Ore 23,05
Un camion dell’esercito avanzò sotto la pioggia torrenziale, lanciando spruzzi di fango, e si fermò vicino al comando provvisorio. Balzarono a terra le guardie irlandesi in divisa da fatica e impermeabile, alcune armate di asce antincendio. Un ufficiale stava aspettando. “Vada lassù, sergente! Vicino a O’Connor!” Il giovane indicò con il frustino la zona a destra della frana: l’impermeabile, gli stivali e i calzoni erano coperti di fango. “Vietato fumare, c’è ancora una maledetta fuga di gas; e sbrigatevi!”
“Dov’è la Compagnia Alpha, signore?”
“Su a Po Shan. La Delta è a metà strada. Abbiamo un pronto soccorso su Kotewall Road. Io seguo il Canale 4. Andate!”
Gli uomini guardarono la devastazione. “Sia gloria a Dio” mormorò qualcuno. Corsero via, seguendo il sergente. L’ufficiale ritornò al suo comando provvisorio e prese il telefono da campo. “Compagnia Delta, qui il Comando. Fatemi un rapporto.”
“Abbiamo recuperato quattro morti, signore, e due feriti. Siamo a metà del pendio. Una è cinese, una certa Kwang, ha fratture multiple ma se la caverà, e suo marito è soltanto un po’ ammaccato.”
“In che parte del palazzo erano?”
“Al quinto piano. Pensiamo che le travature li abbiano riparati. Stanno per arrivare al pronto soccorso di Kotewall. Sentiamo qualcuno che è sepolto a grande profondità, ma, signore, non possiamo raggiungerlo… i vigili del fuoco non possono usare la fiamma ossidrica. C’è troppo gas. Nient’altro nella nostra zona, signore.”
“Continuate.” L’ufficiale si voltò e chiamò un attendente: “Vai subito a cercare quelli della società del gas e vedi perché diavolo ritardano! Digli di sbrigarsi!”
“Sì, signore.”
L’ufficiale cambiò canale. “Pronto Soccorso di Kotewall, qui il Comando. Come va?”
“Finora quattordici morti, capitano, e diciannove feriti, alcuni gravissimi. Ci stiamo facendo dare i loro nomi. Abbiamo disseppellito Sir Dunstan Barre, ha soltanto un polso fratturato.”
“Continuate così! La polizia ha creato una linea per le ricerche dei dispersi sul Canale 16. Fornite tutti i nomi, i morti, i feriti, tutti, il più presto possibile. Qui abbiamo parecchia gente in ansia.”
“Sì, signore. Si dice che dovremo evacuare tutta la zona.”
“Il governatore, il commissario e il comandante dei vigili del fuoco lo stanno decidendo in questo momento.” L’ufficiale si massaggiò stancamente il viso, poi corse fuori a fermare un altro camion carico di gurkha del Corpo del Genio, passando davanti al governatore, al commissario e al comandante dei vigili del fuoco che stavano nel comando centrale, sotto la pensilina delle Sinclair Towers. Un geometra dai capelli bianchi, del Dipartimento Lavori Pubblici, scese da una macchina e li raggiunse correndo.
“Buonasera, signore” disse, ansioso. “Abbiamo controllato tutti gli edifici, da Po Shan a qui. Consiglio di evacuarne diciannove.”
“Buon Dio!” sbottò Sir Geoffrey. “Vuol dire che tutta la maledetta montagna sta per crollare?”
“No, signore. Ma se continua a piovere così, potrebbe esserci un altro smottamento. Ce ne sono sempre stati, in questa zona.” Il geometra tese il braccio nell’oscurità. “Nel ’41 e nel ’50 è stato lungo Bonham, nel ’59 c’è stata la grande catastrofe a Robertson, Lytton Road, e l’elenco è interminabile. Consiglio di evacuare.”
“Quali palazzi?”
Il geometra consegnò un elenco al governatore, poi indicò i tre livelli. “Temo che coinvolgerà più di duemila persone.”
Tutti lanciarono esclamazioni, tutti fissarono il governatore. Sir Geoffrey lesse l’elenco e alzò gli occhi verso il fianco della collina. Lo smottamento dominava tutto, e la massa della montagna incombeva più in alto. Poi disse: “Sta bene. Provveda. Ma per amor di Dio, dica ai suoi uomini di organizzare un ripiegamento ordinato. Non vogliamo che si scateni il panico.”
“Sì, signore.” L’uomo corse via.
“Non possiamo avere altri uomini e altro equipaggiamento, Donald?”
“Al momento no, signore, mi dispiace” rispose il commissario di polizia. Era un uomo dal viso forte, oltre la cinquantina. “Purtroppo le nostre forze sono impegnate in vari punti. C’è la grossa frana a Kowloon, un’altra a Kwun Tong… ottanta catapecchie abusive sono state travolte, abbiamo già avuto quarantaquattro morti soltanto là, e venti sono bambini.”
Sir Geoffrey fissò il fianco della collina. “Cristo!” mormorò. “Adesso che Dunross ci aveva assicurato la collaborazione di Tiptop, pensavo che i nostri guai fossero finiti, almeno per questa sera.”
