dare a loro la prima opzione su tutti i futuri prestiti. Non posso, perché la Victoria qui ha troppo potere, e ha tanti nostri valori in mano che potrebbe schiacciarci. Comunque, non posso sostituirla con una banca americana che ha già dimostrato d’essere politicamente inaffidabile. La First Central sarebbe un magnifico rincalzo, e se ci tirasse fuori da questo guaio sarebbe l’ideale, ma non sono sicuro di loro, a lungo termine. Dovranno dare prova di meritare la fiducia.”
“Devono essere disposti a un compromesso. Dopotutto, se ci hanno dato 2 milioni per concludere l’acquisto della General Stores devono aver fiducia in noi, heya?”
Dunross sorvolò. “Tu cos’avevi in mente?”
“Ti consiglio di rispondere con un’offerta specifica: tutti i prestiti canadesi, statunitensi, australiani e sudamericani per cinque anni… coprirebbe la nostra espansione in quei territori. Più il prestito immediato per due superpetroliere da acquistare tramite Toda, in base al piano di lease-back e, per conto di un associato, commesse per altre sette.”
“Gesù Cristo, ma chi ha un’attività del genere?” sbottò Dunross.
“Vee Cee Ng.”
“Ng il Fotografo? Impossibile!”
“Entro vent’anni, Vee Cee avrà una flotta più grande di quella di Onassis.”
“Impossibile.”
“E invece è molto probabile, tai-pan.”
“Come lo sai?”
“Mi è stato chiesto di contribuire a finanziare e a organizzare un’enorme espansione della sua flotta. Se noi mettessimo le prime sette petroliere, con la promessa di fornirne altre, e io posso, io posso, la First Central sarebbe soddisfatta.” Phillip Chen si terse il sudore dalla fronte. “Heya?”
“Cristo, sarebbero soddisfatte anche la Chase Manhattan e la Banca d’America. Vee Cee?” La mente un po’ confusa di Dunross passò al più alto livello d’efficienza. “Ah! Vee Cee, più il torio, più i ‘vecchi amici’, più ogni genere di materiale delicatissimo, più il petrolio più i ‘vecchi amici’. Eh?”
Phillip sorrise, incerto. “Tutti i corvi sotto il cielo sono neri.”
“Sì.” Dopo una pausa, Dunross disse: “La First Central potrebbe accettare. Ma Bartlett?”
“Con la First Central, non hai bisogno della Par-Con. La First Central sarà ben felice di aiutarci a trovare un eventuale altro socio negli Stati Uniti. Ci vorrebbe un po’ di tempo, ma con Jacques in Canada, David McStruan qui, Andrew in Scozia… Tai-pan, non so che cosa tu abbia in mente a proposito di Andrew e di quel Kirk, ma le teorie che ha esposto a me sembrano assurde, molto assurde.”
“Stavi dicendo di Bartlett?”
“Secondo me, dobbiamo pregare che la First Central abbocchi all’amo, che Tiptop ci dia il denaro, che io possa coprire la First Central con un sindacato formato da Mata, Pugnostretto e Quattro Dita. Poi tu, io e David McStruan potremo trovare facilmente un’alternativa alla Par-Con. Consiglio di aprire immediatamente un ufficio a New York. Affidalo alla direzione di David per tre mesi con… magari con Kevin come assistente.” Phillip Chen lasciò la proposta nell’aria per un istante, poi continuò, precipitosamente: “Entro tre mesi dovremmo sapere se il giovane Kevin vale qualcosa… io credo che ti farà buona impressione, tai-pan, anzi, lo garantisco. Entro tre mesi, sapremo cosa ne pensa il giovane George Trussler della Rhodesia e del Sud Africa. Quando avrà creato l’ufficio, potremmo mandarlo a New York. O forse potremmo convincere l’altro tuo cugino, il virginiano, Mason Kern, a lasciare la Cooper-Tillman, per andare a dirigere la nostra filiale di New York. Dopo sei mesi, Kevin dovrebbe andare a Salisbury e Johannersburg… ho l’impressione che il commercio del torio e dei metalli preziosi continuerà a rafforzarsi.”
