81.

Ore 20,25

Nella sala rumorosa in fondo al corridoio, Casey finì di bere e depose il bicchiere. Si sentiva sconvolta, stranita. Una parte del suo essere era felice per il salvataggio di Dunross, un’altra parte era rattristata, perché adesso Gornt era in trappola. Ormai era evidente, da quello che sentiva dire, che il prezzo d’apertura delle Struan sarebbe stato altissimo. Povero Quillan, pensò. Se non copre la sua posizione sarà nella merda… e sii sincera, sei stata tu a metterlo nei guai. O no?

Certo, ma dovevo salvare Dunross perché, senza di lui, Gornt ci avrebbe strizzati a dovere… noi e chissà quanti altri. E non dimenticarlo, non sono stata io a cominciare l’attacco alla Struan. È stata un’idea di Linc, non mia. Linc non ha sempre detto che non bisogna mescolare gli affari e il piacere? Non siamo sempre stati d’accordo, su questo punto?

Linc, sempre Linc.

Casey non l’aveva visto in tutto il giorno, non l’aveva neppure sentito. Avrebbero dovuto incontrarsi per colazione, ma alla sua porta c’era il cartello “non disturbare”, e al telefono avevano l’ordine di non chiamarlo, e perciò lei se ne era andata, scacciando il pensiero di Orlanda… Orlanda era lì con lui? E quella sera, quando era ritornata dalla crociera, aveva trovato un messaggio: “Ciao, divertiti”. Perciò lei aveva fatto la doccia e s’era cambiata, aveva represso l’impazienza ed era venuta lì. Era stato poco divertente, all’inizio; tutti erano cupi e pieni di presentimenti orribili, e poi, dopo gli annunci e l’uscita di Gornt, di nuovo era stato poco divertente. Dunross si era fatto largo, l’aveva raggiunta per ringraziarla ancora, ma quasi subito era stato circondato da uomini agitatissimi che discutevano accordi e possibilità. Lei li osservava e si sentiva molto sola. Forse Linc è rientrato all’albergo, pensò. Vorrei… non importa, ma è ora di tornare a casa. Nessuno la notò mentre sgattaiolava via.

Roger Crosse era davanti all’ascensore. Le aprì la porta, poi premette il pulsante della discesa.

“Grazie. Una festa simpatica, no?” disse lei.

“Sì. Sì, davvero” rispose lui, distrattamente.

Al pianterreno, Crosse la lasciò uscire per prima, e poi uscì a grandi passi dalla porta e cominciò a scendere la collina. Perché ha tanta fretta? si domandò Casey, dirigendosi verso il gruppo che attendeva i tassì, lieta che non piovesse ancora. Poi si fermò di colpo. Orlanda Ramos, con le braccia cariche di pacchetti, stava entrando nell’atrio. Si videro nello stesso istante. Orlanda si riprese per prima. “Buonasera, Casey” disse con il suo più bel sorriso. “Com’è carina!”

“Anche lei” rispose Casey. La sua nemica era davvero carina. La gonna celeste e la camicetta erano perfettamente intonate.

Orlanda lanciò un torrente di impazienti frasi in cantonese al portiere che oziava lì vicino. Subito lui prese i pacchetti, borbottando.

“Mi dispiace, Casey” disse Orlanda garbatamente, con un filo di nervosismo nella voce. “Ma c’è stata una piccola frana, più in basso, e ho dovuto lasciare là la macchina. È… è venuta qui in visita?”

“No, me ne sto andando. Abita qui?”

“Sì. Sì, infatti.”

Un altro silenzio, mentre entrambe si preparavano. Poi Casey salutò con un cenno educato e si accinse ad andarsene.

“Forse dovremmo parlare” disse Orlanda, e Casey si fermò.

“Certo, Orlanda, quando vuole.”

“Ha tempo adesso?”

“Credo di sì.”

“Le dispiacerebbe riaccompagnarmi alla mia macchina? Devo prendere il resto dei pacchi. Tanto non potrà trovare un tassì, qui; più in basso sarà facile.”

“Sicuro.”

Uscirono. La notte era fresca, ma Casey bruciava, e anche Orlanda: entrambe sapevano quel che stava per accadere, ognuna aveva paura dell’altra. Avanzavano con prudenza. La strada era invasa dall’acqua che scorreva dal pendio. I nuvoloni bassi promettevano altra pioggia. Cinquanta metri più avanti, Casey vide il punto dove la banchina aveva ceduto in parte, lanciando attraverso la strada un caos di terriccio e di pietre e di arbusti e di detriti. Non c’era marciapiedi. Oltre lo smottamento, c’era una fila di macchine che manovravano con impazienza per tornare indietro. Alcuni pedoni stavano salendo la banchina.

“Abita a Rose Court da molto?” domandò Casey.

“Da qualche anno. È molto bello. Cr… Oh! È stata alla festa di Jason Plumm, la festa dell’Asian Properties?”

“Sì.” Casey vide l’espressione di sollievo sul volto di Orlanda, e s’incollerì, ma frenò la collera e si fermò, e disse, tranquillamente: “Orlanda, non abbiamo niente di cui parlare, vero? Diamoci la buonanotte.”

Orlanda alzò gli occhi verso di lei. “Linc è con me. È con me nel mio appartamento. Adesso.”

“Lo immaginavo.”

“Questo non la infastidisce?”

