89.

Ore 17,39

Dunross era alla finestra panoramica del suo attico, in cima al palazzo della Struan, e guardava il porto. Il tramonto era meraviglioso, la visibilità illimitata, nel cielo sereno c’erano soltanto alcuni cumuli rosati, a ovest, sopra la Cina continentale, e lì la luce era rossiccia, e l’oscurità sfiorava l’orizzonte orientale. Laggiù, il porto era attivo come al solito, tutto era normale, e Kowloon splendeva nel calar del sole.

Claudia bussò e aprì la porta. Entrò Casey. Il suo viso era duro, i capelli avevano il colore del tramonto. Il dolore la rendeva eterea.

“Salve, Casey.”

“Salve, Ian.”

Non era necessario dire altro. Tutto ciò che c’era da dire su Bartlett era già stato detto. Avevano lavorato fino alla notte prima per estrarre il corpo. Casey l’aveva atteso sul pendio. Poi era ritornata all’albergo. Quella mattina aveva telefonato, e adesso era lì.

“Beve qualcosa? Un tè? Un caffè? C’è del vino. E ho preparato i martini.”

“Un martini. Grazie, Ian” disse lei, con voce incolore. La sua sofferenza lo straziava. “Sì, grazie.”

Casey sedette sul divano. Dunross versò il martini e aggiunse un’oliva. “Tutto quanto può aspettare, Casey” disse, premurosamente. “Non c’è fretta.”

“Sì, sì, lo so. Ma eravamo d’accordo. Grazie.” Lei prese il bicchiere ghiacciato e lo alzò. “Il fato.”

“Il fato.”

Casey sorseggiò il cocktail, con movimenti studiati, quasi astratti, poi aprì la borsa e mise sulla scrivania una grossa busta. “Qui ci sono tutti i documenti della Struan consegnati da John Chen, e tutto quello che ci aveva offerto o ci aveva detto. Sono tutte le copie che ho qui. Quelle negli Stati Uniti le distruggerò.” Casey esitò. “Di sicuro lei ha già effettuato cambiamenti ma, ecco, è tutto lì.”

“Grazie. Linc aveva passato qualcosa a Gornt?”

“No, non credo.” Di nuovo un’esitazione. “Per sicurezza, riterrò che in parte le informazioni siano state divulgate.”

“Sì.”

“Poi, il nostro accordo Par-Con-Struan.” Casey porse un grosso fascio di documenti. “Tutte le sei copie sono firmate e timbrate con il timbro della compagnia. Io ho il potere di firmare.” Esitò. “Avevamo fatto un patto, Linc e io. Io gli avevo ceduto nel testamento il diritto di voto per il mio pacchetto d’azioni, per dieci anni, e lui aveva fatto altrettanto con me. Quindi il capo della Par-Con sono io.”

Dunross sgranò leggermente gli occhi. “Per dieci anni?”

“Sì” rispose lei, impassibile. Non sentiva nulla, non voleva nulla, solo piangere e morire.

Più tardi potrò permettermi di essere debole, pensò. Ora devo essere forte e saggia. “Per dieci anni. Linc… Linc aveva il controllo. Le manderò la convalida quando sarà ufficiale.”

Dunross annuì. Estrasse dalla scrivania laccata la serie corrispondente di documenti. “Questi sono suoi. Ho apposto il mio sigillo. Questo…” Mise una busta sul mucchio. “Questo è il nostro accordo privato che conferisce alla Par-Con i titoli sulle mie navi come garanzia collaterale.”

“La ringrazio. Ma con il suo fondo rotativo non è più necessario.”

“Comunque, faceva parte del nostro accordo.” Dunross la scrutò, ammirando il suo coraggio. Non aveva pianto, sul pendio; aveva soltanto annuito, e aveva detto: “Aspetterò. Aspetterò fino a quando… Aspetterò.” Orlanda era crollata subito. Lui l’aveva mandata in albergo e, più tardi, aveva inviato un medico per assisterla. “Faceva parte del nostro accordo.”

“Sta bene. Grazie. Ma non è necessario.”

“Poi: questa è la lettera d’intesa per il nostro accordo relativo alla General Stores. Le farò avere i documenti ufficiali entro dieci giorni. Avrò biso…”

“Ma Linc non aveva messo quei 2 milioni.”