“Ma nel frattempo, il nostro problema immediato permane. Bartlett, Gornt e l’attacco contro le nostre azioni.”
“Per assicurarci il silenzio di Bartlett dobbiamo staccarlo completamente da Gornt e farcene un alleato, un alleato sicuro.”
“E come si può fare, Phillip?”
“Lascia fare a me. Ci sono… ci sono alcune possibilità.”
Dunross tenne lo sguardo fisso su Phillip Chen, ma il vecchio non alzò gli occhi dalla scrivania. Quali possibilità? Orlanda? Deve trattarsi di lei. “Sta bene” disse. “Poi?”
“La Borsa. Con l’appoggio della Banca di Cina, gli assalti agli sportelli finiranno. Con l’acquisto della General Stores e il massiccio sostegno finanziario, dovrà finire anche l’attacco alle nostre azioni. Tutti si precipiteranno a comprare. E comincerà il boom. Ora” disse Phillip Chen, “lo so che prima non hai voluto: ma diciamo che potremmo convincere Sir Luis a ritirare le nostre azioni dalle contrattazioni fino a mezzogiorno di lunedì e così…”
“Come?”
“Sì. Diciamo che nessuno possa vendere o comprare ufficialmente le Struan fino a mezzogiorno, diciamo che fissiamo lo stesso prezzo di mercoledì scorso… 28,80. Gornt sarà in trappola. Dovrà comprare a qualunque prezzo, per coprire. Se nessuno offre abbastanza azioni al di sotto di quella cifra, i suoi profitti voleranno dalla finestra, e potrebbe addirittura uscirne con le ossa rotte.”
Dunross si sentì pervadere da una strana debolezza. Non gli era venuta in mente l’idea di ritirare le azioni proprio ora. “Cristo, ma Sir Luis non accetterà mai.”
Phillip Chen era pallidissimo, e aveva la fronte imperlata di sudore. “Se la commissione di controllo della Borsa riconoscesse che è necessario per ‘stabilizzare il mercato’… e se i grandi agenti di cambio come Joseph Stern e Arjan Soorjani s’impegnano a non offrire azioni in vendita a meno di 28,80, che cosa potrà fare Gornt?” Si asciugò la fronte con mani tremanti. “Questo è il mio piano.”
“E perché Sir Luis dovrebbe collaborare?”
“Io credo… credo che lo farà, e Stern e Soorjani ci devono molti favori.” Le dita del vecchio fremevano nervosamente. “Tra Sir Luis, Stern, Soorjani, te e me, controlliamo quasi tutti i grossi quantitativi di azioni che Gornt ha svenduto.”
“Stern è l’agente di cambio di Gornt.”
“È vero: ma è uno yan di Hong Kong, e ha più bisogno di benevolenza che di un cliente.” Phillip Chen si spostò sotto la luce. Dunross notò il suo pallore e si allarmò. Si alzò, andò al mobile-bar, prese due brandy e soda. “Ecco.”
“Grazie.” Phillip Chen bevve in fretta. “Grazie a Dio esiste il brandy.”
“Credi che possiamo sistemare tutto prima dell’apertura, lunedì mattina? A proposito, ho annullato il viaggio a Taipei.”
“Bene, sì, hai fatto bene. Andrai al cocktail di Jason Plumm?”
“Sì. Ho detto che ci sarei andato.”
“Bene, potremo riparlarne allora. Di Sir Luis. C’è una buona possibilità, tai-pan. Anche se le azioni non verranno ritirate, il prezzo dovrà salire alle stelle, inevitabilmente… se avremo l’appoggio necessario.”
