86.

Ore 0,45

I soldati gurkha armati di torce elettriche stavano avanzando con pazienza in quel tratto della superficie inclinata e pericolante e gridavano: “C’è qualcuno?” Poi restavano in ascolto. Tutto intorno, più in alto e più in basso sul pendio, militari, agenti di polizia, vigili del fuoco, gente angosciata facevano altrettanto.

Era molto buio e le lampade ad arco piazzate più in basso non rischiaravano quel tratto.

“C’è qualcuno?” chiamò un militare. Rimase in ascolto, poi avanzò di qualche passo. Sulla sinistra della linea, uno dei suoi compagni inciampò e cadde in un crepaccio. Era sfinito, ma rise fra sé e rimase immobile un momento, poi chiamò, verso il profondo della terra: “C’è qualcuno?” Fece per rialzarsi ma poi restò immobile, in ascolto. Si sdraiò di nuovo e gridò nelle macerie: “Mi sente?” Ascoltò, attento.

“Ssìì!” giunse la risposta, fioca, molto fioca.

Agitato, il militare si rialzò. “Sergente! Sergente!”

A cinquanta metri, al limitare delle macerie, Gornt era accanto al giovane tenente che dirigeva le operazioni di soccorso in quella sezione. Ascoltavano il notiziario con una piccola radio a transistor. “… frane in tutta la colonia. Ed ecco un altro collegamento in diretta con Kotewall Road.” Vi fu un breve silenzio e poi si sentì una voce nota, e il giovane sorrise tra sé. “Buonasera. Qui è Venus Poon che vi parla in diretta dal luogo del più tremendo disastro che abbia colpito la colonia.” La voce aveva un fremito meraviglioso e, ricordando il coraggio con cui Venus Poon aveva descritto l’incendio di Aberdeen al quale aveva egualmente assistito, il tenente si sentì battere più forte il cuore. “Rose Court, su Kotewall Road, non esiste più. La grande torre luminosa di dodici piani che tutta Hong Kong poteva vedere da lontano come un punto di riferimento è scomparsa in uno spaventoso mucchio di macerie. La mia casa non esiste più. Questa notte, la mano dell’Onnipotente ha abbattuto la torre e coloro che vi abitavano, compresa la mia devota gan sun che mi ha allevata…”

“Signore” chiamò il sergente, dal centro della frana. “Qui c’è qualcuno!”

Subito l’ufficiale e Gornt si diressero verso di lui. “È un uomo o una donna?”

“Un uomo, signore! Mi sembra che abbia detto di chiamarsi Barter o qualcosa di simile…”

Su, alla barriera di Kotewall Road, Venus Poon se la godeva un mondo, al centro dell’attenzione, sotto i riflettori delle unità mobili della radio e della televisione. Continuò a leggere il testo che le avevano messo in mano, cambiando qualche parola qua e là, e abbassando un po’ la voce, alzandola, lasciando scorrere le lacrime – ma non tanto da rovinarsi il trucco – descrivendo la catastrofe in modo che tutti gli ascoltatori avevano la sensazione di essere con lei su quel pendio, e provavano brividi di orrore, e ringraziavano la loro sorte perché questa volta la morte non li aveva toccati e loro e le loro famiglie erano salvi.

“Sta ancora piovendo” mormorò Venus Poon nel microfono. “Nel punto in cui Rose Court ha strappato via una parte dei piani superiori delle Sinclair Towers si sono già contati sette morti, quattro bambini, tre cinesi e un inglese, e altri sono ancora sepolti…” Ora le lacrime le sgorgavano dagli occhi. S’interruppe, e gli ascoltatori trattennero il respiro.

In un primo momento s’era quasi strappata i capelli al pensiero di aver perduto l’appartamento, tutti gli abiti, tutti i gioielli e il visone nuovo. Ma poi aveva ricordato che i gioielli migliori erano al sicuro dagli orefici che dovevano cambiare le montature – un dono del suo vecchio corteggiatore, il banchiere Kwang – mentre il visone era dal pellicciaio per una modifica. In quanto agli abiti, puah, Quattro Dita sarebbe stato ben felice di acquistargliene altri!