“Invece sì. Lo aveva fatto per cablo sabato sera. La mia banca svizzera ha confermato ieri il trasferimento, e il denaro è stato debitamente accreditato al consiglio d’amministrazione della General Stores. Hanno accettato, quindi ora l’accordo è concluso.”

“Anche se Pug è morto?”

“Sì. La vedova ha accolto il suggerimento del consiglio. È un ottimo accordo, tra l’altro. Molto migliore delle condizioni offerte dalla Superfoods.”

“Non voglio… non voglio saperne.”

“Quando ero giù fra le macerie a parlare con Linc, lui mi ha detto che era contento della conclusione dell’accordo con la General Stores. Le sue parole precise cono state: ‘Magnifico! 5 milioni? Ho sempre desiderato che Casey avesse il suo denaro per poter dire crepa al mondo. Ha sempre aspirato a rendersi indipendente, e adesso lo è. Magnifico!’”

“Ma a che prezzo” disse lei, desolata. “Linc mi aveva ripetuto tante volte che il denaro per poter dire ‘crepa’ al mondo costa sempre più di quanto si sia disposti a pagare. È vero. Non lo voglio.”

“Il denaro è denaro. Ora non ha la lucidità sufficiente. Linc poteva darglielo, e glielo ha dato. Liberamente.”

“È stato lei a darmelo.”

“Si sbaglia. È stato Linc. Io l’ho soltanto aiutata, come lei ha aiutato me.” Dunross centellinò il martini. “Ho bisogno di sapere dove dovrò inviare gli utili che spettano a lui. Come ricorderà, non erano inclusi i diritti di voto. Chi è il suo fiduciario?”

“È una banca. La First Central. Io sono il suo esecutore testamentario, insieme a un incaricato della banca. “Casey esitò. “Credo che l’erede sia sua madre. È l’unica nominata nel testamento… Linc me l’aveva detto apertamente. La sua ex moglie e i figli sono già ben sistemati, e sono esclusi dal testamento. Ha lasciato a me il controllo sul pacchetto delle azioni e il resto va a sua madre.”

“Allora sarà molto ricca.”

“Non le sarà di molto conforto.” Casey si sforzava di mantenere un tono tranquillo e di non piangere. “Le ho telefonato ieri sera, ed è crollata, povera donna. Ha… ha passato la sessantina, è una cara persona, e Linc era il suo unico figlio.” Una lacrima sgorgò, nonostante la sua decisione. “Mi ha… mi ha pregato di riportarlo in patria. Nel testamento lui ha dato disposizioni per essere cremato.”

“Senta, Casey” disse pronto Dunross, “forse potrei dare io tutte le disposizioni…”

“No, grazie, Ian. È tutto fatto. Ho provveduto io. Ci tenevo. L’aereo è dissequestrato, e tutte le pratiche sono state sbrigate.”

“Quando partirà?”

“Questa sera alle dieci.”

“Oh.” Dunross era sorpreso. “Allora verrò a salutarla.”

“No. No, grazie. Se mi manda la macchina andrà benissimo, ma non c’è bisogno che si dis…”

“Insisto.”

“No. La prego.” Casey lo guardò, implorante.

Dopo un momento, Dunross chiese: “Che progetti ha?”

“Niente di speciale. Farò… farò in modo che tutti i desideri di Linc vengano esauditi, i documenti, il testamento… e sistemerò i suoi affari. Poi riorganizzerò la Par-Con… cercherò di riorganizzarla come avrebbe voluto lui e poi… poi non so. Mi basteranno trenta giorni. Forse fra trenta giorni tornerò qui per incominciare, forse manderò Forrester o qualcun altro. Non so. Glielo farò sapere entro trenta giorni. Fino ad allora è tutto sistemato. Ha i miei numeri telefonici. La prego di chiamarmi in qualunque momento, se ci sono problemi.” Casey fece per alzarsi, ma Dunross la trattenne.

“Prima che se ne vada, c’è una cosa che devo dirle. Non l’ho fatto questa notte perché non era il momento. Forse lo è adesso, non sono sicuro. Ma prima che io lasciassi Linc, lui mi ha chiesto se avrei accettato di fare da testimone alle sue nozze.” Vide Casey impallidire e proseguì, in fretta: “Gli ho detto che sarebbe stato un onore.”

“Ha parlato di me? Voleva sposare me?” chiese lei, incredula.

“Stavamo parlando di lei. Non le sembra logico?”

“Non ha mai nominato Orlanda?”

