Ore 10,01
Il telefono squillò nella semioscurità della camera da letto. Bartlett si svegliò. “Pronto?”
“Buongiorno, signor Bartlett, sono Claudia Chen. Il tai-pan voleva sapere se oggi le serve la macchina.”
“No. No, grazie.” Bartlett diede un’occhiata all’orologio. “Gesù” mormorò, stupito di aver dormito tanto. “Ehm, grazie, grazie, Claudia.”
“Il viaggio a Taipei è stato fissato per venerdì prossimo. Partenza venerdì, ritorno lunedì a mezzogiorno. A lei va bene?”
“Sì, ehm, sì, certo.”
“La ringrazio.”
Bartlett riattaccò e tornò a sdraiarsi per un momento, raccogliendo i suoi pensieri. Si stirò voluttuosamente, contento che non ci fosse nulla di urgente, godendosi il raro lusso di poltrire un po’.
Alle quattro di quella mattina aveva appeso alla porta il cartello “Non disturbare”, aveva dato ordine di non passargli telefonate prima delle dieci in punto ed era andato a letto. Quella notte, Orlanda lo aveva portato ad Aberdeen e aveva preso a nolo una Barca del Piacere. Erano andati alla deriva lungo i canali: la pioggia rendeva più intima la cabina sotto il telone, e il braciere li riscaldava, i piatti erano piccanti e ricchi di spezie.
“A Sciangai cucinano con aglio e peperoncino e spezie d’ogni genere” gli aveva detto lei servendolo: i bastoncini sembravano estensioni delicate delle sue dita. “Più vai a nord e più la cucina è piccante, e si mangia meno riso, e più pane e spaghettini. A nord si consuma il grano; soltanto la parte meridionale della Cina usa il riso, Linc. Ancora?”
Lui aveva mangiato benissimo e aveva bevuto la birra portata da Orlanda. Era stata una notte felice: il tempo era trascorso in un baleno mentre lei gli raccontava storie dell’Asia e di Sciangai, sempre pronta e attenta. Poi, mentre la pioggia tamburellava sul tendone, e i piatti erano stati portati via e loro si erano adagiati fianco a fianco sui cuscini, con le dita intrecciate, lei aveva detto: “Linc, mi dispiace, ma ti amo.”
Bartlett era stato colto alla sprovvista.
“Non deve dispiacerti” aveva risposto: non era pronto a rispondere con le stesse parole.
“E invece sì. Complica le cose, oh, sì, le complica moltissimo.”
Sì, pensò lui. È così facile per una donna dire “ti amo”, ed è così difficile e imprudente per un uomo, perché se lo dici sei incastrato. È questa la parola giusta? Ancora una volta, non trovò la risposta.
E adesso, a letto, con la testa appoggiata sulle braccia, ripensò a quella notte. Toccarsi e staccarsi, e poi le mani che frugavano, le sue e quelle di lei, ma senza arrivare alla conclusione. Non che lei lo avesse trattenuto o fermato. Lui si era tenuto a freno. Definitivamente.
“Non l’avevi mai fatto” borbottò. “Quando cominciavi con una ragazza, andavi fino in fondo.” E rimpiangeva di non averlo fatto, ricordando l’intensità del loro desiderio. “Non sono l’avventura di una notte o una sgualdrina eurasiatica.” Quelle parole gli erano echeggiate nelle orecchie.
In tassì, mentre erano diretti a casa di lei, non avevano parlato, si erano tenuti per mano. E questa è la cosa più assurda, pensò Bartlett, sentendosi sciocco e puerile: tenersi per mano. Se qualcuno me l’avesse detto un mese fa, una settimana fa, che mi sarei accontentato di così poco, gli avrei risposto che era scemo e avrei accettato una scommessa per qualunque somma di denaro.
Denaro. Ne ho più che a sufficienza per Orlanda e per me. Ma Casey? E la Par-Con? Prima le cose più importanti. Vediamo se Casey mi dirà di Murtagh e mi spiegherà perché si è presa quella patata bollente. Gornt? Gornt o Dunross? Dunross ha stile, e se Banastasio lo avversa, è un ottimo punto a suo favore.