Questo è evidente, pensò acido Dunross. Se. Diede un’occhiata all’orologio. Le otto e trentacinque. Sinders avrebbe dovuto chiamare alle otto e mezzo. Gli aveva lasciato un margine di mezz’ora, prima della sua telefonata a Tiptop. Gli pareva che lo stomaco gli andasse a pezzi, ma si sforzò di dominarlo. Cristo, non posso chiamarlo io, pensò irritato. “Cosa?” domandò. Non aveva sentito quel che aveva detto Phillip Chen.
“Il termine che mi hai assegnato per farti trovare le mie dimissioni sulla scrivania… domenica a mezzanotte, se Mata o Pugnostretto o… posso chiederti di estenderlo di una settimana?”
Dunross prese il bicchiere di Phillip Chen per riempirlo di nuovo: gli piaceva la sottigliezza tutta asiatica della richiesta, estendere il termine fino a una scadenza in cui non avrebbe più avuto valore perché, entro una settimana, la crisi si sarebbe risolta. Il modo in cui la richiesta era formulata salvava la faccia a entrambi. Sì, ma lui dovrà impegnarsi. Ce la farà, nelle sue condizioni di salute? È la mia unica, vera considerazione. Mentre versava il brandy pensò a Phillip Chen, a Kevin Chen, a Claudia Chen e al vecchio Chen-chen e a quello che avrebbe fatto senza di loro. Ho bisogno di collaborazione e di devozione, e basta con i tradimenti. “Ci penserò, Phillip. Ne discuteremo dopo le Preghiere, lunedì.” Poi aggiunse, cautamente: “Forse alcune estensioni sarebbero giustificate.”
Phillip Chen accettò con gratitudine il brandy e bevve una lunga sorsata, riprendendo un po’ di colore. Non gli era sfuggito il plurale, e si sentiva sollevato. Devo soltanto mantenere quello che ho promesso. È tutto. Si alzò per andarsene. “Gra…”
Il telefono trillò, bruscamente, e Phillip Chen trasalì. Trasalì anche Dunross.
“Pronto? Oh, salve, signor Sinders.” Dunross sentiva il battito del proprio cuore, più forte della pioggia. “Che c’è di nuovo?”
“Ben poco, purtroppo. Ho discusso la sua proposta con il governatore. Se il materiale cui ha accennato sarà in mio possesso entro domani a mezzogiorno, ho ragione di credere che il suo amico potrebbe venire consegnato al posto di confine di Lo Wu entro il tramonto di lunedì. Non posso garantire, ovviamente, che vorrà attraversare il confine per passare nella Cina comunista.”
Dunross ritrovò la voce. “Ci sono molti ‘ho ragione di credere’ e ‘potrebbe’ in quanto mi ha detto, signor Sinders.”
“È il massimo che posso fare, ufficialmente.”
“Che garanzie ho?”
“Nessuna, purtroppo, da parte mia e del signor Crosse. A quanto sembra, dovrà esserci fiducia reciproca.”
Bastardi, pensò furiosamente Dunross: sanno che sono in trappola. “Grazie. Penserò a quel che mi ha detto. Domani a mezzogiorno? Domani parteciperò alla gara in salita, se ci sarà… dalle dieci a mezzogiorno. Verrò al comando di polizia subito dopo.”
“Non si preoccupi, signor Dunross. Se la corsa ci sarà, verrò anch’io. Mezzogiorno può restare valido come scadenza, qui o là. D’accordo?”
“D’accordo. Buonanotte.” Cupamente, Dunross posò il ricevitore. “È un forse, Phillip. Forse, entro lunedì al tramonto.”
Phillip Chen tornò a sedersi, sbigottito e ancora più pallido. “Sarà troppo tardi.”
“Lo scopriremo.” Dunross riprese il telefono e fece un numero. “Pronto, Buonasera. C’è il governatore, per cortesia? Ian Dunross.” Sorseggiò il brandy. “Mi dispiace disturbarla, signore, ma mi ha appena chiamato il signor Sinders. Ha detto, in pratica: forse. Forse entro lunedì al tramonto. Posso chiederle se lei lo garantisce?”