“Non quella volta. No. Prima era preoccupato per lei, perché era nel suo appartamento, e non sapeva cosa le fosse accaduto.” Dunross la scrutò. “Quando gli ho detto che era sana e salva, per lui è stato un gran sollievo, naturalmente. Quando gli ho riferito che lei era stata quasi travolta dalla frana, per poco non ha avuto un attacco di cuore. Poi, mentre me ne stavo andando, l’ho sentito dire sottovoce: ‘Chissà se è chiedere troppo, sperare che diventino amiche.’ Non sono certo che lo dicesse a me… mentre stavamo scavando, parlava spesso tra sé.” Dunross finì il martini. “Sono sicuro che si riferiva a lei, Casey.”

Lei scrollò la testa. “È molto gentile, Ian. Scommetto che si riferiva a Orlanda.”

“Io credo che si sbagli.”

Un altro silenzio. “Forse. Amiche?” Casey lo guardò. “Lei diventerà amico di Gornt?”

“No. Mai. Ma non è la stessa cosa. Orlanda è una cara persona. Davvero.”

“Ne sono sicura.” Casey fissò il bicchiere, centellinò il martini senza sentirne il sapore. “E Quillan? Cos’è successo oggi? Purtroppo non l’ho saputo. Cos’ha fatto? Ho visto che avete chiuso a 30,01, ma non… ma non ho notato altro.”

Dunross sorrise. A causa del disastro di Kotewall, il governatore aveva ordinato che la Borsa rimanesse chiusa il lunedì. E anche le banche, in segno di lutto. Alle dieci di quella mattina, i contanti della Banca di Cina erano nelle casse di tutte le filiali di tutte le banche della colonia. L’assalto agli sportelli era finito. Alle tre, molti clienti facevano già la fila per tornare a depositare il loro denaro.

Poco prima che aprisse la Borsa, quella mattina, Gornt l’aveva chiamato.

“Accetto” aveva detto.

“Non vuoi negoziare?”

“Non ti chiedo una tregua, come tu non te l’aspetti da me. I documenti stanno arrivando.” Gornt aveva interrotto la comunicazione.

“E Quillan?” domandò di nuovo Casey.

“Abbiamo concluso un accordo. Abbiamo aperto a 28, ma ho lasciato che ricomprasse a 18.”

Casey lo guardò a bocca aperta. Istintivamente, fece il calcolo. “Dev’essergli costato circa 2 milioni. Ma erano i 2 milioni di Linc. Dunque Quillan si è tirato fuori dai guai.”

“L’ho detto a Linc e ho precisato che gli sarebbe costato quei 2 milioni, e lui ha riso. Gli ho ricordato che, con l’accordo della General Stores e quello della Par-Con, contro la perdita dei 2 milioni avrebbe avuto un guadagno di 20 o più.” Dunross la scrutò. “Credo sia giusto che quei 2 milioni siano andati perduti.”

“Non vorrà dirmi che ha tirato Gornt fuori dai guai in cambio di niente!”

“No. Ho riavuto la mia linea aerea. Il controllo dell’All Asia Air.”

“Ah.” Casey rabbrividì, ricordando l’episodio di quella notte di Natale, quando Gornt e suo padre s’erano presentati inaspettatamente alla Grande Casa. La tristezza la travolse. “Mi farebbe un favore?”

“Certo. Purché non sia per Quillan.”

Lei stava per chiedere a Dunross di lasciare che Gornt diventasse commissario di gara, che potesse avere un palco. Ma non disse nulla. Sapeva che sarebbe stato tempo perso.

“Che favore?”

“Niente. Oh, niente. Ora vado, Ian.” Si alzò, stanchissima. Le tremavano le ginocchia, ed era tutta indolenzita. Tese la mano. Dunross la prese, la baciò con lo stesso gesto elegante che lei ricordava dalla notte della festa, la sera nella Galleria Lunga quando, impaurita, aveva visto il coltello piantato nel cuore del ritratto. All’improvviso, l’angoscia la vinse: avrebbe voluto urlare il suo odio per Hong Kong e per la gente di Hong Kong che, in un certo senso, aveva causato la morte del suo Linc. Ma tacque.

Più tardi, s’impose, facendo appello a tutte le sue forze. Non cedere. Non lasciarti andare. Controllati. Ora devi farlo. Linc non c’è più.

“A presto, Casey.”

“Arrivederci, Ian” disse lei, e uscì.

Dunross fissò a lungo la porta chiusa, poi sospirò e premette un pulsante.