Quattro Dita! Oh, oh, spero che quel vecchio caprone sia vivo e che venga salvato come Ching il Sorridente, aveva pregato lei, con fervore. Iiiih, che miracolo! Se era toccato a uno, perché non poteva toccare a un altro? E sicuramente un palazzo che crolla non può uccidere la vecchia Ah Poo. Lei se la caverà! Certo! E il banchiere Kwang è salvo! Non ho pianto per la felicità, quando ho saputo che si è salvato? Oh, che giorno fortunato! E c’è Choy il Redditizio, un individuo così furbo, bello, interessante. Oh, se avesse denaro, parecchio denaro, lui sì che andrebbe bene per me. Basta con quei vecchi sacchi di peti con gli yang cadenti per il mio delizioso yin, il più delizioso…

Il produttore non poteva più attendere. Prese il microfono e disse, concitato: “Continueremo il collegamento non appena la signorina Ven…”

Immediatamente, lei si strappò alle sue fantasticherie. “No, no” disse, con coraggio, “la trasmissione deve continuare!” Si asciugò teatralmente le lacrime e continuò a leggere e a improvvisare. “Più in giù, sul pendio, le nostre gloriose guardie gurkha e irlandesi, rischiando eroicamente la vita, stanno disseppellendo fratelli e sorelle…”

“Mio Dio” mormorò un inglese. “Che coraggio! Meriterebbe una medaglia, non crede, vecchio mio?” Si girò verso il vicino e rimase imbarazzato nel vedere che si trattava di un cinese. “Oh, oh, scusi.”

Paul Choy lo ascoltò appena: la sua attenzione era rivolta alle barelle che tornavano dalle macerie: i portantini sdrucciolavano e scivolavano sotto le lampade ad arco installate pochi minuti prima. Era appena ritornato dal pronto soccorso alla biforcazione di Kotewall Road, dove i parenti in ansia, come lui, cercavano di identificare i morti e i feriti e davano i nomi di quelli che erano dispersi, probabilmente ancora sepolti. Per tutta la sera aveva continuato ad andare avanti e indietro, nell’eventualità che avessero trovato altrove Quattro Dita e che lo portassero da un’altra direzione. Mezz’ora prima, uno dei vigili del fuoco era riuscito a passare attraverso una massa di macerie e aveva raggiunto l’area dov’era crollato il quinto piano. Era stato allora che avevano estratto Richard e Mai-ling Kwang, e poi Jason Plumm con il cranio sfondato e poi altri ancora, i morti più numerosi dei vivi.

Paul Choy contò le barelle. Quattro. Tre dei corpi erano coperti: due erano molto piccoli. Rabbrividì, pensando a quanto era effimera la vita, e chiedendosi cosa sarebbe accaduto l’indomani in Borsa. L’avrebbero tenuta chiusa in segno di lutto? Gesù, se la terranno chiusa tutto lunedì, di sicuro la Struan sarà quotata a 30 all’apertura di martedì… deve essere così! Lo stomaco gli si strinse, togliendogli le forze. Venerdì, poco prima della chiusura, aveva rischiato una somma cinque volte superiore a quella che Quattro Dita gli aveva prestato controvoglia, acquistando a margine. Cinque volte 2 milioni di dollari di Hong Kong. Aveva acquistato azioni della Struan, della Blacs, della Victoria e della Ho-Pak, puntando sul fatto che durante il weekend il tai-pan riuscisse a trasformare il disastro in una vittoria, che le voci sul possibile prestito da parte della Cina fossero fondate, e che la Blacs e la Victoria avessero in serbo un grosso colpo. Da quando aveva incontrato Gornt ad Aberdeen, e gli aveva esposto la sua teoria circa il possibile salvataggio della Ho-Pak da parte della Blacs o della Victoria, e aveva visto un lampo in quegli occhi astuti, si era chiesto se per caso lui non avesse fiutato un inghippo dei pezzi grossi. Oh, sì, quelli sono pezzi grossi. Hanno in pugno Hong Kong, Gesù, e dovevano sapere tutto in anticipo! E Gesù, oh, Gesù, quando alle corse Richard Kwang gli aveva chiesto di acquistare le Ho-Pak per conto suo e, poco dopo, Havergill aveva annunciato l’acquisto, lui era corso alla toeletta degli uomini a vomitare. 10 milioni in Ho-Pak, Blacs, Victoria e Struan, acquistate alla quotazione minima. E poi, quella sera, quando il giornale radio delle nove aveva annunciato che la Cina aveva concesso un prestito di mezzo miliardo e quindi gli assalti agli sportelli delle banche erano finiti, Paul Choy aveva saputo di essere multimilionario, anzi, multi-multimilionario.