Quando aveva esposto ad Armstrong la sua teoria su Banastasio, Armstrong aveva detto: “Vedremo cosa potremo fare, anche se le credenziali del signor Gornt sono assolutamente irreprensibili. Può star certo che Vincenzo Banastasio figura ai primi posti della nostra lista nera: ma non è pericoloso soprattutto negli Stati Uniti?”
“Oh, sì. Però l’ho detto a Rosemont e…”
“Ah, benissimo! È stata un’ottima idea. Rosemont è in gamba. Ha parlato anche con Ed Langan?”
“No. Anche lui è della CIA?”
“Ufficialmente, non so neppure se lo è Rosemont, signor Bartlett. Lasci fare a me. Ha qualche idea circa i fucili?”
“No.”
“Bene, non importa, inoltrerò le sue informazioni e mi metterò in contatto con lui… è molto in gamba, tra l’altro.”
Bartlett fu scosso da un lieve brivido. Dovrà essere davvero molto in gamba per fregare la mafia, se Banastasio è veramente un mafioso.
Si sollevò e fece il numero di Casey. Non ebbe risposta, e chiamò la reception per chiedere se c’erano messaggi. L’impiegato gli riferì che erano già tutti sotto la sua porta. “Vuole che le faccia mandare i cablo e i telex?”
“Sì, grazie. Qualche messaggio di Casey Tcholok?”
“No, signore.”
“Grazie.”
Bartlett balzò dal letto e andò alla porta. In mezzo ai messaggi telefonici c’era una busta. Riconobbe la grafia di lei. I messaggi erano tutte telefonate d’affari, eccetto uno: “Ha chiamato il signor Banastasio. La prega di telefonargli.” Bartlett mise da parte il foglietto. Aprì la busta di Casey. Il biglietto recava l’ora, le 9 e 45 del mattino, e diceva: “Ciao, Linc! Non ho voluto disturbarti… tornerò verso le sei. Divertiti!”
Dov’è andata? si chiese distrattamente Bartlett.
Prese il telefono per chiamare Rosemont, ma cambiò idea e fece il numero di Orlanda. Nessuna risposta. Richiamò. L’apparecchio continuò a squillare.
“Merda!” Bartlett cercò di scacciare l’irritazione.
Hai appuntamento per pranzo, e allora? Il pranzo domenicale, lì all’ultimo piano del Victoria and Albert, e tutto il tempo a disposizione, il pranzo “dove va tutta la bella gente, Linc. Oh, è eccezionale, il buffet caldo e freddo è famoso in tutta l’Asia. Il meglio del meglio!”
“Gesù, se continuo a mangiare tanto, fra una settimana peserò una tonnellata!”
“Tu? No, mai, mai, mai. Se vuoi, andremo a fare una lunga passeggiata, oppure quando smetterà di piovere giocheremo a tennis. Faremo tutto quello che vuoi! Oh, Linc, ti amo tanto…”
Casey stava appoggiata alla balaustrata del molo di Kowloon, tra la folla. Indossava calzoni cachi e una camicetta di seta gialla che mostrava la sua figura senza ostentarla, e un maglione di cashmere in tinta annodato intorno al collo, mocassini, e nella grossa borsa aveva portato un costume da bagno… ma oggi non mi servirà, si disse. Il Peak era avvolto di nubi fino ai Mid Levels, il cielo era nero a est, e un pesante fronte di pioggia già toccava l’isola. Un piccolo elicottero passò scoppiettando sulla sua testa, attraversò il porto, diretto verso Central. Lo vide atterrare su uno degli edifici. Non è il palazzo della Struan? Certo. Chissà se Ian è a bordo?
Chissà se la corsa in salita è ancora in programma? Ieri sera lui ha detto che l’avevano annullata, ma che forse qualcuno degli iscritti l’avrebbe fatta.