Un momento più tardi entrò Claudia. “Buonasera, tai-pan” disse con calore. “Ci sono alcune telefonate da sbrigare… importantissime. Il signorino Duncan vuole un prestito di 1000 dollari di Hong Kong.”

“E perché diavolo?”

“Sembra che voglia comprare un anello con un diamante per una ‘signora’. Ho cercato di farmi dire il suo nome, ma non ha voluto parlare.”

Oh, Dio, Sheila, pensò Dunross, ricordando quel che aveva detto Duncan della sua “ragazza”. Sheila Scragger, l’infermiera venuta dall’Inghilterra, in vacanza insieme a Duncan nella stazione australiana di Paldoon. “Be’, non comprerà niente di speciale con 1000 dollari. Gli dica che deve chiederli a me. No, aspetti!” Dunross rifletté un momento. “Gli dia 1000 dollari dalla piccola cassa… glieli offra a un interesse del 3 per cento mensile, contro l’impegno scritto che lei potrà trattenerlo a 100 dollari al mese dal suo assegno. Se ci casca, per lui sarà un’ottima lezione. Se no, gli darò io i 1000 dollari, ma non prima della prossima Pasqua.”

Claudia annuì, poi aggiunse, tristemente: “Povera signorina Casey. Sta morendo dentro.”

“Sì.”

“Ecco qui le sue chiamate, tai-pan. Il signorino Linbar ha telefonato da Sydney e la prega di richiamarlo appena ha un momento libero. È convinto di aver rimesso al passo la Woolara.”

Dunross la fissò. “Che mi venga un accidente!”

“Ha telefonato il signor Alastair per congratularsi con lei, e anche suo padre, e quasi tutti i membri della famiglia. Per favore, chiami il signorino Trussler a Johannesburg: è per il torio.” Claudia arricciò il naso. “Ha telefonato la signora Gresserhoff per salutarla.”

“Quando parte?” chiese indifferente Dunross, che lo sapeva già.

“Domani, con il primo volo della JAL. Non è terribile quello che è successo a Travkin? Oh, mi è dispiaciuto moltissimo.”

“Sì.” Travkin era morto durante la notte. Dunross era andato diverse volte a trovarlo al Matilda Hospital, ma l’allenatore non aveva mai ripreso conoscenza, dopo l’incidente del sabato. “Abbiamo rintracciato i suoi parenti più prossimi?”

“No. Non aveva un’amica fissa o… nessuno. Il signorino Jacques ha dato le disposizioni per i funerali.”

“Bene. Sì. È il minimo che possiamo fare per lui.”

“Monterà lei Noble Star, sabato prossimo?”

“Non so.” Dunross esitò. “Mi ricordi di parlare con i commissari di gara per intitolare la quinta corsa a Travkin… sarà un modo per ringraziarlo.”

“Sì. Oh, sarebbe molto bello. Mi era molto simpatico; sì, sarebbe molto bello.”

Dunross diede un’occhiata all’orologio. “Il mio prossimo visitatore è ancora giù?”

“Sì.”

“Bene” disse il tai-pan, e il suo viso divenne impenetrabile.

Scese nel suo officio. “Buonasera, signor Choy, cosa posso fare per lei?” Aveva già mandato le condoglianze per Wu Quattro Dita.

Quando la porta si chiuse, Paul Choy si asciugò le mani, senza accorgersene. “Sono venuto per la fase uno, signore. Mi dispiace che abbiamo dovuto rimandare ma, ehm… gli stampi di cera… corrispondevano a una delle due monete rimaste?”

“Prima vorrei chiederle chi ha l’altra metà, ora che Quattro Dita è un antenato.”

“La famiglia Wu, signore.”

“Chi, precisamente, della famiglia Wu?” chiese Dunross in tono volutamente aspro. “La moneta fu data a un individuo che doveva passarla a un individuo. Chi?

“Io, signore.” Paul Choy ricambiò lo sguardo del tai-pan, senza paura, sebbene il cuore gli battesse forte… più ancora che sulla giunca, due giorni prima – un’eternità prima – quando il sangue del giovane Lupo Mannaro gli macchiava le mani, e il corpo agonizzante e mutilato era appoggiato a lui, e suo padre gli gridava di gettarlo in mare.

“Dovrà dimostrare che gliel’ha data Quattro Dita.”