Non riuscì a dominare lo stomaco, e corse verso i cespugli sul lato della strada, scosso da conati di vomito così forti che gli sembrava di morire.

L’inglese gli voltò le spalle e disse sottovoce a un amico: “Questi cinesi non hanno molto fegato, vero, vecchio mio?”

Paul Choy si asciugò la bocca. Si sentiva male: il pensiero di tutto quel denaro che adesso forse era suo, era troppo per lui.

I portantini continuavano a passare. Stordito, li seguì fino al pronto soccorso. Sul fondo, sotto il riparo improvvisato, il dottor Meng stava eseguendo interventi chirurgici urgenti. Paul Choy guardò il dottor Tooley che sollevava le coperte. Una donna, un’europea. Aveva gli occhi spalancati, fissi. Il dottor Tooley sospirò e glieli chiuse. Poi c’era un ragazzino inglese sui dieci anni. Morto anche lui. Poi un bambinetto cinese. Sull’ultima barella c’era un cinese, sanguinante e sofferente. Il medico gli praticò un’iniezione di morfina.

Paul Choy si scostò e vomitò di nuovo. Quando tornò, il dottor Tooley gli disse gentilmente: “Qui non può fare nulla, signor Choy. Prenda, questo le metterà a posto lo stomaco.” Gli porse due aspirine e un bicchier d’acqua. “Perché non aspetta su una delle macchine? L’avvertiremo appena sapremo qualcosa di suo zio.”

“Sì, grazie.”

Stavano arrivando altre barelle. Un’ambulanza si avvicinò. I portantini caricarono a bordo dei feriti e l’ambulanza ripartì sotto la pioggia. Fuori, lontano dal fetore del sangue e della morte, il giovane si sentì meglio.

“Salve, Paul, come va?”

“Oh. Oh, salve, tai-pan. Bene, grazie.” Aveva incontrato il tai-pan poco prima e gli aveva detto che Quattro Dita era disperso. Dunross era apparso molto scosso.

“Ancora niente, Paul?”

“No, signore.”

Dunross esitò. “Forse, niente nuove buone nuove. Se è sopravvissuto Ching il Sorridente, speriamo in bene, eh?”

“Sì, signore.” Paul Choy guardò Dunross dirigersi in fretta verso la barriera, ripensando a tutto quello che aveva realizzato. Con il fantastico acquisto della General Stores – che colpo di genio! – e con il fatto che è sgusciato dalla trappola di Gornt, le sue azioni dovranno salire a 30. E con le Ho-Pak scese a 12,50, al momento della riapertura risaliranno a 20. Quindi il 17,5 per cento di 10 milioni moltiplicato 50 dà…

“Signor Choy! Signor Choy!”

Era il dottor Tooley che lo chiamava dal pronto soccorso. Il cuore di Paul Choy si fermò. Accorse, precipitosamente.

“Non sono sicuro, ma mi segua, la prego.”

Non c’erano possibilità di errori. Era Wu Quattro Dita. Era morto, e sembrava illeso. Sul volto c’era una calma meravigliosa, uno strano sorriso serafico.

Le lacrime scorsero sulle guance di Paul Choy. Si accosciò accanto alla barella, angosciato. Il dottor Tooley lo lasciò e corse alle altre barelle: qualcuno stava urlando, adesso, un’altra madre disperata che stringeva al petto il corpo straziato di un figlio.

Paul Choy guardò la faccia, una faccia serena nella morte, quasi senza vederla.

E adesso? si chiese, asciugando le lacrime. Non sentiva di aver perduto un padre, ma piuttosto il capo della famiglia, e per le famiglie cinesi questo era peggio che perdere il padre. Gesù, e adesso? Non sono il figlio maggiore, non tocca a me dare le disposizione. Ma comunque, cosa farò adesso?

Un singhiozzo lo distrasse. Era un vecchio che piangeva accanto a una vecchia, stesa su una barella vicina. C’è tanta morte, qui, troppa, pensò Paul Choy. Sì, ma i morti devono seppellire i morti, e i vivi devono continuare. Non sono più legato a lui. E sono americano.

