1

Di questi sonetti che dai titoli sembrano toccare temi religiosi ed erotici (in una commistione maledetta, ispirata da Baudelaire) si può leggere La Prostitution in Bernard 1988, p. 23.

2

«Sotto i duomi dormienti degli alberi giganteschi».

3

«Perché la speranza nel mio seno ha versato la sua nevrosi».

4

L’inconsueto numero dei sensi richiama la psicologia di van Gogh, propenso ad accettare la presenza di un “sesto senso” intuitivo o premonitorio, accanto ai cinque legati agli organi percettivi (vista, olfatto, gusto, tatto, odorato).

5

«L’inverno, non aver né soldo né fiori».

6

Disprezzo.

7

Angolo di cappella.

8

Disegno di Albert Dürer. Albert [Albrecht] Dürer (1471-1528) è il maestro del Rinascimento tedesco, di cui van Gogh conosceva il trattato sulle proporzioni e apprezzava in particolare l’attività di incisore (cita la Melancholia e più volte l’acquaforte de Il cavaliere, la morte e il diavolo).

9

«Venuti dalle pianure azzurre / pallidi per la lunghezza delle leghe».

10

Lucas Cranach (1472-1553). È la prima volta che questo autore tedesco viene nominato nel carteggio di van Gogh, che si riferirà ancora a lui come ritrattista di Lutero in B 8.

11

Jan van Eyck (1390-1441), il maggior pittore della nuova pittura fiamminga postgotica, conosciutissimo per la perfezione analitica dei particolari e la straordinaria luminosità dei colori. Van Gogh citava nel novembre 1885, fra le opere che lo avevano colpito nella visita al Museo d’arte antica di Anversa, la S. Barbara, mentre da Londra non sembra aver lasciato traccia lo straordinario Ritratto dei coniugi Arnolfini della National Gallery.

12

Il verso «contorto sulla sua croce in spirale» ricorda i Cristi tormentati di Mathis Grünewald (ca. 1480-1528). Su questo pittore tedesco il poeta belga Émile Verhaeren aveva da poco pubblicato due articoli di riscoperta (En voyage. Les gothiques allemands sulla rivista belga «L’Art moderne», 15 agosto 1886 – dove analizzava la Crocifissione allora a Cassel – e Les gothiques allemands nella parigina «La Vogue» nel settembre-ottobre dello stesso anno).

13

Van Gogh schizza la composizione, accompagnata dall’indicazione dei colori del Frutteto in fiore F406 / JH1399 di collezione privata svizzera. Dalla lettera a Theo 478 sappiamo che il quadro era stato appositamente elaborato (è anche firmato) per il 1° maggio, data del compleanno del fratello.

14

Cfr. B 3 nota 2 e anche Van Gogh 1990a, pp. 104-118.

15

La dizione di «intero» per il colore si riferisce a un colore indiviso, non spezzato (nei complementari) e quindi riferito come qui a un azzurro, rosso, giallo brillanti, tinte vistose e più volgari dell’abbigliamento in voga nelle case di tolleranza di Parigi.

16

È il termine inglese reso famoso da Charles Baudelaire (1821-1867) in Les Fleurs du mal (1857) per indicare lo stato d’animo malinconico e introspettivo del poeta nella città contemporanea. Le quattro poesie intitolate Spleen sono ambientate in un grigio e piovoso contesto invernale, a cui van Gogh contrappone il sole e la vita del Midi.

17

Tartarin de Tarascon, pubblicato nel 1872, il romanzo più noto del provenzale Alphonse Daudet (1840-1897), è una lettura fatta da van Gogh prima di recarsi ad Arles, e forse decisiva per quella scelta. Nella città natale del cacciatore sbruffone, protagonista di picaresche avventure in Africa, Vincent rilegge il romanzo e il suo seguito Tartarin sur les Alpes, felicemente colpito dall’immediatezza della prosa e dei tipi dello scrittore.

18

All’arrivo ad Arles Vincent aveva preso alloggio all’albergo Carrel, al 30 di rue Cavalerie, entro la cinta delle mura, dove la pensione gli costava 5 franchi al giorno (poi ridotti a 4 cfr. B 2). Ben presto moroso, ai primi di maggio sarà costretto a saldare il conto per riavere i propri bagagli.

19

L’abbreviazione t.à t. («tutto tuo») è una formula stenografica di saluto, ripetitiva, che non si è ritenuto opportuno tradurre.