“Mi dispiace, tai-pan, ma non devo dimostrare nulla” rispose Paul Choy in tono sicuro. “Devo solo presentare la moneta e chiedere il favore. In segreto. Tutto deve restare segreto: è l’accordo. Se la moneta è autentica, sono in gioco il suo onore e la faccia della Nobil Casa e fa…”

“So benissimo che cos’è in gioco” rispose Dunross, con voce stridente. “E lei lo sa?

“Prego?”

“Siamo in Cina. E in Cina accadono molte cose strane. Mi crede tanto sciocco da lasciarmi incantare da un’antica leggenda?”

Il giovane scosse la testa. Aveva la gola stretta. “No. Lei non è assolutamente uno sciocco, tai-pan. Ma se io presento la moneta, lei concederà il favore.”

“Qual è il favore che chiede?”

“Prima, vorrei sapere se è… se è convinto che la moneta sia una delle quattro. Io ne sono certo.”

“Ne è certo, adesso?”

“Sì, signore.”

“Lei sa che la moneta è stata rubata a Phillip Chen?”

Paul Choy lo fissò, ma si riprese prontamente. “Ho avuto la moneta da Wu Quattro Dita. Non mi risulta che ci sia stato alcun furto. L’ho avuta da mio padre, questo è tutto quel che so. Era di mio padre.”

“Dovrebbe renderla a Phillip Chen.”

“Ha mai visto questa particolare moneta in suo possesso, signore?”

Dunross aveva già parlato della moneta con Phillip Chen. “Non c’è modo di dimostrare che è tua, Phillip?” gli aveva chiesto.

“No, tai-pan. No” aveva risposto il vecchio, torcendosi le mani.

Dunross continuò a fissare il giovane con occhi penetranti. “È di Phillip Chen.”

Paul Choy si mosse, irrequieto. “C’erano quattro monete, tai-pan. Quella del signor Chen dev’essere una delle altre. Questa appartiene… apparteneva a mio padre. Ricorda quello che le disse ad Aberdeen?”

Dunross lo fissava in silenzio, cercando di scuoterlo, trattando alla maniera occidentale. Paul Choy vacillava, ma non cedeva. Interessante, pensò Dunross. Sei un piccolo bastardo duro e in gamba. Ora, sei un emissario di Wu Dente d’Oro, il figlio maggiore, oppure sei un ladro e sei qui di tua iniziativa? Lasciò che silenzio si prolungasse, per minare la sicurezza dell’avversario mentre riconsiderava la sua posizione. Quando Paul Choy aveva telefonato il giorno prima per chiedere un appuntamento, aveva intuito immediatamente la ragione. Ma come doveva comportarsi? Quattro Dita è appena morto, e adesso ho un nuovo nemico, pensò, forte, ben preparato, e coraggioso. Comunque, anche lui ha i suoi punti deboli, come tutti. Come te. Gornt è uno dei tuoi punti deboli. Riko potrebbe essere un altro. Ah, Riko! Che cos’ha, lei, che ti colpisce tanto?

Lascia perdere! Come puoi recuperare la moneta prima di concedere il favore?

“Presumo che abbia con sé la sua mezza moneta. Andiamo subito dallo stimatore.” Dunross si alzò, per mettere alla prova Paul Choy.

“No, signore. Mi dispiace, ma no.” Paul Choy sentiva il cuore che stava per scoppiargli; il laccio intorno al collo era diventato all’improvviso un nodo scorsoio, e la mezza moneta gli scottava la pelle. “Mi dispiace, ma non credo che sia una buona idea.”

“Io credo che sia un’ottima idea” continuò bruscamente Dunross, incalzandolo. “Andremo a prenderla. Venga!”

“No. No, grazie, tai-pan.” Paul Choy lo disse con un’educata fermezza che Dunross riconobbe. “Potremmo farlo la settimana prossima? Venerdì l’altro, diciamo? Non c’è fretta.”

“Venerdì non sarò a Hong Kong.”

“Sì, signore. Sarà in Giappone. Potrebbe riservarmi un’ora, durante il suo soggiorno là? Quando le fa comodo. Per andare da uno stimatore?”

Dunross socchiuse gli occhi. “Sembra che lei sappia molte cose, signor Choy.”

“Qui è facile venire a sapere tutto, signore. Il Giappone andrebbe meglio per tutti e due. Ci sono meno rischi di… di irregolarità, e in Giappone siamo eguali.”

“Vuol dire che qui non lo saremmo?”