Poi vide il motor cruiser che si avvicinava. Era grande e lussuoso e agile, con una bandiera rossa a poppa, un vessillo colorato sul corto albero maestro. Casey riconobbe Gornt al timone. Aveva le maniche della camicia rimboccate, portava calzoni di tela, e la brezza marina gli scompigliava i capelli neri. La salutò con la mano, e lei ricambiò il gesto. C’erano altri, sul ponte principale: Jason Plumm, che aveva conosciuto alle corse, Sir Dunstan Barre, che aveva incontrato alla festa del tai-pan… portava un elegante blazer blu e calzoni bianchi. Anche Pugmire era in tenuta nautica.
Gornt fece accostare abilmente il grosso cruiser, con i paraurti fuori; due marinai armati di grappini tenevano l’imbarcazione appena scostata dal molo perché non urtasse. Casey si avviò verso la scala bagnata e sdrucciolevole. Cinque ragazze cinesi stavano già aspettando, gaiamente vestite per la gita, e ridevano e chiacchieravano e agitavano le mani. Mentre Casey le guardava, saltarono goffamente a bordo, aiutate da un marinaio, e si sfilarono le scarpette dai tacchi alti. Una raggiunse Barre, un’altra Pugmire, un’altra ancora Plumm, come vecchie amiche, e le altre due scesero allegramente sottocoperta.
Mi venga un accidente, pensò disgustata Casey. È una di quelle feste. Si voltò per andarsene, ma vide che Gornt si sporgeva dal parapetto e la osservava. “Salve, Casey! Mi dispiace che piova. Venga a bordo.”
Il cruiser oscillava e beccheggiava, e le onde schiaffeggiavano i gradini e lo scafo. “Salga, non c’è pericolo” le gridò Gornt. Reagendo istintivamente a quella che aveva interpretato come una sfida, lei scese in fretta i gradini, rifiutò l’aiuto del marinaio, attese il momento giusto e saltò a bordo. “L’ha fatto come se fosse abituata” disse Gornt in tono di ammirazione, andandole incontro. “Benvenuta a bordo del Sea Witch.”
“Mi piace navigare, Quillan, anche se credo di essere un po’ fuori posto, qui.”
“Oh?” Gornt aggrottò la fronte, e Casey ebbe la sensazione che non volesse provocarla o sfidarla. “Si riferisce alle ragazze?”
“Sì.”
“Sono ospiti dei miei ospiti.” Gornt la fissò. “Mi pareva che lei volesse essere trattata da eguale.”
“Cosa?”
“Credevo che volesse essere trattata da eguale in un mondo maschile, negli affari e nei piaceri. Essere accettata, eh?”
“Infatti” disse freddamente lei.
Gont non cambiò tono. “È infastidita perché gli altri sono sposati e ha conosciuto alcune delle loro mogli?”
“Sì. Credo di sì.”
“Non è ingiusto?”
“No, non mi pare” disse lei, a disagio.
“Lei è mia ospite, mia ospite, le altre sono ospiti dei miei ospiti. Se vuole l’eguaglianza, deve essere disposta ad accettarla.”
“Questa non è eguaglianza.”
“La sto mettendo in una posizione di fiducia. Come eguale. Devo dirle che gli altri non la giudicano degna di fiducia come la considero io.” Il sorriso di Gornt s’indurì. “Ho detto loro che potevano restare o andarsene. Sulla mia barca faccio quello che voglio, e mi sono fatto garante della sua discrezione. Siamo a Hong Kong, e le nostre usanze sono diverse. Questa non è una società puritana, anche se abbiamo regole molto severe. Lei è sola. Nubile. Molto bella e molto gradita. Come eguale. Se fosse sposata con Linc, non avrei invitato tutti e due o lei da sola, anche se forse avrei invitato lui, e quello che poi le avrebbe raccontato al ritorno sarebbe stato affar suo.”
“Vuol dire che questa è un’abitudine regolare di Hong Kong… gli uomini in giro con le ragazze, la domenica pomeriggio?”
“No, affatto. Sto dicendo che i miei ospiti hanno chiesto se potevano invitare altre ospiti per rallegrare quello che altrimenti per loro sarebbe stato un pranzo noioso.” Gli occhi di Gornt erano impassibili.
Il Sea Witch oscillò sotto un’altra ondata, e Barre e la sua ragazza barcollarono e quasi persero l’equilibrio. La ragazza lasciò cadere il bicchiere di champagne. Gornt non si era mosso, e neppure Casey: lei non ebbe neppure bisogno di aggrapparsi.