Alzò il lenzuolo come per coprire la faccia di Wu Quattro Dita, e sfilò con destrezza il laccio con la mezza moneta, e l’intascò. Poi, assicurandosi ancora che nessuno lo guardasse, frugò nelle tasche. Il portafoglio con il denaro, un mazzo di chiavi, il sigillo personale. E l’anello con il diamante, nel piccolo astuccio.

Si alzò e raggiunse il dottor Tooley. “Mi scusi, dottore. Le dispiacerebbe… le dispiacerebbe lasciarlo qui? Tornerò con una macchina. La famiglia… vorremmo… È d’accordo?”

“Certo. Informi la polizia, prima di portarlo via: il servizio dispersi è giù, al blocco stradale. Domani firmerò il certificato di morte. Mi dispiace, adesso non c’è tem…” Ancora una volta, il medico venne distratto e raggiunse il dottor Meng. “Ecco, lasci che l’aiuti. È come in Corea, eh?”

Paul Choy scese la collina, incurante della pioggerella, con il cuore leggero, lo stomaco a posto, il futuro ormai deciso. Adesso la moneta è mia, si disse, certo che Quattro Dita non ne aveva parlato a nessun altro, mantenendo come sempre il segreto, perché si fidava solo di coloro di cui era costretto a fidarsi.

Adesso che ho il suo sigillo personale posso applicarlo su tutto quello che voglio, posso fare tutto quello che voglio… ma non lo farò. Sarebbe barare. Perché barare, quando sto vincendo? Sono più in gamba di tutti gli altri figli. Loro lo sanno, io lo so, ed è logico. Io sono più in gamba. È giusto che mi tenga la moneta e tutti i profitti di quei 2 milioni. Riorganizzerò la famiglia, modernizzerò tutto, attrezzerò le navi, tutto quello che vorranno. Ma con i miei utili creerò un impero tutto per me. Certo. Ma per prima cosa andrò alle Hawaii…

All’inizio della fila di macchine, presso la prima frana, Dunross si fermò a fianco della sua Rolls e aprì la portiera posteriore. Casey si scosse dalle sue fantasticherie e impallidì. “Linc?”

“No, ancora niente. Quillan è sicuro di aver individuato la zona. I gurkha stanno setacciando quella parte, proprio adesso. Ora torno a dargli il cambio.” Dunross cercava di darsi un tono fiducioso. “Secondo gli esperti ci sono buone probabilità che sia salvo. Non si preoccupi. Come si sente?”

“Bene. Bene, grazie.”

Quando era ritornato dalle prime ricerche, Dunross aveva mandato Lim a prendere caffè, qualche sandwich e una bottiglia di brandy, sapendo che la notte sarebbe stata molto lunga. Avrebbe voluto che Casey se ne andasse insieme a Riko, ma lei aveva rifiutato, e così Riko era rientrata all’albergo con l’altra macchina, guidata da Lim.

“Vuole un brandy, Ian?” domandò Casey.

“Grazie.” La guardò mentre versava il liquore e notò che le sue dita non tremavano. Il brandy aveva un buon sapore. “Porterò un sandwich a Quillan. Perché non versa una dose di brandy nel caffè, eh? Lo porto io.”

“Sì” disse lei, sollevata al pensiero di aver qualcosa da fare. “Hanno salvato qualcun altro?”

“Donald McBride… è illeso, soltanto scosso. Lui e sua moglie.”

“Oh, bene. Qualche… qualche cadavere?”

“Nessuno che io conosca” rispose Dunross, decidendo di non dirle nulla di Plumm e del suo vecchio amico Southerby, il presidente della Blacs. In quel momento Adryon e Martin Haply arrivarono correndo, e Adryon gli gettò le braccia al collo, singhiozzando per il sollievo. “Oh, papà, l’abbiamo appena saputo, oh, papà, ero terrorizzata!”

“Su, su” disse lui, tranquillizzandola. “Sto benissimo. Buon Dio, Adryon, una maledetta frana non può toccare il tai-pan della Nobil Ca…”

“Oh, non dire così!” l’implorò lei, con un brivido di timore superstizioso. “Non dirlo mai! Siamo in Cina, gli dei ascoltano, non dirlo!”