“No, no, tai-pan. Ma come ha detto lei, qui siamo in Cina, e in Cina succedono cose strane. Anche Quattro Dita e il suo gruppo hanno relazioni importanti. La moneta è qualcosa che va trattata da persona a persona. Così la vedo io.”

Paul Choy stava sudando, e ringraziava Dio perché parte del “favore” consisteva nel segreto. Da quando aveva ritrovato il cadavere di Quattro Dita, aveva cominciato a manovrare per assicurarsi il potere in famiglia. Alla fine aveva ottenuto esattamente ciò che voleva, una posizione speciale, equivalente a quella di un consigliere della mafia, consigliere principale di Wu Dente d’Oro, il figlio maggiore che adesso era il capo titolare dei Wu del Mare. Ecco quel che siamo, pensò, ripreso dalla paura. Siamo i mafiosi della Cina. Anch’io ho le mani sporche di sangue. Ero a bordo con il carico d’oppio. Cosa sa Dente d’Oro che io non so?

“Puoi fidarti implicitamente di me, Dente d’Oro” aveva detto al fratello, battendosi per il suo futuro.

“Temo di non avere molta scelta. Mi trovo in acque inesplorate. Ho bisogno di tutto l’aiuto che posso ottenere. La tua competenza sarà preziosa” aveva detto Dente d’Oro nel suo perfetto accento inglese, quando erano arrivati alle fasi conclusive del negoziato.

“Immagino che potremo lavorare insieme.”

“Siamo franchi, fratello. Noi due abbiamo studiato all’università. Gli altri no. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro, e i Wu del Mare devono modernizzarsi. Io non posso farlo. Ho bisogno d’aiuto… gli anni che ho trascorso a gestire le Barche del Piacere non mi qualificano per il comando. Continuavo a insistere ma… ecco, sai com’era nostro padre. Buon Dio, non potevo cambiare neppure la tariffa oraria di una ragazza senza la sua approvazione. Aveva le sue quattro dita in ogni nave.”

“Lo so, ma adesso se i suoi comandanti accetteranno il cambiamento, in un anno avrai la migliore organizzazione cinese di tutta l’Asia.”

“È esattamente ciò che voglio. Esattamente.”

“E l’oppio?”

“I Wu del Mare hanno sempre trasportato quella merce.”

“E i fucili?”

“Quali fucili?”

“Ho sentito dire che Quattro Dita stava per mettersi nel traffico d’armi.”

“Non so nulla dei fucili.”

“Liberiamoci del traffico oppio-eroina. Stiamo alla larga dalla droga. È vero che lui si era accordato con quei due, Yuen il Contrabbandiere e Lee Polvere Bianca?”

“Si dice. Prenderò in considerazione la tua proposta. Ma lasciami dire che adesso io sono il comandante delle flotte e il capo dei Wu del Mare. La mia decisione sarà definitiva. Ci consulteremo. Tu sarai il consigliere, con tutto quel che comporta, ma se io prendo una decisione, è definitiva. Per esempio, ho saputo del colpo, il colpo in Borsa, che tu hai portato a termine senza il suo permesso. È stato geniale, sì, ma non dovrai farlo più… devi consultarmi e farmelo sapere in anticipo.”

“D’accordo. Ma d’ora in poi, sono in affari anche per conto mio. Ho dato le dimissioni dalla Rothwell-Gornt. D’ora innanzi, gli affari privati che ho incominciato con Quattro Dita li condurrò da solo.”

“Di cosa si tratta?”

“Venerdì lui mi aveva anticipato 2 milioni per giocare in Borsa. La mia parte era il 17,5 dei profitti. Li voglio tutti.”

“Il 50 per cento.”

“Il 90. In questo momento, non c’è niente che mi trattenga a Hong Kong. Anche al 50 per cento, se vendo tutte le azioni che ho – e soltanto io so quali sono, tra l’altro – mi ritroverò con circa 3 milioni di dollari USA.”

Avevano mercanteggiato e contrattato e s’erano accordati per il 70 per cento; il 30 per cento di Dente d’Oro sarebbe stato depositato in un conto numerato presso una banca svizzera.

“Immagino che la Borsa continuerà a salire per altri due giorni, poi venderò. La mia decisione ti sta bene?”

“Sì. ‘Redditizio’ è un nome che ti si addice, fratello minore, molto meglio di Paul. Preferirei che continuassi a chiamarti Redditizio. Che altro stavi combinando con Quattro Dita?”