Il comandante dei vigili del fuoco scosse il capo, teso in volto. “Ho paura che siano appena incominciati, signore. Secondo le nostre valutazioni, devono esserci cento persone o più ancora sepolte là sotto.” E aggiunse, in tono cupo: “Può darsi che ci vogliano settimane per setacciare tutto, se mai vi riusciremo.”
“Sì.” Il governatore esitò di nuovo, poi disse con fermezza: “Andrò su, a Kotewall. Seguirò il Canale 5.” Si diresse verso la sua macchina, e l’aiutante gli aprì la portiera, ma Sir Geoffrey si fermò. Roger Crosse e Sinders stavano tornando indietro dal grande squarcio attraverso Sinclair Road, dove il condotto dello scolmatore era stato scoperchiato. “Trovato niente?”
“No, signore. Siamo riusciti a entrare nella galleria, ma cinquanta metri più avanti c’è una frana. Non ce la faremo mai a raggiungere Rose Court da quella parte.”
Quando Rose Court era crollata e aveva sventrato i quattro piani più alti delle Sinclair Towers, Crosse si trovava vicino al palazzo dove abitava, a settanta metri di distanza. Appena si era ripreso, il suo primo pensiero era stato per Plumm, il secondo per Suslev. Suslev era più vicino. Aveva raggiunto l’atrio buio delle Sinclair Towers mentre gli inquilini terrorizzati si stavano già precipitando fuori. Facendosi largo a spintoni, imprecando, era salito fino all’ultimo piano, facendosi luce con una lampadina tascabile. L’appartamento 32 era quasi completamente scomparso, la scala di servizio era stata strappata via per tre piani. Mentre Crosse guardava giù, nella tenebra, aveva pensato che se Suslev era stato sorpreso lì, oppure giù, con Clinker, doveva essere morto… l’unica possibile via di scampo era la galleria dello scolmatore.
Era ritornato al piano terreno, aveva fatto il giro dell’edificio ed era passato dall’entrata segreta della galleria. L’acqua, là sotto, era un torrente in tumulto. Era corso sulla strada, e aveva visto che la volta della galleria era sfondata. L’acqua traboccava dallo squarcio. Soddisfatto, perché ormai era certo che Suslev fosse morto, aveva raggiunto il telefono più vicino, aveva dato l’allarme e poi aveva chiesto di Sinders.
“Sì? Oh, salve, Roger.”
Crosse aveva riferito a Sinders dove si trovava e quello che era accaduto, e aveva aggiunto: “Suslev era con Clinker. Ai miei uomini risulta che non è uscito, quindi è sepolto là sotto. Devono essere sepolti tutti e due. Non è possibile che siano ancora vivi.”
“Accidenti.” Una lunga pausa. “Vengo subito.”
Crosse era uscito di nuovo e aveva incominciato a organizzare l’evacuazione delle Sinclair Towers e i primi tentativi di soccorso. Tre famiglie erano scomparse con la distruzione degli ultimi piani d’angolo. All’arrivo della polizia e dei vigili del fuoco, i morti erano sette, inclusi due bambini, e altre quattro persone erano in fin di vita. Quando erano sopraggiunti il governatore e Sinders, erano tornati alla parte aperta della galleria, per vedere se c’era qualche possibilità di entrare.
“Da là non possiamo passare, Sir Geoffrey. Tutta la galleria è crollata. Direi che l’abbiamo perso per sempre.” Crosse aveva l’aria debitamente seria, sebbene tra sé fosse felice di quella soluzione offertagli dal cielo.
Sinders era molto acido. “Che peccato! Sì, davvero, una jella maledetta. Abbiamo perso una carta preziosa.”
“Pensa veramente che le avrebbe detto chi è quel diavolo di Arthur?” chiese Sir Geoffrey.
“Oh, sì.” Sinders era molto sicuro. “Non è d’accordo, Roger?”
“Sì.” Crosse faticò a reprimere un sorriso. “Sì, ne sono certo.”
Sir Geoffrey sospirò. “Ci saranno parecchi fastidi sul piano diplomatico, quando non ritornerà all’Ivanov.”
“Non è colpa nostra, signore” disse Sinders. “È un atto di Dio.”
“Sono d’accordo con lei, ma sa bene quanto sono xenofobi i sovietici. Scommetterei qualunque cosa che crederanno che lo teniamo sottochiave per interrogarlo. Sarà bene trovare lui o il suo cadavere il più presto possibile.”
“Sì, signore.” Sinders aveva rialzato il colletto per ripararsi dalla pioggia. “E la partenza dell’Ivanov?”
“Lei cosa consiglia?”
“Roger?”
“Consiglio di chiamarli subito, signore, dire a Boradinov quel che è successo e annunciare che, se lo desiderano, potremo rimandare la loro partenza. Manderemo una macchina a prendere lui e chiunque altro vorrà portare con sé per partecipare alle ricerche.”
“Bene. Per un po’ mi troverete su a Kotewall.”
Guardarono Sir Geoffrey che si allontanava, poi si misero al riparo del palazzo. Sinders osservò quella confusione organizzata. “Non c’è speranza che sia ancora vivo, eh?”