“Ha navigato parecchio?” chiese lui, con ammirazione.
“Ho un diciotto piedi di fibra di vetro, classe olimpica con velatura da sloop su un trailer. Navigo durante i weekend, qualche volta.”
“Sola?”
“Molto spesso. Talvolta viene anche Linc.”
“Lui è andato alle corse in salita?”
“No. Ho saputo che l’hanno annullata.”
“Andrà a Taipei questo pomeriggio?”
“No, ho sentito che è stato annullato anche il viaggio.”
Gornt annuì. “Molto opportuno. Ci sarà molto da fare, domani.” I suoi occhi avevano un’espressione gentile. “Mi dispiace che si sia offesa. Credevo che fosse diversa. Adesso mi dispiace che siano venuti gli altri.”
Casey notò quella strana gentilezza. “Sì, dispiace anche a me.”
“Vuole restare? Lo spero proprio, anche se dovrò contare sulla sua discrezione… ho garantito per lei.”
“Resterò” disse Casey, semplicemente. “Grazie per la fiducia.”
“Venga sul ponte. C’è lo champagne, e credo che il pranzo le piacerà.”
Poiché ormai aveva scelto, Casey accantonò le sue riserve e decise di godersi la giornata. “Dove andiamo?”
“Verso Sha Tin. Là il mare sarà calmo.”
“Sa, Quillan, la sua barca è meravigliosa.”
“Fra un momento gliela farò visitare.” Vi fu uno scroscio di pioggia; si misero al riparo del ponte superiore. Gornt diede un’occhiata all’orologio. Erano le dieci e dieci. Stava per dare l’ordine di ripartire quando Peter Marlowe scese correndo la scala e saltò a bordo. Spalancò gli occhi quando vide Casey.
“Scusi il ritardo, signor Gornt.”
“Tutto a posto, signor Marlowe. Le avrei lasciato un altro paio di minuti… so come vanno le cose con i bambini piccoli. Scusatemi un secondo, credo che vi conosciate già. Oh, Casey è mia ospite… la sua discrezione è garantita.” Gornt le sorrise. “No?”
“Certamente.”
Gornt li lasciò, andò sul ponte di comando a prendere il timone. Si guardarono un momento, imbarazzati, mentre la brezza marina rinfrescava la pioggia.
“Non mi aspettavo di vederla, Peter” disse Casey.
“Neppure io mi aspettavo di vedere lei.”
Casey lo scrutò, con occhi imparziali. “Una delle… delle altre è sua? Me lo dica francamente.”
Il sorriso di Marlowe era strano. “Anche se lo fosse, direi che non la riguarda. La discrezione e via dicendo. A proposito, lei è l’amica di Gornt?”
Lei lo fissò. “No. Naturalmente no!”
“E allora perché è qui?”
“Non lo so. Lui… Lui ha detto che ero invitata da eguale.”
“Oh. Oh, capisco.” Peter Marlowe sembrava sollevato. “Ha uno strano senso dell’umorismo. Bene, l’avevo avvertita. Per rispondere alla sua domanda, almeno otto fanno parte dell’harem Marlowe!” Casey rise con lui, e lo scrittore aggiunse, in tono più serio: “Non deve preoccuparsi di Fleur. È molto saggia.”
“Vorrei esserlo anch’io, Peter. Tutto questo è piuttosto nuovo per me. Mi scusi per… sì, mi scusi.”
“È nuovo anche per me. Non avevo mai partecipato a una crociera domenicale. Perché lei ha…” Il sorriso di Marlowe sparì. Casey seguì il suo sguardo. Robin Grey era salito sul ponte e si stava versando lo champagne; una delle ragazze gli porgeva il suo bicchiere. Casey si voltò a guardare Gornt, lo vide scrutare prima un uomo, poi l’altro, e infine lei.
“Venite su” chiamò Gornt. “Ci sono vino, champagne, Bloody Mary, o se preferite, caffè.” Il suo volto era impassibile, ma dentro era immensamente divertito.