“C’era un ultimo accordo. Ma mi ha fatto giurare il segreto in eterno. In eterno, con giuramenti di sangue. Devo rispettare il suo desiderio.”

Dente d’Oro s’era rassegnato, controvoglia; e adesso, mentre attendeva che il tai-pan gli rispondesse a proposito del Giappone, il giovane si sentiva sicuro di sé. Sono ricco. Ho tutto il potere di Dente d’Oro, se è necessario, ho un passaporto americano e me ne andrò alle Hawaii. In Giappone c’è una possibilità che batta in astuzia Dunross… no, questo è impossibile, ma forse là potrò dimostrare una volta per tutte che la mia moneta è autentica.

“Il Giappone le andrebbe bene, tai-pan?” ripeté.

“Ho saputo che ha fatto un colpo grosso in Borsa.”

Il giovane sorrise raggiante, colto di sorpresa. “Sì, signore. Ho guadagnato circa 5,5 milioni di dollari USA.”

Dunross fece un fischio. “Niente male, per un paio di settimane di lavoro, Choy il Redditizio. Con il 15 per cento di tasse” aggiunse, candidamente.

Il giovane rabbrividì e cadde nella trappola. “Diavolo, sono cittadino americano, e quindi sono soggetto al fisco degli Stati Uniti.” Esitò. “Ho un paio di idee che… senta, tai-pan, potremmo concludere un accordo che andrebbe bene per lei e per me.”

Dunross vide gli occhi di Paul Choy indurirsi, diventare più circospetti.

“Il mio vecchio si fidava di lei” disse il giovane. “Eravate ‘vecchi amici’. Forse potrei ereditare la qualifica… e meritarla, un giorno.”

“Restituisca la moneta e le accorderò ogni genere di favore.”

“Prima le cose più importanti, tai-pan. Prima accertiamo se la mia moneta è autentica. Va bene il Giappone?”

“No. Qui o niente!” scattò Dunross, decidendo di rischiare.

Paul Choy socchiuse ancora di più le palpebre. All’improvviso decise a sua volta, infilò la mano sotto la camicia, estrasse la moneta e la posò sulla scrivania. “Chiedo un favore in nome di Jin-qua al tai-pan della Nobil Casa.”

Nel silenzio, Dunross fissò la moneta. “Dunque?”

“Primo, voglio lo status di vecchio amico, come Quattro Dita, con tutto ciò che comporta. Secondo: voglio essere nominato membro del consiglio d’amministrazione della Struan per quattro anni, con uno stipendio pari a quello degli altri… per la faccia, acquisterò un blocco di azioni, in Borsa, e porterò la mia partecipazione a 100.000 azioni.” Paul Choy sentì una goccia di sudore cadergli dal mento. “Poi: voglio una joint-venture, in società al 50-50, uno stabilimento farmaceutico insieme alla Struan, capitale 6 milioni di dollari USA… la mia parte la verserò entro trenta giorni.”

Dunross lo fissò, perplesso. “Per far cosa?”

“Il mercato per i prodotti farmaceutici, in tutta l’Asia, è enorme. Potremmo guadagnare parecchio, con la sua esperienza nella produzione e la mia nel marketing. D’accordo?”

“È tutto? Il favore è tutto qui?”

“Altre tre cose. Il…”

“Soltanto tre?” chiese Dunross, in tono gelido.

“Tre. Primo, l’anno prossimo aprirò un’altra Borsa. E…”

“Che cosa farà?” Dunross lo guardò a bocca aperta, sbalordito.

Choy il Redditizio sorrise e si asciugò il volto sudato. “Una Borsa per i cinesi, gestita da cinesi.”

Dunross rise, all’improvviso. “Ne ha di fegato, Choy il Redditizio. Oh, sì. Tra l’altro, non è affatto una cattiva idea. E cosa vorrebbe, per la nuova Borsa?”

“Solo il suo benevolo aiuto di ‘vecchio amico’ per incominciare, per evitare che i pezzi grossi mi blocchino.”

“Per il 50 per cento.”

“A condizioni molto favorevoli. Molto favorevoli, lo garantisco. Poi…” Il giovane si aggrappò alla speranza. “Voglio che lei mi presenti a Lando Mata e gli dica che lei appoggia, per conto del gruppo di mio padre, la mia richiesta di ottenere il monopolio del sindacato dell’oro e del gioco d’azzardo. D’accordo?”