“D’accordo, tesoro!” Dunross l’abbracciò stretta e sorrise a Martin Haply, anche lui sudato per il sollievo. “Tutto bene?”

“Oh, sì, signore, eravamo a Kowloon, stavo facendo un servizio sull’altra frana quando abbiamo sentito la radio.” Il giovane era molto sollevato. “Accidenti, sono felice di vederla, tai-pan. Noi… purtroppo, abbiamo ammaccato un po’ la macchina per correre qui.”

“Non importa.” Dunross scostò da sé Adryon. “Tutto bene, piccola?”

Lei lo abbracciò di nuovo. “Oh, sì.” Poi scorse Casey. “Oh. Oh, salve, Casey, ero… ehm… così…”

“Oh, non dica sciocchezze. Venite a ripararvi dalla pioggia, tutti e due.” Adryon obbedì. Martin Haply esitò, poi disse a Dunross: “Se non le dispiace, signore, darò un’occhiata in giro.”

“Christian era uscito in tempo” disse prontamente Dunross. “Ha telef…”

“Sì, signore. Ho chiamato la redazione. Grazie. Non starò via molto, tesoro” disse Haply ad Adryon, e si avviò verso la barriera. Dunross lo guardò allontanarsi, giovane, solido, sicuro di sé, poi scorse Gornt che scendeva in fretta la collina. Gornt si fermò, lontano dalla macchina, e lo chiamò a gesti, ansiosamente.

Dunross lanciò un’occhiata a Casey, mentre il cuore gli batteva, irrequieto. Dal punto dove si trovava, lei non poteva vedere Gornt. “Tornerò appena posso.”

“Sia prudente!”

Dunross raggiunse Gornt. Era sporco, aveva gli abiti strappati, la barba in disordine, il viso cupo.

“Lo abbiamo localizzato” disse Gornt. “Bartlett.”

“È morto?”

“No. L’abbiamo trovato, ma non possiamo raggiungerlo.” Gornt indicò il thermos. “È tè?”

“Caffè con brandy.”

Gornt lo prese e bevve. “Casey è ancora in macchina?”

“Sì. A che profondità è?”

“Non lo sappiamo. È sotto. Forse è meglio non dirle niente, per ora.”

Dunross esitò.

“È meglio lasciar stare” insistette l’altro. “Sembra una situazione pericolosa.”

“D’accordo.” Dunross era stanco di tutte quelle morti, di quella sofferenza. “D’accordo.”

La pioggia rendeva la notte ancora più tetra, la fanghiglia ancora più infida. Più avanti, oltre la zona della frana, Kotewall Road procedeva quasi in linea retta per settanta metri, saliva ripida, poi svoltava aggirando il fianco della montagna. Gli inquilini dei palazzi stavano cominciando a sfollare.

“Non ci sono dubbi a proposito di Tiptop e del denaro?” chiese Gornt illuminando cautamente il percorso con la torcia elettrica.

“No. L’assalto agli sportelli delle banche è finito.”

“Bene. Che cosa hai dovuto dargli in cambio?”

Dunross non rispose e alzò le spalle. “Apriremo a 30.”

“Questo resta da vedere.” Gornt soggiunse, sardonicamente. “Anche a 30, io sono al sicuro.”

“Oh?”

“Ci rimetterò circa 2 milioni di dollari USA. Quelli che mi aveva anticipato Bartlett.”

Dunross si sentì trionfante. Così Bartlett imparerà a giocarmi scherzi del genere, pensò. “Lo sapevo. È stata una buona idea… ma a 30 andrai sotto di circa 4 milioni, Quillan, i suoi 2 e 2 tuoi. Ma sono disposto ad acquistare l’All Asia Air.”

“Mai.” Gornt si fermò, fronteggiandolo. “Mai. La mia linea aerea non è in vendita.”

“Fai pure. L’offerta è valida fino all’apertura della Borsa.”

“Al diavolo le tue offerte.”

Continuarono a salire il pendio, avvicinandosi alla zona dell’atrio. Stavano portando fuori una barella. Nessuno dei due conosceva la donna ferita. Se Dunross fosse su una di queste barelle, pensò rabbiosamente Gornt, tutti i miei problemi sarebbero risolti…