“M’infastidisce moltissimo. Ma sta a Linc decidere. Non siamo sposati, lo sa, e neppure fidanzati, lo sa… lei ha i suoi sistemi, io ho i miei, quindi…”

“Che cosa intende dire?” chiese Orlanda.

“Voglio dire che conosco Linc da sette anni, e lei lo conosce da meno di sette giorni.”

“Questo non ha importanza” disse Orlanda, in tono di sfida. “Io lo amo e lui mi ama.”

“Questo è ancora da d…” Casey venne quasi spinta in disparte da alcuni cinesi che passarono precipitosamente, chiacchierando. Altri stavano salendo la strada. Poi alcuni degli invitati alla festa girarono intorno a loro, scendendo il pendio. Una delle donne era Lady Joanna: le guardò incuriosita, ma proseguì.

Quando furono di nuovo sole, Casey disse: “Questo è ancora da dimostrare. Buonanotte, Orlanda.” Avrebbe voluto urlare: tu ti guadagni il denaro a letto, io lavoro per guadagnare il mio, e tutto l’amore che dichiari si scrive denaro. Gli uomini sono così idioti.

“Stranamente, non do torto a Linc” mormorò, vedendo la piega decisa della bocca, gli occhi lampeggianti, la figura perfetta, voluttuosa e snella. “Buonanotte.”

Continuò a camminare. Adesso devo cambiare piano, stava pensando, completamente concentrata. Questa sera avevo intenzione di amare Linc come si deve, ma adesso deve cambiare tutto. Se lui è nel suo letto, è sotto il suo incantesimo. Gesù. Sono contenta di averlo scoperto. Dio, se mi fossi offerta, lui avrebbe dovuto dire di no, e allora… Adesso posso… che cosa devo fare?

Accidenti a tutte le Orlande del mondo! Per loro è così facile! Hanno un piano di gioco pronto dal momento in cui nascono. Ma noi?

Cosa devo fare? Mantenere valida la data del 25 novembre e puntare tutto sul fatto che Orlanda lo annoierà a morte prima di quella data?

No, lei no. Lei è dinamite e sa benissimo che Linc è il suo passaporto per l’eternità.

Il cuore le batté più forte. Sono in grado di tenerle testa, si disse, sicura. Forse non a letto o in cucina, ma posso imparare.

Scavalcò un macigno, imprecando contro il fango che le rovinava le scarpe, e balzò dall’altra parte della barriera di terriccio. La Rolls di Dunross e l’autista erano all’inizio della fila.

“Mi scusi, signorina, il tai-pan è ancora là?”

“Sì, sì, c’è ancora.”

“Ah, grazie.” L’autista chiuse a chiave la macchina e salì correndo la collina, superando le barriere. Casey si voltò a guardarlo. I suoi occhi incontrarono Orlanda che si avvicinava; la guardò, e avrebbe voluto spingerla nel fango. Quel pensiero la divertì. Si fermò, lasciando che la sua nemica si avvicinasse, lasciando che si domandasse che cosa avrebbe fatto lei. Vide gli occhi indurirsi, e non c’era paura sul viso di Orlanda, soltanto un sorrisetto sicuro. Orlanda la superò, tranquilla, e Casey fu scossa da un tremito d’apprensione, ma riuscì a dominarlo. Forse tu hai paura di me e del mio potere come io ne ho del tuo, pensò volgendo gli occhi verso Rose Court, una fulgida torre di luce, e si chiese dove fosse Linc, in quale luce, o dietro quale finestra buia…

Quando Orlanda aveva visto Casey, era balzata immediatamente alla conclusione che fosse stata nel suo appartamento ad affrontare Bartlett… è quello che avrei fatto io, si disse. E sebbene ora sapesse dov’era stata Casey, la paura la pervase di nuovo, alla vista della sua rivale. Ha potere su di lui attraverso la Par-Con? si chiese tremando. Può controllare Linc per mezzo dei pacchetti di azioni? Se la prima moglie di Linc lo ha quasi annientato finanziariamente e Casey lo ha davvero salvato tante volte come ha detto lui, allora è inevitabile che lo abbia legato ben stretto. Io, al suo posto, lo avrei fatto.

Con un gesto istintivo, Orlanda si voltò. Casey stava ancora guardando Rose Court. Più oltre, Dunross e altri – Riko, Toxe, Phillip e Dianne Chen – uscirono dall’atrio e incominciarono a scendere il pendio. Orlanda dimenticò loro e tutto il resto, chiedendosi come avrebbe dovuto comportarsi con Linc. Doveva dirgli o no che aveva incontrato Casey? Stordita, tolse dalla macchina il resto dei pacchetti. Io so una cosa sola, si ripeté. Linc è mio, e Casey o non Casey, lo sposerò a qualunque costo.

Casey aveva visto Dunross uscire dall’atrio e lo stava guardando, alto, elegante, ringiovanito di dieci anni dal momento in cui l’aveva visto per la prima volta, e fu contenta di averlo aiutato. Poi, mentre si voltava dall’altra parte, lo sentì chiamare: “Casey! Casey! Aspetti un momento!” Lei tornò a girarsi. “Viene a cena con noi?” le gridò Dunross.

Casey scrollò la testa, di malumore, e rispose: “Grazie, ma ho un appuntamento! Ci vediamo doma…”

In quel momento la terra precipitò.