“Ha parlato di tre cose. Qual è l’ultima?”

“Entro tre anni, voglio diventare commissario di gara del Turf Club. Nel frattempo, garantisco che donerò 1 milione di dollari USA a qualunque associazione benefica indicata da lei, sosterrò tutte le cause degne, e giuro, per Dio, che le faciliterò le cose in tutti i modi.” Il giovane si asciugò il sudore. “Ho finito.”

Dunross esitò. “Se la moneta è autentica, accetterò tutto, tranne la parte che riguarda Lando Mata.”

“No. Anche questo rientra nell’accordo.”

“Non ci sto.”

“Non ho chiesto niente d’illegale, niente che lei non possa con…”

“Lando Mata è escluso!”

Il giovane sospirò. Riprese la moneta e la fissò. “Se è escluso allora ritiro la mia richiesta e presento quella di Wu Quattro Dita. È sempre la stessa moneta” disse, preparandosi a giocare l’ultima carta.

“E allora?”

“E allora questo la renderà complice nel traffico di droga, di fucili e di tutto ciò che lei detesta, ma dovrà onorare l’impegno. Mi dispiace, tai-pan, ma non mi va di diventare un antenato.” Paul Choy ributtò la moneta sulla scrivania. “Scelga lei.”

Dunross si sentì improvvisamente turbato. Il favore era stato chiesto con molta abilità. Niente d’illegale, niente di stravagante. Paul Choy se l’era cavata benissimo contro di lui. Troppo bene. Quattro Dita non era un’incognita. Ma costui, questo figlio del diavolo? Non posso correre rischi con le droghe… e lui lo sa.

Per prendere tempo, Dunross si frugò in tasca, estrasse il sacchetto di seta e mise la sua mezza moneta sulla scrivania. L’accostò all’altra. Corrispondevano perfettamente.

Senza rendersene conto, entrambi trassero un profondo sospiro, fissando la moneta ricomposta che li avrebbe legati indissolubilmente. Dunross sapeva che sarebbe stato tempo perso, ma sarebbe andato comunque dallo stimatore. Per un momento tenne nella mano le due mezze monete. Come devo comportarmi con questo giovanotto? si chiese. Ah, ecco una buona idea! Dovrei scaricare il problema su Phillip Chen!

“D’accordo, Choy il Redditizio” disse, mentre lo collocava ai primi posti nel suo elenco personale delle persone sospette. “Concederò il favore che mi ha chiesto, se la sua mezza moneta è autentica… ma lo chiederò, a Lando. Non posso ordinargli nulla. Le sta bene?”

“Grazie, tai-pan. Non se ne pentirà.” Sudato per il sollievo, Choy il Redditizio estrasse dalla tasca un elenco. “Qui ci sono tutti gli stimatori di Hong Kong. Vuol sceglierne uno? Ho… ehm, ho controllato, e sono tutti aperti fino alle sette.”

Dunross sorrise lievemente. “È molto sicuro di sé, Choy il Redditizio.”

“Sto solo cercando di fare il mio gioco, signore.”

Casey uscì dal palazzo della Struan e si avviò verso la Rolls che l’attendeva. Lim le aprì prontamente la portiera. Lei si lasciò cadere sul sedile posteriore. Non provava nulla, non sentiva altro che l’angoscia che la consumava, e da un momento all’altro sarebbe crollata. Non si accorse neppure che Lim si immetteva nel traffico intenso, per dirigersi al traghetto.

Casey stava per piangere. Manca ancora tanto tempo alla partenza, pensò. I bagagli sono pronti, sono già stati mandati all’aereo. Ho lasciato l’albergo e ho pagato i conti, ma resta ancora tanto tempo.

Per un momento pensò di far fermare la macchina e di continuare a piedi, ma sarebbe stato anche peggio: niente privacy, niente protezione, e lei si sentiva malissimo. Eppure devo andare, restare sola. Devo. Oh, Gesù. Linc, povero Linc. “Lim” disse d’impulso, “vada al Peak.”

“Signorina?”

“Mi porti in cima al Peak, al belvedere, per favore” disse lei, sforzandosi disperatamente di usare un tono normale. “Non… non ci sono mai stata. Vorrei vederlo, prima di partire. Per favore.”

“Sì, signorina.”

Casey si appoggiò allo schienale e chiuse gli occhi, mentre le lacrime le scendevano silenziosamente sulle guance.