“No, Ian, non posso. Non ho giurisdizione in materia. Mi dispiace. Dovrà prendere accordi diretti. Ma Sinders mi sembra un uomo ragionevole. A lei no?”
“A me è sembrato molto irragionevole” disse Dunross, con un sorriso duro.
“Grazie. Non importa. Mi dispiace di averla disturbata, signore. Oh, a proposito, se la cosa verrà risolta, Tiptop ha detto che sarà necessario il suo sigillo, oltre a quello della banca e al mio. Lei sarebbe disponibile domani, eventualmente?”
“Certo. E, Ian… buona fortuna.”
Dunross depose il ricevitore. Dopo un momento disse: “Acconsentirebbero a dare il denaro domani in cambio di Kwok lunedì al tramonto?”
“Io non accetterei” disse Phillip Chen. “Tiptop è stato chiaro. ‘Purché vengano adempiute le procedure.’ Lo scambio dovrebbe essere simultaneo.”
Dunross si appoggiò alla spalliera, centellinò il brandy e lasciò che la sua mente si rilassasse.
Alle nove in punto chiamò Tiptop, e chiacchierò del più e del meno fino a quando venne il momento. “Ho saputo che il subordinato della polizia verrà sicuramente silurato per aver commesso un simile errore, e che la parte lesa potrebbe trovarsi a Lo Wu per mezzogiorno di martedì.”
Vi fu un lungo silenzio. La voce era più fredda che mai. “Non mi sembra che sia immediato.”
“Sono d’accordo. Forse potrei riuscire a convincerli ad anticipare a lunedì. Forse i suoi amici saranno pazienti. Lo considererei un grandissimo favore.” Usò di proposito quella parola e la lasciò aleggiare.
“Inoltrerò il suo messaggio. Grazie, tai-pan. La prego di chiamarmi domani sera alle sette. Buonanotte.”
“Buonanotte.”
Phillip Chen ruppe il silenzio. “È una parola che costa molto.”
“Lo so. Ma non ho scelta” disse Dunross, in tono duro. “Sicuramente, un giorno chiederanno un favore in cambio.” Si scostò i capelli dagli occhi e soggiunse: “Forse riguarderà Joseph Yu, chissà? Ma dovevo dirlo.”
“Sì. Sei molto saggio. Più saggio della tua età, molto più saggio di Alastair e di tuo padre, ma non quanto Hag.” Phillip Chen fu scosso da un lieve brivido. “Sei stato saggio a negoziare sul tempo, e saggio a non parlare del denaro, il denaro per le banche, molto saggio. Lui è troppo furbo per non sapere che a noi serve domani… immagino entro domani sera al massimo.”
“In un modo o nell’altro lo avremo. Così la Victoria smetterà di far pressioni su di noi. Paul dovrà convocare presto il consiglio di amministrazione.” Dunross aggiunse, oscuramente: “Ora che Richard ne fa parte, bene… ci deve molti favori. Il nuovo consiglio di amministrazione voterà un aumento del nostro fondo rotativo, e allora non avremo bisogno di Bartlett, della First Central o dello stramaledetto sindacato di Mata.”
Phillip Chen esitò, poi proruppe: “Non mi piace fare il portatore di brutte notizie, ma ho saputo che l’accordo tra Richard Kwang e Havergill include le sue dimissioni firmate e senza data dal consiglio d’amministrazione della Victoria e l’impegno a votare come deciderà Havergill.”
Dunross sospirò. Adesso tutto era chiaro. Se Richard Kwang avesse votato con l’opposizione, avrebbe neutralizzato la sua posizione dominante. “Ormai, basta che perdiamo un altro sostenitore, e Paul e il resto dell’opposizione ci schiacceranno.” Guardò Phillip Chen. “Farai bene a corrompere Richard Kwang.”
“Io… tenterò, ma è già corrotto. E P.B. White? Credi che ci aiuterà?”
“Non contro Havergill o la banca. Con Tiptop, potrebbe farlo” disse Dunross. “È il prossimo e l’ultimo dell’elenco.”