“Nessuna.”
Un poliziotto dall’aria stralunata si avvicinò. “Ecco l’elenco più recente, signore: i morti e gli scampati.” Consegnò il foglio a Crosse poi aggiunse in fretta: “Radio Hong Kong sta per mandare in onda Venus Poon da un momento all’altro, signore. È su a Kotewall.”
“Bene, grazie.” Rapidamente, Crosse diede una scorsa all’elenco. “Cristo!”
“Hanno trovato Suslev?”
“No. Ma sono morti parecchi vecchi conoscenti.” Crosse gli passò il foglio. “Andrò a telefonare a Boradinov, poi tornerò nella zona di Clinker.”
Sinders annuì e guardò l’elenco. Ventotto salvati, diciassette morti: i nomi non gli dicevano nulla. Tra i morti c’era Jason Plumm…
Al molo di Kowloon, dov’era attraccata l’Ivanov, i coolie salivano e scendevano le passerelle, portando carichi. Data la situazione d’emergenza, la sorveglianza della polizia era stata ridotta al minimo, e adesso c’erano soltanto due agenti per ogni passerella. Suslev, camuffato con un enorme cappello di paglia e tunica e calzoni da coolie, scalzo come gli altri, passò davanti a loro, inosservato, e salì sul ponte. Quando Boradinov lo vide, si affrettò a precederlo verso la cabina di Suslev. Appena ebbe chiusa la porta, proruppe: “Kristos, compagno comandante, quasi l’avevo data per perduto. Dobbiamo par…”
“Stia zitto e ascolti.” Suslev ansimava. Era ancora molto scosso. Si portò la bottiglia di vodka alla bocca e bevve, tossendo. “Le nostre apparecchiature radio sono state riparate?”
“Sì, in parte, sì, tranne lo scrambler ad alta sicurezza.”
“Bene.” Con voce tremante, Suslev riferì quel che era successo. “Non so come ne sono venuto fuori, ma a un certo punto mi sono trovato giù, a metà della collina. Ho preso un tassì e sono venuto qui.” Bevve un’altra sorsata: il liquido lo aiutava, ma quasi non credeva ancora di essere sfuggito alla morte e a Sinders. “Ascolti, per quel che devono sapere tutti gli altri, io sono ancora là, a Rose Court! Sono morto o disperso” disse, mentre il piano prendeva forma nella sua mente.
Boradinov lo fissò. “Ma, comp…”
“Vada al comando di polizia e dica che io non sono tornato… chieda di rimandare la partenza. Se le rispondono no, bene, partiremo. Se rispondono sì, resteremo ancora un giorno, tanto per la forma, e poi ce ne andremo con molto rammarico. Chiaro?”
“Sì, compagno comandante, ma perché?”
“Glielo spiegherò più tardi. Nel frattempo, si assicuri che tutti gli altri, a bordo, mi credano disperso. Capito?”
“Sì.”
“Nessuno dovrà entrare in questa cabina fino a quando non saremo al sicuro in acque internazionali. La ragazza è a bordo?”
“Sì, nell’altra cabina come ha ordinato lei.”
“Bene.” Suslev rifletté. Avrebbe potuto rimandarla a terra, dato che lui era “disperso” e sarebbe rimasto disperso. Oppure poteva attenersi al suo piano. “Ci atterremo al nostro piano. È più sicuro. Quando la polizia riferirà che sono disperso – ero seguito come al solito da quelli dell’SI, quindi sapranno che ero con Clinker – le dica semplicemente che la partenza è rimandata, e che deve restare nella cabina ‘fino al mio arrivo’. Vada.”
Suslev chiuse a chiave la porta, quasi sopraffatto dal sollievo, e accese la radio. Adesso poteva scomparire. Sinders non avrebbe potuto tradire un morto. Adesso poteva convincere facilmente il Centro a lasciargli passare le consegne per l’Asia a un altro, a fargli assumere un’identità diversa e un altro incarico. Poteva dire che le varie falle nel sistema di sicurezza in Europa, documentate dai fascicoli di Grant, rendevano necessario che qualcun altro cominciasse a lavorare con Crosse e Plumm… se uno dei due era ancora vivo, pensò. Sarebbe meglio se fossero morti entrambi. No, Roger no. Roger è troppo prezioso.
Più tranquillo e sicuro di quanto si fosse sentito da molti anni, andò in bagno, prese un pennello e un rasoio, canticchiando al ritmo della canzone dei Beatles trasmessa dalla radio. Forse dovrei chiedere che mi mandino in Canada… il Canada non è uno dei posti più importanti, per noi, come il Messico?
Sorrise alla propria immagine nello specchio. Posti nuovi, nuovi incarichi, un nome nuovo e una promozione, mentre poche ore prima lo attendeva il disastro. Forse condurrò Vertinskaya con me a Ottawa.
Cominciò a radersi. Quando Boradinov tornò dopo aver ottenuto dalla polizia l’autorizzazione a ritardare la partenza, quasi non riconobbe Gregor Suslev senza i baffi e la barba.