Un vecchio pacchetto e una cioccolata
DUNCAN
«Duncan, è arrivato».
Sfrego una mano sugli occhi. «Arrivo». Prima di rimettere il telefono in tasca, guardo ancora una volta la foto che Rain mi ha inviato. Sinead. È la cosa più bella che io abbia mai fatto. E per questo merita il meglio dalla vita. Merita una famiglia, un padre che si prenda cura di lei nel modo giusto, un modo che io ancora non conosco e forse non conoscerò mai. Rivoli trasparenti scendono sui vetri della finestra. Mi avvicino, la apro e lascio che la pioggia mi accarezzi. L’odore dei fiori che io e gli altri ragazzi abbiamo piantato nel giardino si mischia a quello dei colori a olio che riempie la mia stanza. Respiro forte, poi richiudo.
Attraverso il corridoio, supero il distributore del caffè, entro nella sala dove per un anno ho preso parte alla terapia di gruppo come paziente e che da qualche mese è diventata il mio nuovo punto di partenza.
Dentro ci trovo Ned con una cartella in mano. «È molto giovane» mi spiega, «madre alcolista, padre ignoto, compagni della madre violenti, ha cominciato sniffando la colla, poi si è unito a un gruppo di ragazzi più grandi che lo hanno iniziato all’eroina. Rischia il carcere minorile per furto. Se non riusciamo ad aiutarlo, va dentro».
«Quanti anni ha?»
«Dodici».
«Ti dispiace se…» Sfilo il pacchetto di sigarette, lui fa un cenno di assenso.
«Un giorno me lo dirai dove hai preso quel vecchio pacchetto di Lucky Strikes?»
Sorrido con la sigaretta tra le labbra. La accendo, aspiro una boccata. «Dalla spazzatura, come tutte le cose migliori».
Madison entra nella sala, annunciata dal rumore dei suoi tacchi. Accanto a lei, leggermente più indietro, un ragazzino biondo infagottato in una felpa e un paio di jeans oversize. Tiene la testa bassa, si morde una nocca. «Lui è Ian» ci spiega Madison. «Loro sono Ned e Duncan, ti aiuteranno in questi mesi».
Ned allunga una mano, Ian continua a mordersi le nocche, un piede che sfrega contro le mattonelle. Solleva la testa, fissa la mia sigaretta. Prendo il pacchetto e glielo porgo. Esita, ma poi ne sfila una e se la infila in bocca. Gliela accendo. «Strano pacchetto» dice. La voce strascica un forte accento Cockney.
«Sai, anche se può sembrare uno da caccia alla volpe [7] , di Ned ti puoi fidare».
Ian mi sorride. «E alla sua amica piace Hampton?»
Ridacchio. «Non lo so, ma ne parleremo quando avremo raggiunto le scale. Ti piace la cioccolata?»
Ian annuisce, Ned e Madison ci guardano in silenzio. «Vieni, te ne preparo una. Come te la cavi con il disegno?»